"Dopo 20 anni possiamo vincere". Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli “uniti” sul palco di Avs. I problemi sotto la foto
“Ci mancavano solo Renzi e Onorato”, allarga le braccia un dirigente di Avs. Altro giro, altra foto. Nuove prove di unità. Si parte ed Elly Schlein suona la carica: “Dopo 20 anni possiamo vincere”. Sul palco di Alleanza verdi sinistra, a Roma, tornano insieme i leader del campo largo. “Prima le idee” è il titolo che i pontieri del centro sinistra Bonelli&Fratoianni hanno dato all’iniziativa, forse per esorcizzare le polemiche e le primarie. Sono loro a fare gli onori di casa e a dire per primi, in coro che “l’alternativa c’è, siamo pronti”. E’ il mantra che più tardi ripeteranno anche gli altri leader, Schlein e Guseppe Conte, che è l’ultimo ad arrivare. All’ingresso della festa rossoverde magliette “Tax the rich” e ventagli con su scritto “maledetti climafreghisti”. Si beve Gaza cola e d’altra parte la Palestina è stato un collante per il campo largo e continuerà a esserlo (oggi le forze di opposizione saranno in piazza contro il ddl antisemitismo, con Amnesty e la società civile, l’Anpi. Hanno aderito anche i contestatori di Napoli, Potere al Popolo).
Angelo Bonelli annuncia una proposta di legge sull’energia per abbattere i costi, che sarà sottoscritta da tutte le opposizioni. E’ la risposta alla prospettiva nucleare della maggioranza. La platea è gremita, c’è anche Nichi Vendola – che sta scrivendo un nuovo libro – e Giuliana Sgrena. Mentre chiudiamo questo pezzo il comizio è appena iniziato. A moderare gli interventi c’è la giornalista Daniela Preziosi. Si parte proprio da Israele, dal genocidio, i leader si appellano al diritto internazionale. “Tra le prime cose che faremo se vinceremo le elezioni c’è il riconoscimento dello stato di Palestina”, dice Schlein che se la prende con i coloni israeliani. Si ricorda Fabio Mussi, il dirigente comunista e dirigente di Avs morto pochi giorni fa. Poi gli attacchi a Meloni. Il rischio nero di AfD, che in Italia si chiama Vanacci. A turno tutti ripetono dal palco, come sempre, che “non si parte da zero”, che sul programma molto è stato fatto. Fratoianni si sbilancia e dice che “dopo il 20 settembre, dopo Nova, dobbiamo partire”. E sarà più facile di quanto raccontano i giornali. Bonelli rilancia: “Sbrigamose”.
Ma a tenere banco, che ne dicano i protagonisti, è sempre la questione della leadership. Trame e contro trame. Conte lo ha detto chiaramente, ai gazebo non ci sono alternative. O forse sì? L’esegesi che ne fa chi è più vicino al leader M5s suona così: “Sia Schlein a fare per prima un passo indietro e forse se ne può parlarle”. Ovvero si può cercare un altro nome, ma di certo non sarà l’ex premier a fare la prima mossa in questo senso. E’ complicato. Nel frattempo la battaglia, anche quella per i gazebo, si sposta al centro, ognuno con il suo. Renzi contro Onorato. Il primo, lo ha detto, sta con Schlein, il secondo preferisce Conte. C’è di mezzo anche Goffredo Bettini che oggi alla Garbatella proprio con l’ex premier presenta Rinascita al Visionaria urban fest. Ma da ieri c’è una novità, un sondaggio firmato Noto in base al quale la leader dem vincerebbe le primarie, è davanti al primo, ma anche al secondo turno, prendendosi la gran parte dei voti di Avs. Molti dei sondaggi precedenti raccontavano l’ex premier in vantaggio. “Io credo che la candidatura naturale debba essere quella del leader del primo partito della coalizione”, dice al Foglio Marco Sarracino, dal correntone Montepulciano. (A proposito, l’iniziativa di inizio ottobre sarà confermata nei prossimi giorni, ma c’è qualche problema organizzativo. E la Leopolda renziana negli stessi giorni). “Uno dei grandi meriti di Elly Schlein – continua Sarracino – è quello di aver costruito una coalizione competitiva a differenza del 2022, dove divisi abbiamo consegnato il paese alla destra. Se qualcuno dei nostri alleati mette in discussione questo criterio e chiede le primarie, allora penso che in nome della tenuta della coalizione i gazebo possono essere una soluzione utile per definire la leadership che sfiderà Meloni”. E’ questo il prezzo dell’unità. Anche se restano, se non proprio i veti, qualche veleno. Conte lo ha detto alla Stampa, “Renzi ci fa perdere voti”. Ancora Sarracino prova a mettere una toppa. Invita a guardare al grande obiettivo, a Palazzo Chigi. I veti su Renzi? “Sono sbagliati e antistorici. Lo dice uno che non ha mai votato il leader di Iv”. E sarà pure così ma il capo M5s non è il solo a pensarla così. “Non c’è dubbio che c’è una parte rilevante dell’elettorato che ricorda la stagione di Renzi”, ammette Fratoianni. E dopo, quando dal palco si cita il leader di Iv si alza qualche mugugno. Il lavoro nel campo largo va avanti, ma la strada è ancora lunga. E forse complicata.
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