Dopo il pestaggio a Porto Ceresio la fuga in treno e l’arresto a Varese

28 Maggio 2026 - 14:16
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Dopo il pestaggio a Porto Ceresio la fuga in treno e l’arresto a Varese
polizia stazione nord varese

Ha avuto un epilogo finito in tribunale il caos seminato nella serata di ieri, mercoledì 29 maggio, a Porto Ceresio, dove alcuni giovanissimi avrebbero aggredito diverse persone durante un parapiglia nel quale, oltre al ferimento di un uomo di 44 anni, sarebbe stata rubata anche una bicicletta.

Uno dei partecipanti alla spedizione sul Ceresio è stato arrestato poco prima della mezzanotte di mercoledì alla stazione ferroviaria dello Stato di Varese. Ad attendere il gruppetto di ragazzi, visti salire su un treno diretto verso il capoluogo, c’erano pattuglie di polizia e carabinieri.

Secondo quanto ricostruito, alla vista delle divise uno dei tre giovani, probabilmente in stato di alterazione, avrebbe dato in escandescenze, aggredendo agenti e militari nel tentativo di sottrarsi al controllo.

Si tratta di un ragazzo classe 2005, nato a Legnano, residente a Cardano al Campo e domiciliato a Casorate Sempione, arrestato con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate, poiché commesse nei confronti di pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni.

Davanti al giudice il giovane ha respinto le accuse sostenendo di non aver avuto responsabilità dirette nei fatti contestati. “Stavo litigando con qualcuno, poi sono arrivati polizia e carabinieri, ma non ho fatto niente”, ha dichiarato in aula.

Secondo il pubblico ministero Davide Toscani, il giovane era arrivato alla stazione di Varese dopo essere stato segnalato come autore del furto della bicicletta avvenuto poco prima a Porto Ceresio. Gli investigatori ritengono che fosse sotto l’effetto di alcol o sostanze stupefacenti. Durante le fasi del controllo avrebbe insultato e minacciato le forze dell’ordine, pronunciando frasi pesanti contro gli operatori intervenuti. I carabinieri avrebbero faticato a contenerlo mentre tentava ripetutamente di divincolarsi, danneggiando anche l’auto di servizio. Addosso gli sarebbe stato trovato anche dell’hashish.

Il pm ha chiesto la convalida dell’arresto evidenziando i precedenti del giovane: due condanne per resistenza a pubblico ufficiale, oltre ad altri precedenti per furto e lesioni personali. Per l’accusa il rischio di reiterazione del reato sarebbe “altissimo”, motivo per cui è stata avanzata la richiesta degli arresti domiciliari.

Il difensore, l’avvocato Milena Ruffini, ha invece sostenuto che il ragazzo starebbe affrontando un percorso di disintossicazione e che le lesioni riportate dai carabinieri sarebbero state causate accidentalmente durante la concitazione del momento. La legale ha definito la condotta del proprio assistito “non legittima e non accettabile”, chiedendo però che non venga applicata alcuna misura cautelare, o in subordine il solo obbligo di firma.

Il giudice Stefania Brusa ha convalidato l’arresto e disposto gli arresti domiciliari dell’imputato nell’abitazione del padre.

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