È morto Paolo Morando, Siracusa perde il pittore dei miti e dell’anima di Ortigia
Si è spento oggi a Siracusa Paolo Morando, uno degli artisti che più a lungo e più profondamente hanno intrecciato la propria ricerca con l’identità della città. Aveva 86 anni. Con lui scompare un pittore che per decenni ha fatto del rapporto con Siracusa, e in particolare con Ortigia, non soltanto uno dei temi della propria produzione, ma quasi una condizione esistenziale della sua arte.
Morando apparteneva a quella generazione di artisti per i quali lo studio non era soltanto il luogo dove dipingere. Il suo studio in Ortigia, era una fucina di idee e attività e, allo stesso tempo, una casa accogliente e un luogo di confronto.
Un’immagine che restituisce bene anche la dimensione umana dell’artista: un uomo immerso nella vita culturale della città, capace di dialogare con altri artisti, intellettuali, appassionati e “persone semplici”, ma capace di trasformare il proprio lavoro in occasione di incontro. Il filo più evidente della ricerca di Morando è il rapporto con il mito. Non un repertorio di immagini del passato da riprodurre, ma una materia viva da reinterpretare.
Lo dimostra una delle sue esposizioni più significative, “Colonne d’Ercole”, realizzata nel 2015 alla Galleria Civica d’arte contemporanea Montevergini insieme con Fabio Amato. Il catalogo della mostra partiva proprio dal significato simbolico delle Colonne d’Ercole: il confine del mondo conosciuto, la soglia oltre la quale comincia l’ignoto. Un tema particolarmente congeniale alla personalità di Morando, sempre sospesa tra la memoria antica e la contemporaneità.
A distanza di quasi un decennio, quel rapporto con il mito sarebbe tornato ancora protagonista nella mostra “Colapesce – La metamorfosi”, inaugurata nel 2024 a Palazzo Montalto. L’esposizione, patrocinata dalla Regione Siciliana, dall’Assemblea regionale siciliana e dal Comune di Siracusa, venne pensata come omaggio a Morando e alla sua lunga capacità di raccontare attraverso la pittura il mito e l’essenza di Ortigia. Nella pittura di Morando c’è anche un forte rapporto con la dimensione religiosa e con la tradizione siracusana.
Nel 2016, in occasione delle celebrazioni per il Patrocinio di Santa Lucia, la Diocesi di Siracusa ospitò la mostra “Divina luce, iconografia contemporanea per la martire Lucia”, con opere di Morando e Fabio Amato. Morando presentò un grande “Martirio di Santa Lucia”, definito all’epoca un’immagine molto più contemporanea rispetto alla tradizionale iconografia della santa. Realizzò inoltre una piccola opera dedicata ai simboli del martirio, donata alla Deputazione della Cappella di Santa Lucia.
È una cifra significativa del suo percorso: confrontarsi con simboli antichissimi senza rinunciare a un linguaggio personale e contemporaneo. Il sacro, nella sua pittura, diventava così un terreno di ricerca sul rapporto fra memoria e presente.
Morando ha cercato per tutta la sua vita di restituire alla pittura una città che non è mai soltanto pietra, monumento o paesaggio. È una città fatta di racconti, stratificazioni, leggende, simboli e persone. Una città nella quale il passato continua a parlare al presente. E oggi, con la sua scomparsa, Siracusa perde dunque non soltanto un pittore. Perde una presenza che per decenni ha contribuito a raccontare la città attraverso gli occhi dell’artista.
“A pochi giorni dalla scomparsa di Gaetano Tranchino, Siracusa perde oggi un altro protagonista della vita artistica e culturale. Paolo Morando, autore, tra le tantissime opere, dei pannelli che abbelliscono il nostro salone di rappresentanza, è stato un grande talento che ha tenuto ferma la barra delle sua ricerca espressiva tra magnificenza classica e modernità. Ci ricorderemo di lui anche per il grande cuore e la generosità che alimentava con una profonda fede religiosa”. Lo dichiara il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, esprimendo il cordoglio personale e della città.
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