Duomo di Monza: risplendono i Quadroni barocchi

04 Settembre 2026 - 11:35
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Duomo di Monza: risplendono i Quadroni barocchi
Fondazione della basilica monzese (Ricci, 1697) - Foto Museo Duomo Monza, Piero PozziFondazione della basilica monzese (Ricci, 1697) - Foto Museo Duomo Monza, Piero Pozzi

Il Duomo di Monza continua a custodire e a valorizzare i suoi tesori. Anche quelli, forse, meno noti al grande pubblico, ma di assoluto valore storico e artistico. Come i Quadroni, ad esempio, che da oltre tre secoli campeggiano sopra le arcate della navata centrale della basilica di San Giovanni, ma che proprio oggi tornano a essere valorizzati e meglio conosciuti, per merito di una nuova campagna di restauro e di pulitura, che ne ha fatto ritrovare la bellezza e i colori originali.

L’intervento è stato realizzato grazie al fondo «Fondazione per il Duomo di Monza», nato l’anno scorso nell’ambito della «Fondazione della Comunità di Monza e Brianza», che conta oltre novanta programmi per la tutela, la cura e la promozione del patrimonio culturale brianzolo: un consolidato e benemerito ecosistema filantropico, i cui obiettivi, in particolare per la basilica monzese, verranno presentati ufficialmente il prossimo 30 settembre.

Come dice il nome, i Quadroni sono delle grandi tele – dieci in tutto – realizzate negli ultimissimi anni del Seicento e agli inizi del Settecento per illustrare le origini e la storia della basilica di San Giovanni, con particolare attenzione alla sua fondatrice Teodolinda e al suo cimelio più celebre e prezioso: la Corona ferrea.

Un’impresa che si colloca nell’ampia stagione della rivisitazione barocca del Duomo di Monza, e che prende ispirazione da quel ciclo di dipinti del Duomo di Milano che racconta la vita e i miracoli di san Carlo Borromeo, che aveva costituito un modello di riferimento in terra ambrosiana (e non solo).

Il telero che dovette inaugurare il ciclo monzese, tuttavia, quello che ha per soggetto la fondazione della basilica, porta una firma che è non lombarda e che è particolarmente illustre: quella di Sebastiano Ricci. Il pittore veneziano, infatti, tra il 1694 e il 1696 aveva soggiornato a Milano, dove aveva realizzato gli splendidi affreschi della cupola dell’ossario di San Bernardino alle Ossa.

Anche il milanese Filippo Abbiati, del resto, era in quegli anni sulla cresta dell’onda, osannato dai contemporanei come «principe dei pittori». Ben quattro delle dieci tele del Duomo di Monza si devono alla sua mano, con soggetti, come si diceva, strettamente collegati con le vicende, leggendarie e storiche, del Duomo di Monza. Abbiati vi lavora a più riprese, tra il 1696 e il 1698, subito dopo aver eseguito i grandiosi affreschi nella cupola di Sant’Alessandro a Milano.

Purtroppo la stessa qualità non è mantenuta negli altri quadroni, dove si avvicendano le figure di papi, imperatori e santi, sempre in relazione alla Chiesa monzese. Alcuni sono attribuiti a Francesco Bianchi e Antonio Maria Ruggeri, già sodali nel Duomo di Milano, che, secondo un giudizio dell’epoca, «dipingevano ambedue di concordia e si ripartivano fra loro il denaro, la lode e il biasimo». La qual cosa, tuttavia, già ce li rende simpatici.

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