Frontex: crollati del 37 per cento gli ingressi irregolari nell’UE nella prima metà del 2026
Bruxelles – L’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla Migrazione e l’Asilo ha coinciso con un deciso calo degli ingressi irregolari nell’Unione europea: nei primi sei mesi del 2026 gli attraversamenti illegali delle frontiere esterne sono diminuiti del 37 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025, fermandosi a poco più di 49 mila casi. È quanto emerge dall’ultima analisi di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, che attribuisce il risultato sia all’applicazione delle nuove regole europee sia al rafforzamento della cooperazione con i Paesi di origine e di transito dei flussi migratori.
Il Patto sulla Migrazione e l’Asilo, approvato definitivamente nel 2024 ed entrato in vigore quest’anno, introduce un sistema comune per la gestione della migrazione nell’Unione europea, con l’obiettivo di “rendere più rapide ed efficaci le procedure di asilo, rafforzare i controlli alle frontiere esterne, migliorare la condivisione delle responsabilità tra gli Stati membri e intensificare la collaborazione con i Paesi terzi per contrastare le partenze irregolari e il traffico di esseri umani”, si legge nel testo del Patto.
Proprio su questi aspetti si concentra oggi il lavoro di Frontex. Secondo il direttore esecutivo Hans Leijtens, “la diminuzione delle partenze è il risultato della cooperazione costruita con i partner regionali”, pur ricordando che “dietro ogni numero c’è una persona” e che le tragedie in mare continuano a rappresentare una grave emergenza umanitaria.
L’analisi evidenzia che il Mediterraneo orientale e quello centrale restano le principali porte d’ingresso verso l’Europa, concentrando insieme oltre il 60 per cento degli attraversamenti irregolari. La rotta del Mediterraneo orientale ha registrato oltre 16.600 ingressi, in calo del 20 per cento, con il corridoio tra la Libia e Creta che rimane il più utilizzato. Nel Mediterraneo centrale gli arrivi sono stati circa 14.300, meno della metà rispetto all’anno precedente, con la Libia ancora principale punto di partenza e cittadini di Bangladesh, Somalia e Sudan tra le nazionalità più rappresentate.
In controtendenza il Mediterraneo occidentale, unica grande rotta a registrare un incremento: circa 7.900 attraversamenti, pari a un aumento del 17 per cento, trainato soprattutto dalle partenze dall’Algeria e da un progressivo spostamento delle reti di trafficanti verso questo itinerario dopo l’inasprimento dei controlli in Marocco e sulle altre rotte africane. Il calo più marcato è stato invece osservato sulla rotta dell’Africa occidentale, dove gli ingressi sono diminuiti del 67 per cento grazie alle “misure preventive adottate da Mauritania, Senegal e Gambia in collaborazione con Spagna e Unione europea”.
Nonostante il netto ridimensionamento dei flussi, Frontex sottolinea che la pressione migratoria “non può considerarsi superata”. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni stima che nel solo 2026 quasi 1.300 persone abbiano perso la vita nel Mediterraneo durante il tentativo di raggiungere l’Europa. Inoltre, l’evoluzione della situazione in Medio Oriente continua a essere osservata con attenzione: sebbene il cessate il fuoco raggiunto a giugno lasci uno spiraglio di apertura alla speranza di una graduale stabilizzazione della regione, gli effetti del conflitto e delle sue conseguenze economiche potrebbero continuare ad alimentare nuove pressioni migratorie nei prossimi mesi.
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