Domenica 5 luglio al Castello di Monastero Bormida ad Asti all’interno del prestigioso Festival Rete Teatri si terrà la prima nazionale dello spettacolo Ero, L’ultima Luce di Alessandro Pertosa, con Melania Fiore per la regia di Graziano Piazza
Domenica 5 luglio 2026 al Castello di Monastero Bormida (Asti) all’interno del Festival Rete Teatri- Direzione Artistica Paolo La Farina, va in scena “Ero, L’ultima luce”, opera scritta dal drammaturgo Alessandro Pertosa ispirata allo storico mito greco di Ero e Leandro, è un monologo che si fa invocazione, preghiera, rito. È la confessione estrema di una donna che ha fatto dell’amore il proprio destino, anche a costo della propria identità, della propria fede, della propria vita. È un testo che interroga la fede amorosa come atto radicale, come scelta che resiste anche quando tutto intorno frana. E’ nell’impossibilità e nell’assenza che l’amore rivela tutta la sua grandezza. L’amore di Ero e Leandro non è «giusto», non è «buono», non è «utile». È semplicemente vero. E forse è proprio questo che fa paura. Che commuove. Che resta incistato nelle pieghe più profonde della nostra anima.
Ero. L’ultima luce è un inno alla durata, all’attesa, alla resistenza del sentimento oltre la presenza, oltre il tempo, oltre il corpo. In un mondo che tende a considerare l’amore come consumo, come evento che si esaurisce nella reciprocità immediata, Ero ci ricorda che amare è anche – e forse soprattutto – un atto solitario, un sacrificio muto, un’offerta senza garanzie. Ero non è solo una donna che ama: è una donna che si fa amore, che si consuma nel desiderare, nel custodire, nel credere. Anche quando tutto sembra crollare. Questa tragedia nasce anche da un’urgenza: interrogare la natura del sentimento amoroso in un’epoca come questa, così disincantata, così rapida, così impaziente. Autore di quest’opera è Alessandro Pertosa, poeta, scrittore, drammaturgo, filosofo e saggista italiano. Insegna Filosofia all’ISSR, Istituto Superiore di Scienze Religiose delle Marche e ha all’attivo numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative. La sua ricerca si concentra sulla critica del modello economico neoliberista, sull’ecologia profonda e sull’umanesimo radicale. Accanto all’attività accademica, Pertosa cura un’intensa produzione teatrale. Le sue opere, rappresentate in festival e teatri nazionali ed europei, fondono riflessione filosofica, ricerca poetica e potenza del linguaggio drammatico. Nei suoi testi affronta spesso i grandi dilemmi dell’esistenza contemporanea, il rapporto tra uomo e natura e i paradossi della società dei consumi. Scrive inoltre per diverse riviste culturali ed è ideatore di progetti artistici volti a diffondere il pensiero critico attraverso le arti performative.
Ad interpretare Ero sarà Melania Fiore, attrice dall’indiscusso talento e solida formazione artistica: dalla danza classica al teatro, dagli studi di pianoforte al canto con Maestri del Conservatorio di Santa Cecilia vincitrice di numerosi premi e riconoscimenti teatrali, drammaturga, pianista, insegnante di dizione, recitazione e storia del teatro in varie scuole e accademie. Laureata con lode in letteratura teatrale al DAMS (Lettere con indirizzo Spettacolo), dal lavoro decennale con il Maestro Mario Scaccia alla prestigiosa collaborazione con Paolo Sorrentino, Melania Fiore ha lunga esperienza nel Teatro classico e di prosa, che specie l’ha vista protagonista su palcoscenici importanti al fianco di artisti di grande levatura come Mario Scaccia, Enzo Garinei, Giuseppe Manfridi, Enrico Bernard, Giuseppe Pambieri e molti altri.
A dirigerla sarà Graziano Germano Piazza, attore, regista teatrale e scultore italiano con oltre quarant’anni di carriera ai massimi livelli della scena nazionale e internazionale. Formatesi fin dal 1983 sotto la guida di maestri come Vittorio Gassmann, ha interpretato ruoli da protagonista per i più grandi registi del teatro contemporaneo, tra cui Luca Ronconi, Peter Stein, Benno Besson, Anatolij Vassil’ev e Robert Carsen. Acclamato interprete di ruoli iconici nei più prestigiosi teatri di pietra e stabili (tra cui spicca il successo come Tiresia nell’Edipo Re al Teatro Greco di Siracusa, che gli è valso il Premio Flaiano e il Premio Le Maschere del Teatro), affianca da sempre alla recitazione un’intensa attività registica e pedagogica. È stato il direttore del Teatro Stabile di Catania e parallelamente alle arti sceniche, porta avanti una solida e apprezzata ricerca espressiva come scultore, fondendo la materia plastica con la visione poetica e metafisica del suo percorso artistico.
Note di regia di Graziano Piazza
Nello svolgersi poetico di “ERO, L’ULTIMA LUCE” si coglie lo iato tra le due sponde dell’Ellesponto; si avverte la distanza tra i confini della terra che si allontanano, insieme al tempo che passa inesorabile, consegnandoci alla “notte oscura” dell’amore.
Ero e Leandro sono i due elettrodi di un sistema di energia che declina l’amore in tutte le sue più sottili pieghe del sentire. Ero, sacerdotessa di Afrodite, rimasta sola, vive la vertigine dell’attesa, con la fiammella in mano a indicare la direzione all’amato, disperso nelle acque dall’altra parte del mondo.
Gli elementi naturali — il mare, il vento, l’aria — diventano i veicoli predestinati ad accogliere la triste attesa, nel fuoco flebile di una fiammella: piccolo faro nella notte, ma al tempo stesso strenuo avamposto della gioia notturna dei sensi. Nella notte tutto si fa più intimo, tutto acquista dimensioni che travalicano la realtà e, con ostinazione, rivendicano il sogno, l’eternarsi del sogno, la fede nell’amore che non vuole essere illusione, ma certezza.
È il cuore che parla. Esso non ha due orecchie come la testa, ma uno solo: quelle della testa ascoltano il dubbio, la paura, l’assenza; quello del cuore conosce soltanto la certezza. Ero lo sa.
Testimone della propria leggenda, Ero compie tutti i rituali necessari a perpetuare questo sogno. Parla per incidere, con la sua lingua d’amore, gli elementi; per lasciare un segno della sua certezza, componendo con la sua fiamma un vero e proprio mosaico di tessere luminose per tutti coloro che, almeno una volta, hanno amato.
Il coraggio dell’amore è oggi, e sempre, la rivoluzione che ci attende. Ero lo sa. La sua fiamma ci indica la via: dobbiamo solo seguirla.
“ERO, L’ULTIMA LUCE” nasce dal desiderio profondo di restituire voce e centralità a una figura troppo spesso lasciata nell’ombra e che affascina per la sua capacità di tenere insieme tensioni opposte: è sacerdotessa e amante, vergine e trasgressiva, fedele al culto ma ribelle all’ordine. Vive in una sospensione che è insieme spirituale e carnale. La sua è una voce che nasce dal cuore dell’attesa, dal battito instabile del desiderio. Ho sentito il bisogno di farla parlare, di darle spazio, respiro, carne, vertigine. In lei si incarnano tutte le forme dell’amore assoluto: quello che si compie nella rinuncia, nella promessa, nella fedeltà senza garanzie. Ho cercato una lingua che fosse lirica ma concreta, viscerale e sacra, sensuale e vertiginosa. Una lingua in cui Ero potesse essere, finalmente, non solo oggetto del mito ma sua protagonista. Ho cercato il corpo della parola. La fiamma della voce. Il respiro della perdita”, dichiara l’autore Alessandro Pertosa.
“!”Ero è una grande sfida come attrice, perché richiede di attingere a registri opposti: dalla forza titanica della passione alla fragilità assoluta della perdita, esplorando una partitura emotiva totale. L’essere fanciulla innocente, sacerdotessa dedita al culto di Afrodite con rigide regole da rispettare e al contempo donna sensuale e luminosa, piena di un ardore poetico e violento che rompe tutti gli argini come il mare stesso, con la sua veemenza e la sua imprevedibilità. Quando ho letto quest’opera la prima volta sono rimasta affascinata e conturbata da questo personaggio, che conoscevo solo in rapporto a Leandro, e di come la forza dell’amore fosse amplificata dall’assenza piuttosto che dalla presenza dell’amato. Ero desidera Leandro che non arriva- e de-sidera vuol dire proprio “mancanza di stelle”.
“IO SONO QUI. SONO SEMPRE QUI” dice Ero. L’amore in fondo non è che questo: una luce che non vuole spegnersi”, conclude Melania Fiore.
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