E ‘Luce’ fu: Ferrari accende l’era elettrica. Vigna: “Stiamo scrivendo un nuovo capitolo”
Che l’atterraggio nel mondo elettrico fosse terreno di una grande scommessa – oltre che di uno spazio in larga parte inesplorato – per Ferrari è stato chiaro, e dichiarato, fin da subito. Lo hanno ribadito i vertici di Maranello nella presentazione di domenica dedicata alla stampa, nella cornice simbolica della Vela di Calatrava – Città dello Sport di Roma. Una scelta tutt’altro che casuale: il 25 maggio 1947, al Gran Premio di Roma tenutosi al circuito delle Terme di Caracalla, la Ferrari 125 S conquistava la sua prima vittoria ufficiale grazie al pilota Franco Cortese, dando il via una storia forgiata da innumerevoli successi. Settantanove anni dopo, il Cavallino torna nella Capitale per aprire un nuovo capitolo.
Tutti, compatti, hanno presentato un progetto che – ne sono fortemente convinti guarda soprattutto al futuro (e a un mercato che vale oggi circa 190 miliardi di dollari e che secondo le stime riportate da Global Market Insights potrebbe superare i 560 miliardi entro il 2035.) Lo ha sottolineato per primo il presidente John Elkann, che nel suo discorso introduttivo ha ricordato alla platea, in quella che lui stesso ha definito una giornata di festa, la vera essenza di Ferrari: “Ferrari Luce riafferma ciò che ha sempre definito questa Azienda: il coraggio di ridefinire i limiti del possibile. Ferrari Luce è un’auto del futuro – ed è unicamente Ferrari”.
Un approccio che ricorda come, spesso, le sfide più ambiziose non vengano comprese immediatamente – tralasciando opinioni personali in materia di design e ‘puristi’ del brand. Per la Casa di Maranello è successo negli ultimi anni con il lancio del Purosangue, così come con l’avvio della divisione lifestyle – un vero e proprio luxury brand guidato dal 2019 dalla creatività di Rocco Iannone. E, a ben guardare, era successo anche all’ultimo Capital Market Day dell’azienda, quando, lo scorso ottobre, le azioni in borsa erano crollate proprio in seguito ad alcuni dettagli rilasciati in merito all’elettrica (nella mattinata di oggi il titolo è in calo di sei punti percentuali). In quell’occasione, sul fronte economico, il gruppo italiano aveva presentato il piano strategico al 2030 e dichiarato di ambire a raggiungere ricavi netti di circa 9 miliardi di euro, con un tasso di crescita annuale composto di circa il 5%, trainati principalmente da Sports Cars e dalle altre attività legate alle vetture. Con Ferrari Luce, il Cavallino Rampante porta comunque a compimento la propria strategia multienergetica annunciata sin dal Capital Markets Day 2022.
“Abbiamo fatto qualcosa di nuovo. Ferrari è un libro che scriviamo aggiungendo capitoli su capitoli: i nostri predecessori ne hanno scritti alcuni, sta a noi scriverne degli altri. Se ci pensate, alla fine, è la ragione per cui esistiamo”, ha dichiarato Benedetto Vigna, amministratore delegato di Ferrari, a margine della presentazione.
È chiaro, dunque, che si parla di un altro mondo: uno in cui il passato lascia spazio al futuro e, più pragmaticamente, a un nuovo mercato e a nuovi potenziali clienti. Ferrari Luce non sostituisce nulla di ciò che esiste: la strategia resta quella della neutralità tecnologica, fanno sapere da Maranello, dove l’elettrico è uno strumento in più, non una svolta ideologica. Il progetto porta con sé oltre 60 nuovi brevetti e si inserisce in un ecosistema più ampio che include il trasferimento tecnologico dalla 499P – vincitrice dell’ultima edizione del World Endurance Championship – fino a laboratori di ricerca audaci come Ferrari Hypersail, dove anche Flavio Manzoni, chief design officer di Ferrari, sottolineava il bisogno tempestivo di innovazione.
Sul fronte del design, Ferrari ha compiuto una scelta altrettanto coraggiosa: affidare il progetto a LoveFrom, il collettivo creativo formato da Sir Jony Ive (il leggendario ex chief design officer di Apple) e Marc Newson. Una matita esterna al Ferrari Design Studio – guidato proprio da Manzoni – che ha portato uno sguardo nuovo sul progetto. Il risultato, riportata la nota, è una silhouette definita dalla glass house, una forma pulita e organica, ispirata a una conchiglia, con appendici flottanti anteriori e posteriori che garantiscono prestazioni aerodinamiche senza compromessi estetici.
A raccontare numeri e aspettative di Ferrari Luce (nome scelto con l’intento di “richiama chiarezza e direzione”) è Enrico Galliera, chief marketing and commercial officer di Ferrari. Le previsioni iniziali erano precise: “Pensavamo che avrebbe attratto soprattutto persone che vengono dal mondo del tech, dallo sviluppo delle energie rinnovabili. California, nord Europa – un interesse grandissimo. In realtà stiamo ricevendo richieste da tutto il mondo”. Ma la vera sorpresa potrebbe non essere è geografica. Ferrari si aspettava che Luce portasse soprattutto nuovi clienti – un rapporto immaginato quasi 80-20 a favore dei volti nuovi. La realtà, a pochi giorni dalla presentazione, racconta qualcosa di diverso: “Direi che oggi si avvicina più al 50-50.” I clienti storici del Cavallino, quelli che inseguono l’emozione e il rombo del motore, hanno bussato alla porta più del previsto.
Gli ordini sono già aperti – “sono iniziati da inizio settimana”, precisa Galliera – e le prime consegne sono attese per il quarto trimestre di quest’anno, partendo dall’Europa. I contratti cominceranno a essere firmati non appena i potenziali acquirenti avranno potuto vedere la vettura dal vivo, tra ieri ed oggi.
C’è poi un tema che Galliera affronta con franchezza, e che Ferrari ha evidentemente studiato a fondo prima di arrivare sul mercato: la paura dell’obsolescenza. Chi compra un’auto elettrica di lusso sa che la tecnologia corre veloce – e teme che nel giro di dieci o dodici anni i componenti non siano più reperibili, come accade con uno smartphone che si butta e si sostituisce. “È il motivo per cui abbiamo deciso di costruire una fabbrica dedicata e di sviluppare, industrializzare e produrre ogni componente elettrico internamente”, spiega il manager. La promessa è chiara – e ha anche un nome preciso: Ferrari Forever.
C’è però un tema che il mercato degli elettrici di lusso conosce bene, e che Ferrari non si è sottratta ad affrontare: il valore residuo. “Ovviamente ci preoccupa”, ammette il manager. La svalutazione rapida che ha colpito molte elettriche premium negli ultimi anni non è, a suo avviso, un problema strutturale del prodotto – ma di targeting: troppi acquirenti non erano i clienti giusti, hanno rivenduto subito, gonfiando l’offerta sul mercato. Ferrari, come da dna, punta su numeri piccoli e selezionati, e sta costruendo forme di garanzia attraverso i propri servizi finanziari per dare al mercato un segnale chiaro: “Mettiamola così: faremo ben capire che ci crediamo.” Niente incentivi all’acquisto, però. Su questo Galliera è netto. E c’è di più: ai clienti storici, i cosiddetti petrolhead, Ferrari Luce è stata presentata senza troppi giri di parole: “All’inizio li abbiamo affrontati esattamente all’opposto: questa non è una macchina per te.”.
Non è nata per la collezione, non è nata per chi non ha mai guidato un’elettrica. È nata per essere guidata — e i piloti Ferrari, scesi dall’abitacolo durante i test, l’hanno paragonata a una 296. “Lo dico seriamente”, precisa Galliera, aggiungendo con ottimismo: “Io spero che la usino.”
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