E' il primo giugno ed il Milan è già in tremendo ritardo: può permettersi di aspettare altri 7-10 giorni per la risposta di Rangnick all'Austria?
Le tempistiche con cui il club rossonero sta provando a superare l'attuale vuoto di potere non convincono
Il mese di giugno è ufficialmente iniziato e con esso si avvicina l'apertura del calciomercato, anticipata quest'anno al 29 giugno. Date e tempi che non sembrano essere assolutamente compatibili con la “strana” programmazione di un club della grandezza del Milan che, ad una settimana esatta dal licenziamento in tronco di Furlani, Monca, Tare ed Allegri, non ha ancora annunciato una nomina che sia una per coprire i vuoti rimasti sia a livello di poltrone dirigenziali che di ruoli nell'area sportiva.
PREMURA ED IMPROVVISAZIONE
La china pericolosa presa dalla società rossonera, che nel mentre ha già ricevuto una serie di rifiuti illustri – Xavi e Iraola per quanto concerne la posizione di allenatore, quello di Beguiristain per il ruolo di ds – e che sta portando avanti colloqui e call a ritmo vertiginoso, dà la sensazione di una premura più che giustificata – ma accompagnata da una certa dose di improvvisazione – per permettere ai prescelti di impostare la programmazione di una stagione che parte con notevole ritardo rispetto alla concorrenza.
RANGNICK NON PIACE AD IBRA
Le ultime indiscrezioni in arrivo dall'Austria riferiscono che la pista che conduce a Ralf Rangnick è quella che viene battuta in questo momento con maggiore convinzione dagli uomini al comando del Milan. Un'idea perlustrata più che altro dall'asse formato da Gerry Cardinale e Massimo Calvelli, affascinati dall'ipotesi di affidare interamente la costruzione del nuovo Milan ad una persona sola, con competenze ed esperienze pregresse che bene si sposano coi propositi dei vertici rossoneri. Molto meno convinto di questa opzione sarebbe invece il senior advisor Zlatan Ibrahimovic, che di fronte ad un personaggio piuttosto accentratore (nel senso positivo del termine) come l'attuale ct dell'Austria vedrebbe molto ridotto il suo raggio d'azione.
TEMPI TROPPO LUNGHI
Oltre a constatare dunque l'ennesima situazione di divisione o, quanto meno, di vedute diametralmente opposte tra le componenti della società milanista, a lasciare piuttosto perplessi sono ancora una volta le tempistiche di tutta questa vicenda. Nella giornata di oggi è previsto un incontro tra i referenti della Federcalcio austriaca e Ralf Rangnick per ragionare su un possibile rinnovo del contratto in scadenza al termine dei Mondiali. Una proposta sulla quale il diretto interessato – atteso successivamente da un nuovo summit con la delegazione rossonera – si sarebbe preso un lasso di tempo nell'ordine dei 7-10 giorni prima di dare una risposta definitiva.
IL MILAN CHE FA?
7-10 giorni significa che, a meno che il Milan non decida di non aspettare e dunque di virare su un progetto completamente diverso – in tutto questo, alla luce dei nomi emersi e ancora raggiungibili, non si capisce dove sia l'allenatore “alla Fabregas” ricercato da Cardinale e Ibra – le decisioni definitive saranno rimandate ulteriormente. Trascinando la partita come minimo alla metà del mese di giugno e facendo perdere dunque altro tempo prezioso. Facendo finta di dimenticarci che un eventuale coinvolgimento di Rangnick nel progetto Milan, coi Mondiali che lo vedranno protagonista al timone della nazionale austriaca, rischierebbe di far slittare come minimo ai primi di luglio ogni ipotesi di essere operativo compatibilmente con l'inizio ufficiale del calciomercato.
HA RAGIONE CAPELLO
Dice bene Fabio Capello nell'ultima intervista concessa a La Gazzetta dello Sport: ultimamente al Milan si sta vedendo di tutto e di più e non è assolutamente una nota di merito.
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