ESCLUSIVA. Italia-Libia: i pagamenti frenano le imprese, proposto un tavolo alla vigilia della visita di Dabaiba
Pagamenti difficili, regole incerte e procedure complesse continuano a ostacolare i rapporti economici tra Italia e Libia, nonostante un forte interesse reciproco a rafforzare l’interscambio. Alla vigilia della visita a Roma del primo ministro libico, Abdulhamid Dabaiba, atteso in Italia domani e dopodomani per una visita ufficiale, emerge una proposta operativa per sbloccare il dossier: l’attivazione di un tavolo tecnico bilaterale su compliance, pagamenti, dogane e sicurezza giuridica degli scambi. Secondo quanto appreso da “Agenzia Nova” da documenti trasmessi alle autorità italiane e libiche, le criticità che incontrano le imprese “non hanno carattere marginale o episodico”, ma rappresentano ostacoli strutturali che incidono direttamente sulla possibilità di operare in modo stabile e conforme. In particolare, le difficoltà nei pagamenti internazionali spingono spesso le aziende a ricorrere a triangolazioni attraverso Paesi terzi, con un aumento dei costi e un’esposizione a rischi legali, fiscali e reputazionali.
Il quadro delineato è quello di un sistema ancora fragile, in cui persistono incertezze sulla giurisdizione dei contratti, problemi nella tracciabilità dei flussi finanziari e disallineamenti nelle procedure doganali e fiscali. A ciò si aggiungono strumenti finanziari poco affidabili, come lettere di credito frequentemente contestate, e una gestione dei pagamenti che in alcuni casi continua a fare ricorso a contante o circuiti indiretti. Secondo le stesse fonti, esiste inoltre una “montagna” di crediti italiani non recuperati, quantificabili in centinaia di milioni di euro, che pesa ulteriormente sulla fiducia degli operatori. La proposta avanzata dalla Camera di commercio italo-libica, organismo bilaterale che si è rivolto a entrambi i governi libico e italiano, mira a superare queste criticità attraverso un meccanismo tecnico permanente tra i due Paesi, con l’obiettivo di costruire un quadro più chiaro e prevedibile per imprese e istituzioni. L’idea è quella di standardizzare procedure, rafforzare la cooperazione tra autorità finanziarie e di vigilanza, e definire linee guida condivise in materia di pagamenti, compliance e gestione delle controversie, così da rendere le operazioni “bancabili” e pienamente tracciabili. Tra gli strumenti allo studio figura anche il rafforzamento delle iniziative di accompagnamento alle imprese, tra cui incontri tra aziende italiane e partner libici e strumenti di supporto all’export promossi da Sace, ente pubblico per il credito all’esportazione, e dagli altri attori del sistema Italia, con l’obiettivo di facilitare l’avvio di collaborazioni operative.
L’iniziativa della Camera di commercio italo-libica si inserisce in una fase di rinnovato attivismo lungo l’asse Roma-Tripoli e assume particolare rilievo nel contesto della visita imminente di Dabaiba nella capitale italiana. Il premier sarà accompagnato, secondo quanto risulta ad “Agenzia Nova”, dal ministro di Stato per la Comunicazione e gli Affari politici, Walid al Lafi, e dal nuovo ministro di Stato per gli Affari del Consiglio dei ministri, Mohamed Omar Ben Ghalboun, nominato in sostituzione di Adel Juma. Quest’ultimo era stato ferito il 12 febbraio 2025 in un attacco armato sull’autostrada di Tripoli, dopo aver lasciato il complesso di Palm City, ed era stato successivamente curato tra Italia e Malta. A completare la delegazione libica saranno inoltre quattro vice ministri del Governo di unità nazionale.
La creazione di un Tavolo tecnico viene indicata come un passaggio necessario non solo per facilitare l’attività delle imprese italiane in Libia, ma anche per sostenere un percorso più ampio di normalizzazione economica del Paese nordafricano. Secondo quanto si apprende, un intervento rapido è considerato essenziale per evitare che altri attori internazionali consolidino standard operativi e canali preferenziali in un mercato ritenuto strategico per l’accesso al Nord Africa e all’Africa subsahariana. Il tema assume un peso ancora maggiore alla luce dei dati sull’interscambio: l’Italia si conferma il primo cliente della Libia, assorbendo circa il 22,5 per cento delle esportazioni del Paese, trainate quasi interamente da petrolio e gas, mentre si colloca al terzo posto tra i fornitori, con una quota di poco superiore al 10 per cento. Nel 2025, l’interscambio complessivo si è attestato intorno agli 8 miliardi di euro, con un forte disavanzo per l’Italia, che importa energia per circa 6 miliardi a fronte di esportazioni pari a meno di 2 miliardi. Un rapporto intenso che evidenzia da un lato la centralità della Libia per la sicurezza energetica italiana e, dall’altro, il potenziale ancora inespresso per una maggiore diversificazione delle relazioni economiche, soprattutto nei settori industriali, infrastrutturali e dei servizi, dove le imprese italiane continuano a essere tra i partner più richiesti, sia a Tripoli sia a Bengasi, ma incontrano ancora ostacoli operativi significativi.
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