Elettrificazione, piace con riserve. Il piano UE convince sull’obiettivo, ma divide su ETS e competitività

17 Luglio 2026 - 20:30
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Bruxelles – L’obiettivo piace quasi a tutti, gli strumenti molto meno. Il nuovo Piano d’azione per l’elettrificazione presentato oggi (17 luglio) dalla Commissione europea, insieme alla revisione del sistema di scambio delle quote di carbonio, ETS, raccoglie un consenso diffuso sulla necessità di accelerare la sostituzione dei combustibili fossili con l’elettricità, ma apre un fronte di scontro sulle regole del mercato del carbonio e sull’equilibrio tra ambizione climatica e competitività industriale.

L’elettrificazione del continente piace?

L’European Environmental Bureau (EEB) accoglie benevolmente il piano, che punta a introdurre un target vincolante di elettrificazione nel prossimo pacchetto sull’Unione dell’Energia, ridurre il divario di prezzo tra elettricità e gas e favorire tecnologie come pompe di calore, veicoli elettrici e batterie. Per Davide Sabbadin, manager del settore clima ed energia dell’EEB, “la Commissione ha ragione nel riconoscere che l’elettrificazione richiede molto più che installare nuove pompe di calore”. L’associazione apprezza la nascita della Better Homes Partnership, l’approccio integrato tra efficienza energetica, rinnovabili e accumuli e “i modelli a costo iniziale zero per rendere il riscaldamento pulito accessibile a più famiglie”. Resta però una critica: Bruxelles “ha perso l’occasione di orientare gli Stati membri verso pompe di calore con refrigeranti naturali”, già disponibili e meno esposte alle future restrizioni sui PFAS.

Sulla stessa linea il think tank italiano ECCO. “Il Piano rappresenta un quadro efficace per incentivare l’elettrificazione, il percorso di gran lunga più conveniente per la decarbonizzazione”, afferma la ricercatrice Francesca Andreolli, chiedendo però che il nuovo target diventi rapidamente giuridicamente vincolante e sia coordinato con gli obiettivi su rinnovabili ed efficienza energetica.

Anche BusinessEurope promuove l’iniziativa, ma con alcune cautele. “L’elettrificazione sarà essenziale per raggiungere la neutralità climatica, ma non è l’unico percorso di decarbonizzazione”, osserva il direttore generale Markus Beyrer. Positivo il tentativo di ridurre i costi dell’elettricità e gli oneri di rete, soprattutto per le industrie energivore, mentre suscita perplessità l’idea di legare le tariffe di rete alla flessibilità dei consumi, misura che secondo l’associazione rischia di penalizzare le imprese con domanda stabile. Per BusinessEurope occorre inoltre preservare il ruolo dei gas a basse emissioni nei settori difficili da elettrificare.

Il piano è soprattutto una risposta geopolitica secondo il think tank Strategic Perspectives. “L’UE non può controllare i mercati globali di gas e petrolio, ma può ridurre la propria esposizione”, afferma Neil Makaroff. Il target del 46 per cento di elettrificazione entro il 2040 consentirebbe di tagliare di due terzi la domanda di gas e della metà quella di petrolio. Ora, aggiunge, serve renderlo vincolante per dare “un messaggio chiaro a investitori, imprese e cittadini: l’Europa sceglie l’elettricità al posto di gas e petrolio”.

ETS: la questione controversa

Molto più controverse le reazioni alla revisione dell’ETS. Transport & Environment considera positivo l’ingresso, per la prima volta, di una parte dei voli internazionali nel mercato europeo del carbonio, l’inclusione dei jet privati e il sostegno ai carburanti puliti nel trasporto marittimo. Ma il compromesso viene giudicato insufficiente. “Per la prima volta i voli internazionali saranno regolati dall’UE, ma i più lunghi e inquinanti resteranno esenti”, osserva Diane Vitry, direttrice della sezione aviazione. “Questo deve essere solo un punto di partenza”. Ancora più netta Kädi Ristkok, direttrice della sezione Energia e Clima: “L’Europa ha un problema di dipendenza energetica, non di ETS”. L’indebolimento del sistema, sostiene, rischia di “rendere quasi impossibile raggiungere il target climatico 2040″.

Di segno opposto BusinessEurope, secondo cui “la Commissione ha riconosciuto l’urgenza di riformare l’ETS” per adattarlo alle nuove condizioni di mercato senza compromettere la competitività industriale. Restano tuttavia dubbi sulle nuove condizionalità per le quote gratuite e sul ruolo dei crediti internazionali.

ECCO vede invece “un bilanciamento tra efficacia dello strumento e necessità delle industrie più difficili da decarbonizzare”, spiega Davide Panzeri. Il rallentamento del fattore di riduzione lineare dopo il 2035 è giudicato coerente, ma potrebbe generare “un’eccessiva presenza di quote e deprimere il prezzo della CO₂”, rendendo necessaria una nuova revisione nel 2033.

Sul fronte politico italiano, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin promuove l’impostazione generale: “Accogliamo la scelta di rafforzare gli strumenti a sostegno della decarbonizzazione industriale”. Restano però aperti i nodi dei benchmark e delle quote gratuite, sui quali servirà “un quadro regolatorio equilibrato” per tutelare la competitività dei settori esposti alla concorrenza internazionale. Categorico invece il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che considera la proposta europea di revisione dell’ETS “insoddisfacente”. E argomenta: “Ci si attendeva una revisione profonda che invece non c’è stata. La proposta della Commissione si limita a interventi con effetti solo marginali nel breve termine e non affronta le criticità strutturali del sistema nel contesto globale”. Infine, la sentenza: “Questo non è il modello di transizione che l’Europa dovrebbe perseguire“. Per questo, Confindustria, insieme a BDI e MEDEF, ha presentato alla presidente della Commissione europea una proposta di revisione profonda dell’ETS per “ridurre i prezzi della CO2 che gravano sia il costo dell’energia, sia i processi produttivi”. Le tre associazioni, che “rappresentano quasi 500.000 imprese nelle tre principali economie dell’Unione europea – italiana, tedesca e francese – hanno chiesto insieme che le regole siano adattate alle diverse specificità industriali e che cessino di accentuare le disparità competitive tra gli Stati membri“.

È critica Strategic Perspectives. Per la direttrice Linda Kalcher la riforma dell’ETS è “un cavallo di Troia”: “Sembra un regalo alle imprese per ritardare le riduzioni delle emissioni, ma in realtà le mette in svantaggio rispetto ai concorrenti cinesi che stanno accelerando la transizione”.

Dal lato istituzionale, la presidenza irlandese del Consiglio dell’UE si erge a sostegno della revisione dell’ETS. Il ministro Darragh O’Brien ha definito il sistema europeo “uno strumento che ha dimostrato la propria efficacia e continua ad adattarsi ai nuovi obiettivi climatici”, confermando che la revisione sarà una priorità del semestre di presidenza per rafforzare competitività e decarbonizzazione. Anche il presidente della commissione Ambiente del Parlamento europeo, Pierfrancesco Maran, ha ribadito chel’ETS resta un pilastro della politica climatica europea” e che le entrate generate dal sistema devono continuare a finanziare la decarbonizzazione e la competitività industriale.

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