Dipendenti non formati e dubbi sulla governance: perché gli investimenti in AI non sempe generano valore

29 Giugno 2026 - 20:19
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Dipendenti non formati e dubbi sulla governance: perché gli investimenti in AI non sempe generano valore

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Dipendenti non formati e dubbi sulla governance: perché gli investimenti in AI non sempe generano valore



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Il People Readiness Report di Kyndryl rivela che solo il 23% dei manager ritiene il personale pronto all’adozione dell’AI. Nonostante l’integrazione nei processi sia salita al 57%, appena l’11% delle aziende centra gli obiettivi: a frenare i risultati di investimenti globali da 2,5 trilioni sono il deficit di competenze e la mancanza di governance.

Pubblicato il 29 giu 2026



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A fronte di investimenti miliardari e di una spesa globale per l’intelligenza artificiale proiettata a raggiungere i 2,52 trilioni di dollari, le aziende di tutto il mondo si scontrano con un drastico calo della preparazione del proprio personale: è quanto emerge dalla nuova edizione del “People Readiness Report”, uno studio globale condotto su 1.100 C-Level business e IT in otto Paesi.

Il report evidenzia che solo il 23% dei C-level ritiene che la propria forza lavoro sia pienamente pronta ad adottare l’AI, registrando una flessione di sei punti percentuali rispetto allo scorso anno.

Lo studio globale, condotto su 1.100 leader aziendali e IT in otto Paesi, evidenzia un paradosso: se da un lato l’integrazione dell’AI nei processi chiave è balzata dal 35% al 57% in dodici mesi, dall’altro solo l’11% delle organizzazioni dichiara di aver raggiunto gli obiettivi prefissati, svelando un divario sempre più ampio tra le aspettative di business e i risultati concreti.

Un divario destinato ad acuirsi con l’imminente arrivo degli agenti di AI autonomi: l’81% delle imprese prevede che questi sistemi assumeranno decisioni ad alto impatto sul business già entro il prossimo anno, ma solo il 25% dichiara di avere piena fiducia negli strumenti che operano senza supervisione umana.

Non a caso, il 79% dei manager è convinto che l’evoluzione tecnologica procederà molto più rapidamente della capacità delle aziende di adeguare personale, modelli operativi e normative interne.

Dai “Pacesetters” le pratiche per guidare l’adozione dell’AI

All’interno dello scenario globale, il report individua una ristretta élite di organizzazioni virtuose, battezzate “Pacesetters”, che rappresentano appena il 9% del campione.

Sono queste le realtà che riescono a ottenere risultati nettamente superiori grazie alla combinazione di tre fattori: la riconfigurazione dei ruoli, solidi programmi di gestione del cambiamento (change management) e una governance rigorosa.

Chi adotta questa strategia registra una probabilità 1,5 volte superiore di incrementare i ricavi legati all’AI e una probabilità 1,6 volte maggiore di accelerare l’innovazione di prodotti e servizi.

“I dati dimostrano che le organizzazioni che investono nelle persone, ripensando ruoli e attività, promuovendo aggiornamento e riqualificazione e accompagnando i dipendenti nel cambiamento, ottengono risultati positivi significativamente più elevati“, commenta Kim Basile, CIO di Kyndryl.

“Quando le persone comprendono il proprio ruolo all’interno di questo nuovo modello operativo, fiducia e performance crescono di pari passo”, aggiunge Mark Paulek, Chief Human Resources Officer della società.

Le priorità dei manager: riprogettazione dei ruoli e il nodo delle competenze

Per tentare di colmare il deficit di preparazione, le aziende stanno attivando diverse leve organizzative. Il 61% delle imprese ha già iniziato a ridefinire le mansioni interne in ottica futura, mentre il 24% sta creando posizioni professionali interamente dedicate alla gestione dell’intelligenza artificiale.

La sfida principale rimane però legata al reperimento dei talenti: il 52% dei C-level segnala una crescente dificuldade nel trovare professionisti dotati di competenze adeguate, a fronte di appena un terzo delle organizzazioni che ha pienamente implementato programmi di formazione per favorire una collaborazione efficace tra personale e algoritmi.

In questo contesto, la definizione di un quadro normativo interno solido diventa un fattore abilitante anche per la produttività.

Attualmente solo il 33% delle aziende dispone di policy chiare sulle decisioni da poter affidare all’AI e appena il 27% utilizza registri di monitoraggio dei sistemi.

Eppure, conclude lo studio, una governance trasparente si traduce in una maggiore fiducia da parte dei dipendenti, l’elemento chiave per sbloccare il valore trasformativo degli investimenti tecnologici.

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