Erdoğan umilia i valori UE, e von der Leyen lo ringrazia
Ursula von der Leyen ha “ringraziato” il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan perché le ha regalato una pistola, come ha fatto con tutti gli altri leader, al termine del vertice NATO di Ankara. Non una pistola antica, che magari ricordava la lotta per l’indipendenza, sempre un’arma, oggetto in sé terribile, ma che magari ha addosso secoli di storia e diventa un oggetto, che, appunto, simboleggia una storia.
No, è una pistola di fabbricazione turca degli anni ’90, una Gumusay 357 Magnum (con tanto di pallottole, dunque pronta all’uso), molto simile a quella che l’ispettore Callaghan usa nel secondo film della serie sul violento poliziotto impersonato da Clint Eastwood, un “duro dal cuore d’oro”. Insomma, un pistolone molto aggressivo, pensato per uccidere facendo un macello del corpo della vittima, e non pensato per una teorica “difesa personale”.
Un portavoce della Commissione europea, non particolarmente brillante, ha spiegato dunque che von der Leyen ha sentito il bisogno di ringraziare per aver ricevuto un oggetto del genere. Alle volte basta non dire. Ma non tutti sono nati per fare i portavoce politici.
Ora, accidenti, stiamo parlando di una pistola, in particolare di una molto aggressiva. A parte la cafonata dell’oggetto in sé come regalo, a parte che, non siamo ipocriti, la NATO era riunita per parlare dell’acquisizione da parte dei governi di armi ben più letali di una pistola, ma dico io, la presidente delle Commissione Europea, che dovrebbe essere paladina di pace, che dovrebbe aborrire la violenza può “essere grata” a uno (tra l’altro non tanto uno, appunto, cafone, ma uno il cui sistema di governo rasenta la dittatura) che le regala un oggetto pensato per dilaniare il corpo della tua vittima?
A quanto ho potuto trovare quel fenomeno del portavoce della Commissione Olof Gill è l’unico che ha espresso il parere del “beneficiato” sul dono ricevuto. Se avesse un po’ di mestiere, ma anche poco, avrebbe taciuto, o non avrebbe raccontato della “gratitudine”, come hanno fatto gli altri portavoce. La notizia è uscita perché il premier britannico Keir Starmer ha raccontato il fatto ai giornalisti, sull’aereo di ritorno a Londra, senza parlare di ringraziamenti ma sottolineando di aver lasciato la pistola lì in Turchia, in ambasciata, come, si è poi saputo, hanno fatto anche altri leader. Un gesto esplicito di dissenso. Giorgia Meloni, senza che uscisse un commento, l’ha portata a Roma senza neanche toccarla, affidandola alle persone della sua scorta, per poi assegnarla al “parco doni” di Palazzo Chigi, dove resterà probabilmente a prendere polvere, come merita un dono del genere.
Von der Leyen no, il dono le è piaciuto, le è piaciuto talmente tanto che lo regalerà ad un museo militare in Belgio (forse a quello della guerra che è a pochi metri dal suo ufficio, così potrà andare di tanto in tanto a rimirare l’oggetto sul quale è inciso il suo nome). Cioè, secondo la presidente della Commissione europea, in teoria portatrice di pace nel mondo, una pistola turca degli anni ’90 è un oggetto così importante da finire in un museo. Forse perché ha acquisito valore per essere stato regalato proprio a lei.
Insomma, Erdoğan è l’uomo non amabile, anzi odiabile, che è, ma i leader della NATO devono averci a che fare. Il che però non vuol dire simpatizzarci o blandirlo, in particolare quando umilia i valori dell’Unione Europea.
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