Eugenia Roccella e Luigi Cavallari, un amore irredimibile e meravigliosamente sovversivo

30 Giugno 2026 - 19:20
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Era molto facile voler bene a Luigi Cavallari, il marito di Eugenia Roccella scomparso nel lago di Vico nel pomeriggio del 27 giugno. Era facile, perché Luigi era intelligente, affettuoso, gentile, e voleva bene, dimostrandolo, a chi voleva bene a sua moglie. Questa era l’unica, imprescindibile condizione, il resto non contava molto. A frequentarli, si finiva per attribuire senso e concretezza a quel mistero insondabile, a quella chimera pressoché inconoscibile che si chiama “amore coniugale”. Un ossimoro, secondo qualcuno. Un’invenzione campata per aria e piuttosto dubbia, oltretutto, se è vero che alla domanda: “Può esistere il vero amore tra moglie e marito?”, nelle corti d’amore provenzali, così come nella letteratura contemporanea e nella cinematografia di ogni tempo e paese, si è sempre risposto di no, che idea bislacca! L’amore, si sa, nasce e prospera se si nutre di ostacoli, di tensione, di incertezza, di fughe e ritorni, perfino di segretezza. Il matrimonio, un solido matrimonio che dura da mezzo secolo, può essere al massimo una tranquilla società di mutuo soccorso, un patto di reciproca tolleranza, l’impegno vagamente obbligatorio di chi non ha il coraggio di uscire dalle sicurezze acquisite…

A totale smentita di tutto ciò, Eugenia e Luigi si amavano con allegria ed entusiasmo, dopo cinquant’anni di matrimonio più cinque da quando si erano messi insieme, lei diciottenne e lui quasi trentenne. Meglio ancora: Luigi ed Eugenia erano innamorati. Gli sguardi che correvano tra loro erano sguardi innamorati. Non solo benevolenti, complici, solidali. C’era innamoramento e c’era amore nel diminutivo che Luigi riservava a sua moglie e che lui pronunciava come se l’avesse coniato in quel momento per la prima volta, con l’emozione di scoprire, ogni volta, che è possibile appartenersi nella libertà totale e nell’essere completamente se stessi. Non c’è stata prova, difficoltà, pena che nei cinquantacinque anni di amore tra Eugenia e Luigi abbia messo in discussione quel dato di fatto. Eugenia ha raccontato in un libro di ricordi, “Una famiglia radicale”, quanto singolare sia stata la sua vicenda di figlia unica di due genitori impegnati a cambiare la politica e il mondo ma poco capaci, per usare un eufemismo, di darle protezione e calore. Luigi è stato la famiglia di Eugenia, “lui mi ha salvato la vita”, ha sempre detto agli amici, e naturalmente gli amici hanno sempre saputo che Eugenia è stata la vita di Luigi. In questi giorni terribili di costernazione per la scomparsa di Luigi, ho pensato che l’unica cosa che possa dare l’idea del dolore di Eugenia sono le parole che Andromaca rivolge a Ettore: tu sei per me madre, padre, fratello, sposo. E’ da tragedia antica, quella modalità che assomiglia a un rapimento, che evoca un fato crudele e incurante del dolore di chi resta, quasi l’opera di una divinità gelosa di quei due innamorati irredimibili, Luigi ed Eugenia. Protagonisti di una storia che a chi ha poca fantasia può sembrare anacronistica, ed è invece stata meravigliosamente sovversiva.

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