Energia e Ucraina, Meloni scarica Trump: “Crisi colpa della guerra in Iran, rischiosa l’intesa con Putin”
Energia e Ucraina al centro delle comunicazioni al Senato della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo.
Energia e Ucraina, Meloni critica Trump
“La questione che oggi pesa più di tutto sulla nostra economia” e sulla competitività delle imprese è il costo dell’energia” e “nessuno può rispondere efficacemente da solo” per questo serve “una risposta coordinata e rapida”, mentre rinnova una reiterata critica a una Europa che giudica lenta e frenata da rigidità burocratiche che mettono in pregiudizio la capacità produttiva dei paesi membri avvantaggiando quella dei concorrenti. Le regole “non possono aggravare la crisi”.

A proposito del conflitto sul fronte orientale europeo Meloni si mostra preoccupata dalle ultime scelte dell’amministrazione Usa. “L’intesa sul gasolio russo annunciata venerdì scorso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump è una scelta che considero molto rischiosa”.
Una netta presa di distanza dall’ex “amico americano” che sembra aver sbagliato guerra (l’Iran invece che la difesa dell’Ucraina).
“L’impennata dei prezzi è dovuta alla guerra in Iran, non a quella in Ucraina”
“L’impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina. Dunque, il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari: una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria sono elementi che non possiamo ignorare, e che contraddicono quanto finora fatto dagli Stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative”.
Se “Francia, Germania e Gran Bretagna, nel famoso formato E3, ritengono di poter fare da sole meglio di quanto potremmo fare tutti insieme, e finora è questa la scelta che hanno fatto, allora almeno lo facciano a nome di tutti e con un mandato ufficiale dato da tutti”.
“Nessuno mi convincerà che la resa di chi difende la propria libertà possa definirsi pace: solo una pace giusta può durare e mette al sicuro l’Europa e i nostri interessi: dunque posizione del governo non cambia. Sostegno a Kiev, con particolare attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euro-atlantica rimangono i pilastri della nostra azione”.
“Soldi alla Difesa non sono sottratti al Welfare”
Sul processo di pace per l’Ucraina bisogna “fare in modo che l’Europa non resti a guardare” e chiedendo che “i Ventisette individuino una figura autorevole, con il mandato di tutti, capace di portare al tavolo la voce dell’Europa. E se su un nome non si trova convergenza, siamo pronti anche a valutare soluzioni diverse”.
“Abbiamo scelto di non usare tutto il margine di risorse aggiuntive” per le spese per la difesa ma “non sono soldi tolti alla sanità o alla scuola, se non li spendessimo per la difesa non potremmo spenderli in altro, chi racconta che più sicurezza vuol dire meno ospedali e risorse sottratte” al welfare “da un governo di guerrafondai mente sapendo di farlo”.
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