Delvecchio: "Nesta mi diceva che ero diventato famoso grazie a lui. Euro 2000 perfetta fino agli ultimi 20 secondi"

07 Giugno 2026 - 19:11
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I ricordi dell'attaccante molto legato a Francesco Totti e Carlo Mazzone

Marco Delvecchio, ex attaccante di Roma e Nazionale italiana tra le altre, ha parlato a La Gazzetta dello Sport tuffandosi nei suoi ricordi, partendo da quello che lo ha visto nascondere all'ex moglie di essere un calciatore:

“No, non era vergogna. È vero, lo avevo nascosto alla mia ex moglie, ma perché non volevo che si avvicinasse a me solo perché ero un giocatore di Serie A.... dovevo capire se ci fosse altro”.

L'INTER E LO SCAMBIO CON BRANCA

"Mi avevano lanciato in Serie A e con Moratti mi sono sempre trovato benissimo. Due mesi prima di cedermi mi aveva detto che sarei diventato una bandiera dell’Inter. Poi arrivò lo scambio con Branca e finii alla Roma. Oggi posso solo ringraziare quella scelta”.

MAZZONE

“Mazzone era un uomo spettacolare. Appena arrivato mi disse: ‘Davanti abbiamo due fenomeni, Balbo e Fonseca, e poi dietro c’è un ragazzino fortissimo che vuole giocare titolare. Tu ti ritaglierai il tuo spazio’. Quel ragazzino era Francesco (Totti, ndr). Io pensai: ‘E allora che sono venuto a fare?’. Poi le cose andarono diversamente. Era un uomo forte, deciso, ma anche pieno di ironia. Ricordo l’ultima partita con lui, contro l’Inter. Entrò nello spogliatoio e disse: 'Ragazzi, non avremo vinto nulla, però quanto ci siamo divertiti?'. Quello era Carlo”.

LA RIVALITA' CON NESTA

“Alessandro era un difensore molto corretto e questo mi avvantaggiava. Eravamo anche simili fisicamente, nel modo di correre. Forse per quello riuscivo a metterlo in difficoltà, fino a farlo scivolare. Quando ci incontravamo in Nazionale lo prendevo spesso in giro, ma lui mi rispondeva: ‘Tu sei diventato famoso grazie a me’”.

IL RICORDO DA CAMBIARE

“A Euro 2000. Rifarei quella finale contro la Francia identica, cambiando soltanto gli ultimi venti secondi. Segnare in una finale europea con la Nazionale è stato straordinario. Prendere quel gol di Wiltord al 93’, invece, è stato uno dei dolori più grandi della mia carriera (si andrà poi ai supplementari col golden gol di Trezeguet, ndr). Secondo solo all’addio alla Roma”.

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