Erwitt, Salgado e Chagall: la stagione delle mostre

Settembre, tempo di rientro in città e di ritorno alla vita quotidiana. Ma c’è anche ancora tempo di sentirsi turisti, magari anche senza neanche necessità di andare lontano.
Si può programmare una fuga nella natura, ma anche dedicarsi alla grande bellezza della cultura. Le città italiane pullulano di mostre ed esposizioni. Qui ne raccontiamo tre per cominciare tra arte e fotografia con tre grandi.
Elliott Erwitt a Bologna
Elliott Erwitt. L’arte di osservare, in programma dal 1° ottobre 2026 al 28 febbraio 2027 al Museo Civico Archeologico di Bologna, propone una rilettura inedita dell’opera di Elliott Erwitt (Parigi, 1928 – New York, 2023), tra i più importanti fotografi del Novecento, andando oltre la dimensione iconica che ne ha consacrato la fama internazionale per restituire il ritratto più intimo e personale dell’autore.
La mostra curata da Biba Giacchetti, prodotta e organizzata da Civita Mostre e Musei in collaborazione con il Museo Civico Archeologico del Settore Musei Civici del Comune di Bologna, nasce dal desiderio di raccontare l’uomo dietro l’obiettivo e non soltanto il fotografo che ha saputo trasformare la quotidianità in immagini divenute patrimonio della memoria collettiva: il padre, il marito, l’amico, il viaggiatore, l’osservatore instancabile della condizione umana.
Il percorso espositivo riunisce circa un centinaio di fotografie che attraversano l’intera carriera di Erwitt, affiancando ai suoi lavori più celebri un importante nucleo di immagini provenienti dalla sua collezione privata, molte delle quali mai esposte al pubblico.
Cinque sezioni accompagnano il visitatore nella vita e nell’opera dell’autore. Alle immagini che hanno reso celebre Elliott Erwitt nel mondo – fotografie entrate nell’immaginario collettivo sin dalla storica esposizione The Family of Man, curata da Edward Steichen al Museum of Modern Art di New York nel 1955 – si affianca un capitolo completamente dedicato alla sua produzione più personale. Qui la fotografia assume la forma del diario, senza mai ridursi a un semplice album di famiglia: dalle immagini private affiorano emozioni, relazioni e gesti nei quali ciascuno può riconoscersi.
Le immagini raccontano la vita privata dell’autore: le mogli, i figli, gli amici più cari, il maestro Edward Steichen, ritratto insieme alla sua prima figlia, e Sammy, il fedele cane che lo accompagnò per molti anni. Anche fotografie ormai universalmente conosciute vengono restituite al loro contesto originario. Il famoso ritratto della piccola Ellen osservata dalla madre, ad esempio, non viene presentato soltanto come una delle immagini simbolo della fotografia del Novecento, ma come un momento della vita familiare di Erwitt capace di trasformarsi, quasi inconsapevolmente, in un’icona universale.
Le fotografie private dialogano con i grandi reportage, con gli eventi che hanno segnato il Novecento e con i celebri ritratti delle personalità della politica, del cinema e della cultura internazionale. Il funerale del Presidente John Fitzgerald Kennedy, gli incontri con le grandi star del cinema, le immagini di strada, la vita familiare e gli episodi del quotidiano vivere convivono nello stesso racconto, dimostrando come per Erwitt non sia mai esistita una separazione tra storia e vita.
Un capitolo significativo della mostra è dedicato al rapporto tra Elliott Erwitt e l’Italia. Prima dell’emigrazione negli Stati Uniti, trascorse a Milano un periodo fondamentale della propria formazione. A dieci anni, a causa delle leggi razziali fasciste, fu costretto a lasciare l’Italia con la famiglia: un allontanamento forzato che non incrinò mai il suo profondo legame con il nostro Paese. Al contrario, continuò ad amare l’Italia e a tornarvi per tutta la vita, mantenendo con essa un rapporto di affetto e appartenenza che non venne mai meno. Quegli anni milanesi furono decisivi per la costruzione del suo immaginario visivo e della sua sensibilità culturale.
Sebastião Salgado a Bassano del Grappa
Sebastião Salgado con le fotografie provenienti dalla collezione della Maison Européenne de la Photographie, Parigi è invece il protagonista al Museo Civico di Bassano del Grappa (Vi), dal 24 ottobre 2026 al 4 aprile 2027.
Promossa e organizzata da Comune e Musei Civici di Bassano del Grappa, MEP – Maison Européenne de la Photographie di Parigi e Silvana Editoriale e patrocinata dalla Regione del Veneto, la mostra è la prima in Italia a raccontare l’intera opera del fotografo mancato l’anno scorso che, in 50 anni di carriera, ha saputo immortalare il dolore e la bellezza restituendo al pubblico il punto di vista di un artista divenuto immortale.
La mostra Sebastião Salgado ripercorre attraverso una selezione di oltre 160 scatti tutte le principali serie della vasta produzione dell’artista. Il percorso è diviso in due grandi sezioni. La prima parte della mostra presenta una panoramica delle serie “Other Americas”, “Sahel”, “Serra Pelada Gold Mine – Brazil”, “Workers”, “Kuwait”, “Exodus” e “Children of the Exodus” e documenta i primi 25 anni di attività del fotografo che ha affrontato la furia e i tormenti dell’umanità in tutto il mondo, mentre la seconda è dedicata al suo più grande progetto, durato oltre sette anni: Genesis, un omaggio alla bellezza e alla fragilità di un pianeta rimasto al riparo dalla follia degli uomini, la cui salvaguardia è vitale ora più che mai.
L’esposizione segue in ordine cronologico la carriera del fotografo e permette di restituire il senso complessivo della sua opera, così come lui stesso sosteneva: “Tutto quello che ho fatto, nell’insieme, è lo specchio della mia vita”.
Marc Chagall ad Aosta
E infine ad Aosta c’è ancora tempo fino al 25 ottobre per visitare la mostra Marc Chagall: Tra Poesia e Spiritualità al Museo Archeologico Regionale.
L’esposizione raccoglie 120 opere tra dipinti, sculture, gouache, disegni, incisioni, libri e ceramiche, realizzate tra il 1922 e il 1980. La rassegna, organizzata dall’Assessorato Istruzione, Cultura e Politiche identitarie, in collaborazione con il Museo Nazionale Marc Chagall di Nizza, a cura di Grégory Couderc, Anne Dopffer e Alberto Fiz, offre l’occasione per analizzare il legame tra la ricerca artistica di Marc Chagall e il Testo Sacro, attraverso una selezione esemplare di opere provenienti dal ricco patrimonio del Museo Nazionale Marc Chagall: «La Bibbia è la più grande fonte di poesia di tutti i tempi. Fin dall’infanzia ho cercato di ritrovarne il riflesso nella vita e nell’arte. La Bibbia è come una risonanza della natura, e ho cercato di trasmetterne il segreto» ha scritto Chagall.
Focalizzata sulla poesia del Messaggio biblico e del Cantico dei Cantici, la mostra propone anche ambiti di ricerca raramente esplorati, come quello legato all’arte plastica (compaiono ad esempio le sculture in pietra di Mosé e del Cristo in croce, entrambe del 1952-1954) e alla vetrata, di cui viene presentata una serie di maquette che consente al visitatore di immergersi nell’universo delle grandi realizzazioni concepite per la cattedrale di Metz, il tempio del Fraumünster di Zurigo o la sinagoga del centro ospedaliero Hadassah a Gerusalemme. La mostra coniuga così dimensione spettacolare, mediazione culturale e ricerca scientifica, valorizzando l’opera di uno dei più grandi artisti del XX secolo.
La foto pubblicata è stata inviata dall’ufficio stampa.
Foto credits: Marc Chagall, bozzetto per Il Cantico dei Cantici III, 1957. Musée National Marc Chagall, Nizza / Nice, Musée National Marc Chagall, MBMC 233. Credit, Chagall, by Siae 2026. RMN-Grand Palais (musée Marc Chagall) / Gérard Blot. Dist. Photo SCALA, Firenze
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