Emozionante cerimonia di consegna dei diplomi NAI: “La lingua da ostacolo è diventata ponte”

Maggio 12, 2026 - 15:39
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Emozionante cerimonia di consegna dei diplomi NAI: “La lingua da ostacolo è diventata ponte”
Diploma Day degli alunni del NAI

È stata una mattinata ad alta intensità emotiva quella vissuta al Teatro Intred di Varese per circa un migliaio tra ragazzi, docenti e genitori invitati alla festa dei diplomi del progetto NAI, il percorso di alfabetizzazione e accoglienza dedicato agli alunni neoarrivati in Italia. Cento diplomi consegnati – a bambini e ragazzi dai 6 ai 16 anni – e dieci madri chiamate sul palco, per una cerimonia toccante e colorata che ha trasformato un atto formale in un grande abbraccio collettivo.

Sin dall’ingresso in sala si percepiva che non sarebbe stata una mattina come le altre. Il Centro NAI, con sede all’Istituto comprensivo “Anna Frank”, e il NAI Plus dell’istituto Newton, dedicato ai ragazzi fino ai 16 anni, avevano preparato da settimane questa festa, annunciata anche ai microfoni della Materia del Giorno dalla dirigente scolastica del comprensivo Galazzetti e dal collega del Newton Marzagalli, dalla referente del progetto di accoglienza Cinzia Milan e dall’assessora ai servizi educativi del Comune di Varese Rossella Dimaggio, che da sedici anni segue da vicino questo percorso. L’idea era chiara: non solo consegnare un attestato, ma riconoscere pubblicamente il coraggio di chi è arrivato in una terra sconosciuta e ha trasformato la paura in opportunità.

A Varese si consolida il progetto NAI per studenti stranieri: festa al Teatro di Varese per il “Diploma Day”

 

Storie di rinascita e di futuro

Sotto la direzione artistica del professor responsabile del coordinamento scenico Andrea Pillon e con la conduzione del giornalista sportivo Luca Broggini, il palco del Teatro Intred è diventato il luogo dove far risuonare storie di speranza e difficoltà, di solitudine e rinascita, di paura e progetti di vita.

Interventi brevi, canzoni, racconti si sono alternati ai momenti ufficiali, mentre i ragazzi, seduti in platea insieme ai compagni delle scuole Manzoni, Newton, Einaudi e degli istituti comprensivi di Varese più coinvolti nel progetto, applaudivano e si riconoscevano nei racconti di chi era salito sul palco.

Perchè partire?

A spiegare il senso profondo di un percorso che da sedici anni offre una vera occasione di integrazione ai bambini e ai ragazzi stranieri è stato un video girato all’istituto Newton. Protagonista, Edona, arrivata quattro anni fa dall’Albania, che ha raccolto le voci di chi, come lei, è giunto a Varese sentendosi smarrito, senza amici, con una lingua incomprensibile e gesti tutti da interpretare. “Perché partire?” è la domanda che fa da filo rosso alle testimonianze: le risposte parlano di guerre e povertà, ma anche di legami spezzati, di genitori rimasti lontani, di nuove opportunità da costruire.

Integrazione e trasformazione

Le frasi scorrono sullo schermo e in sala si fa silenzio: «Italia, mondo mai visto. Suoni mai sentiti, gesti da interpretare. Ci si sente persi e smarriti». Poi il racconto cambia tono e mostra la trasformazione: «Non capivo nulla ma piano piano l’insicurezza è diventata opportunità. L’integrazione, trasformazione. La lingua, da ostacolo, è diventata ponte. Qui il futuro diventa un nuovo progetto di vita». Sono parole semplici che descrivono un passaggio concreto: dal non capire alla possibilità di raccontarsi, dal timore di non farcela alla conquista di un posto in classe, alla costruzione di nuove amicizie.

Dal 2022 il centro NAI Plus, nato per i ragazzi tra i 14 e i 16 anni, ha accolto 187 studenti provenienti da 33 paesi del mondo, aggiungendosi al lavoro storico del NAI per il primo ciclo che, nel corso degli anni, ha accompagnato centinaia di bambini verso l’inserimento scolastico. Non si tratta solo di imparare un’altra lingua: le storie che si sono intrecciate sul palco parlano di integrazione ma anche di trasformazione, di resilienza e di conquista, di paura e ottimismo. NAI, in questo senso, garantisce un diritto fondamentale: quello di crescere, imparare ed eccellere, indipendentemente dal luogo di nascita.

Il video ha profondamente colpito le istituzioni presenti, che a fatica hanno trovato le parole per raccontare l’orgoglio per una proposta educativa considerata unica nel panorama nazionale perché accompagna in modo coordinato bambini e ragazzi dai 6 ai 16 anni.

Fare squadra e dare l’esempio

Tra gli interventi quello del presidente della Provincia di Varese, Marco Magrini, che ha parlato non solo da amministratore, ma anche da cittadino che vive in prima persona le fatiche di chi arriva da lontano. Ha raccontato di un giovane maliano accolto in casa anni fa, delle tante difficoltà incontrate, delle ingiustizie che ancora oggi subisce e di quanto tutto questo lo colpisca profondamente. Da qui il richiamo al ruolo delle istituzioni: «La Provincia sta investendo e anche sul territorio stiamo portando avanti molte iniziative. Se le istituzioni danno l’esempio e fanno squadra, tutti gli altri sono più portati a collaborare».

Accanto a lui, la dirigente dell’Ufficio scolastico regionale, Luciana Volta, ha voluto essere presente per ribadire il valore educativo del progetto. Nelle sue parole torna con forza l’idea di scuola come comunità: «Qui i ragazzi hanno trovato accoglienza e futuro. Un diploma è anche dimostrazione di impegno e responsabilità». Volta ha ricordato che è proprio lavorando “insieme”, mettendo in rete scuole, Comune, Provincia e mondo del terzo settore, che si garantisce davvero a ogni bambino e ragazzo il diritto di crescere, imparare ed eccellere.

Orgoglio della città di Varese

Il sindaco di Varese, Davide Galimberti, ha definito il NAI «un motivo di orgoglio per la città», sottolineando come sia un punto di riferimento dentro il sistema scolastico cittadino e una risposta concreta a messaggi negativi e semplificazioni che spesso circolano nel dibattito pubblico. «Questo è un luogo di formazione, integrazione e ricchezza – ha detto – non solo per i ragazzi stranieri ma anche per i loro compagni di classe e per l’intero territorio. È un modello vero, riconosciuto a livello nazionale, che mette in silenzio ogni diversa narrazione».

Credo negli essere umani

Il momento simbolico è ha poi visto sfilare i 100 ragazzi saliti sul palco per ricevere il diploma. Accanto ai figli, anche le dieci madri premiate per il loro ruolo attivo nel percorso: donne che hanno imparato, insieme ai bambini, a orientarsi in un paese nuovo, tra documenti, iscrizioni e colloqui con gli insegnanti.

La mattina ha avuto una colonna sonora, una canzone imparata da tutti, bambini e ragazzi: «Credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere umani». Le voci dei ragazzi riempiono il Teatro Intred e sembrano restituire in musica quello che il progetto NAI prova a fare ogni giorno: trasformare la paura in fiducia, la solitudine in legami, la differenza in occasione di crescita per tutti. E il diploma che ciascuno stringe tra le mani non è solo un pezzo di carta, ma il primo, concreto tassello di un nuovo progetto di vita.

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