Energia nucleare nello spazio: nasce un centro per gli isotopi
Il Sole è una fonte energetica utile, anzi fondamentale, soprattutto nelle missioni spaziali. Ma c'è un problema, ovvero più ci si allontana dalla nostra stella e più diventa complicato alimentare una sonda spaziale, e così i pannelli fotovoltaici, così efficaci nelle vicinanze della Terra, producono progressivamente meno energia e, superata una certa distanza, possono diventare poco pratici. Ma come si fa a mantenere operativi strumenti scientifici e sistemi elettronici per decenni, magari nei pressi di Saturno o ancora più lontano?
Una delle risposte arriva dall'energia nucleare, più precisamente dai generatori a radioisotopi, dispositivi capaci di produrre elettricità sfruttando il calore liberato naturalmente dal decadimento di materiali radioattivi. Non si tratta di piccoli reattori a fissione, ma di sistemi privi di reazioni nucleari a catena, che in realtà vengono utilizzati dalla NASA da decenni.
Basti pensare alle sonde Voyager, lanciate nel 1977 e ancora oggi simbolo dell'esplorazione dello spazio profondo, o anche ai rover marziani come Perseverance e Curiosity. Il loro funzionamento è stato reso possibile proprio da questa tecnologia, che può continuare a fornire energia anche quando la luce solare è praticamente inutilizzabile.
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