Emissioni auto 2035, accordo tra Francia e Germania
Sulle regole che decideranno il futuro dell’automobile europea, Francia e Germania hanno finalmente trovato un’intesa. Dopo mesi di discussioni e posizioni non sempre coincidenti, il punto d’incontro raggiunto da Emmanuel Macron e Friedrich Merz potrebbe cambiare parecchio le carte in tavola. Al centro ci sono il destino dei motori a combustione e le multe che rischiano di pesare sui bilanci delle Case automobilistiche. Il tutto accompagnato da una maggiore attenzione verso le produzioni europee, chiamate a confrontarsi con una concorrenza internazionale quanto mai agguerrita.
L’accordo, annunciato venerdì 16 ottobre, rappresenta però un punto di partenza. Per tradurre le proposte in nuove regole servirà il via libera delle istituzioni comunitarie e trovare un’intesa tra tutti gli Stati membri potrebbe rivelarsi ben più complicato di una stretta di mano tra Parigi e Berlino.
Il nuovo obiettivo sulle emissioni
Il numero attorno al quale ruota la discussione è il 90%. Francia e Germania propongono di fissare a questa percentuale la riduzione delle emissioni di CO2 delle nuove auto entro il 2035, rispetto ai livelli del 2021. Finirebbero per allargarsi le maglie rispetto al precedente obiettivo del 100%, che avrebbe imposto di fatto l’addio alle nuove vetture alimentate con i carburanti tradizionali.
Il restante 10% imponeva un’altra soluzione, ad esempio usare acciaio prodotto con meno emissioni oppure carburanti rinnovabili, tuttavia Macron e Merz vogliono togliere di mezzo proprio questa condizione. Per le Case vorrebbe dire avere un margine maggiore nella composizione delle proprie gamme: l’elettrico continuerebbe a occupare un posto centrale, ma il motore a combustione potrebbe conservare uno spazio anche oltre il 2035, sia pure con dei paletti.
Multe e ibride plug-in: le richieste dei due Paesi
Quando le emissioni superano i limiti stabiliti, per le Case arriva il momento di mettere mano al portafoglio. Francia e Germania chiedono una certa elasticità, così da tenere conto anche dell’andamento del mercato. La proposta prevede un nuovo meccanismo di calcolo per il biennio 2030-2031. I costruttori potrebbero inoltre mettere da parte i crediti ambientali ottenuti nel 2029, entro un limite di 7 grammi di CO2 per chilometro, e utilizzarli per rispettare gli obiettivi successivi.
Prima di cambiare il modo in cui vengono calcolate le emissioni delle ibride plug-in, si preferirebbe aspettare il 2030. La condizione? Almeno 80 chilometri percorribili in modalità elettrica. Dalla fine del decennio il cosiddetto Utility Factor, che stima quanto una plug-in venga utilizzata sfruttando la batteria, dovrebbe essere aggiornato ogni anno sulla base dei dati raccolti nell’utilizzo reale.
Biocarburanti e Made in Europe: il dialogo continua
Per le auto che funzionano soltanto con carburanti rinnovabili e a basse emissioni di carbonio si pensa a un’omologazione separata. I controlli dovrebbero impedire di fare rifornimento con combustibili diversi da quelli autorizzati, ai quali si aggiungerebbe il requisito dela provenienza: questi carburanti dovrebbero essere prodotti in Europa.
A Parigi sta particolarmente a cuore il Made in Europe. Premiare le produzioni locali costituisce la priorità, senza però arrivare a uno scontro commerciale con i partner internazionali.
Merz ha dichiarato che anche l’Italia condivide sostanzialmente l’impostazione dell’accordo, anche se, almeno per il momento, restano le regole vigenti. La prova del nove terrà banco a Bruxelles, quando le proposte franco-tedesche dovranno raccogliere un ampio consenso.
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