Se assicurare l’attraversamento del Mar Rosso costa il doppio, il prezzo della guerra ricade sulle merci

Il complesso mondo delle assicurazioni marittime, da argomento di nicchia è diventato d’un tratto di grande attualità e ci riguarda tutti da vicino, dopo che la guerra in corso in Medio Oriente è finita per bloccare alcune delle principali vie commerciali che trasportano merci – soprattutto combustibili fossili – in tutto il mondo.
Le assicurazioni marittime storicamente hanno operato, sempre in modo discreto, in un contesto marittimistico che ha garantito l’armamento internazionale a sostenere i costi dei danni provocati da una tempesta, oppure sinistri marittimo quali incagli, collisioni, affondamenti di navi, etc. Le relative spese sono state sempre largamente coperte dalle assicurazioni, garantendo in tal modo la prosecuzione dei traffici marittimi e della navigazione più in generale. Tuttavia, i conflitti apertisi e combattuti attualmente in diverse parti del pianeta – facendo aumentare giornalmente tensioni geopolitiche, attacchi mirati con droni e missili imprevisti ed imprevedibili – hanno trasformato pesantemente il modo dei traffici marittimi (lo shipping) e, conseguenzialmente, i costi delle assicurazioni marittime sono schizzati in alto, costituendo un sovrappeso aziendale in termini economici sempre più rilevante.
Apprendiamo giornalmente dalle cronache che ci proiettano nei teatri di guerra come il passaggio dal Mar Rosso, dallo Stretto di Hormuz, dal Golfo di Aden e anche dal Mar Nero, comporti un rischio militare sempre più elevato e che come logica conseguenza si ripercuote sui costi della copertura assicurativa delle navi commerciali; insomma, la clausola “danni causati da eventi bellici” diventa, sempre più, la variabile dominante che stabilisce se un trasporto di merci via mare sia economicamente sostenibile o no.
Le conseguenze di questo fenomeno si stanno riversando già sulle filiere delle catene d’approvvigionamento globali, cosa che ancora purtroppo non viene adeguatamente percepita nella sua gravità dalla maggior parte dell’opinione pubblica; dopotutto, l'assicurazione marittima costituisce un'infrastruttura invisibile e impalpabile, in quanto lavora su modelli di calcolo e di rischio back-office, fino a quando, improvvisamente, smetterà di funzionare.
Quando gli underwriter si rifiutano di coprire una determinata rotta, oppure un preventivo che determina un prezzo per un singolo viaggio eccessivamente caro (fuori dal il mercato), si avrà un effetto assai vicino a quello causato da un blocco navale di fatto: le navi non potranno partire e le merci non arriveranno a destinazione.
L'illustrazione più aderente a questa realtà si configura nella situazione oggi esistente nel Mar Rosso, ed è dovuta all'escalation degli attacchi del movimento Houthi yemenita (Ansar Allah), che si ripercuote sulla navigazione marittima in tutta la regione, con i premi per assicurare le merci trasportate sulle rotte che attraversano il Mar Rosso meridionale, passando dallo Stretto di Bab el-Mandeb, praticamente raddoppiati.
Quella era prima considerata quasi come un’aggiunta marginale, l’assicurazione, è diventata invece un fattore decisivo per qualsiasi operatore commerciale. Molti analisti del settore assicurativo hanno calcolato che solo le variazioni delle tariffe assicurative dovute “al rischio di guerra” comportano centinaia di migliaia di dollari in costi aggiuntivi per ogni singolo trasporto.
Appare in tutta evidenza come la posta strategica in gioco sia enorme: la chiusura completa dello Stretto di Bab-el-Mandeb comporterebbe il fermo delle esportazioni di petrolio saudita verso i mercati dell'Asia e rimuoverebbe circa il 7% dell'offerta globale di petrolio dal mercato; l’Aramco, il più grande esportatore di petrolio saudita al mondo, già ne sta pagando le pesanti conseguenze.
Se il Mar Rosso, come stiamo vedendo, mette in evidenza quanto rapidamente i premi di rischio assicurativo possano raddoppiare, lo Stretto di Hormuz dimostra ancora qualcosa di più allarmante poiché circa il 20% delle forniture petrolifere mondiali passava – in condizioni normali – da lì, adesso non più; dunque, quello che è stato per molto tempo considerato il “corridoio energetico offshore strategicamente più importante” con l’aumento dei premi assicurativi è diventato non solo il più rischioso per gli eventi bellici che vi si svolgono, ma anche il più caro del pianeta per gli effetti dovuti all’aumento esponenziale delle polizze assicurative.
Nel mentre, l’Imo (Organizzazione Marittima Internazionale) riporta un dato allarmante: almeno 38 unità mercantili risultano essere state attaccate in conseguenza del conflitto Medioriente riaccesosi giorni fa. I costi esorbitanti delle polizze assicurative si riflettono sul costo dei noli delle navi, aumentati significativamente in molti segmenti dello shipping, con il costo finale che si abbatte sulle merci trasportate e, in ultima analisi, sui consumatori finali: i comuni cittadini.
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