Mondiali 2026, decisa la prima di Donald Trump allo stadio: l’Italia poteva cancellarla
Donald Trump non ha finora assistito di persona a nessuna partita dei Mondiali di calcio 2026, nonostante siano ospitati prevalentemente negli USA e nei mesi che hanno preceduto l’inizio del torneo li abbia pubblicizzati spesso e volentieri. Dopo essere mancato addirittura alla cerimonia inaugurale, però, nel frattempo sembra aver deciso in quale occasione si presenterà per la prima volta sugli spalti. E curiosamente si tratta di un evento che si incrocia con il destino dell’Italia, se gli Azzurri dell’allora ct Gennaro Gattuso avessero staccato il biglietto per l’America.
Il calendario della nazionale degli Stati Uniti prevede infatti il sedicesimo di finale in data mercoledì 1° luglio (anche se in Italia saranno le 2 del mattino di giovedì 2). Avversaria proprio la Bosnia, fatale agli Azzurri nel cammino verso i Mondiali 2026. Ebbene: chi passerà il turno nello scontro che si terrà a San Francisco si qualificherà per l’ottavo di finale in programma a Seattle alle 2 italiane del mattino di martedì 7 luglio. E proprio in quella occasione potrebbe palesarsi Trump.
La conferma arriva dalle colonne di ‘The Seattle Times’, secondo cui “Il King County International Airport ha informato un’azienda locale della possibilità di una restrizione temporanea dello spazio aereo, legata all’arrivo in città del Presidente o del Vicepresidente il 6 luglio, qualora la nazionale statunitense dovesse accedere agli ottavi di finale della Coppa del Mondo in quella data”. David Gudgel, presidente di Kenmore Air, ha dato seguito all’indiscrezione parlando con il quotidiano dell’informazione ricevuta dal locale aeroporto.
Ostacolo per la “missione Mondiali” del presidente Donald Trump resta quindi la Bosnia, peraltro già piuttosto sminuita in territorio statunitense in diretta televisiva. Chiaro che se a Zenica fosse andata diversamente, a giocare quella partita ci sarebbe potuta essere l’Italia. Altra condizione sarebbe stata, però, che gli Azzurri terminassero il Girone B al terzo posto, preceduti da Svizzera e Canada come avvenuto ai loro avversari nei playoff europei. Resta curioso pensare però che, in una diversa linea temporale, l’eventuale scontro a San Francisco tra la nostra Nazionale e quella degli Stati Uniti avrebbe potuto rimandare (e potenzialmente annullare) la prima sugli spalti del Presidente USA in una Coppa del Mondo da lui tanto attesa, pubblicizzata e celebrata.
D’altronde, l’assenza di Trump alla partita inaugurale degli Stati Uniti non era passata inosservata, e secondo alcune indiscrezioni non sarebbe stata del tutto casuale. Stando a quanto riportato dal ‘Mirror’, alcuni collaboratori della Casa Bianca avrebbero suggerito prudenza nelle apparizioni pubbliche durante il torneo, preoccupati dai cori intonati da tifosi provenienti da Paesi anglofoni — in particolare da Inghilterra, Scozia, Australia e Nuova Zelanda — che associano il nome del presidente a quello di Jeffrey Epstein. Una fonte anonima aveva riferito al quotidiano britannico che alla Casa Bianca vi sarebbe preoccupazione per il possibile impatto mediatico di queste contestazioni, soprattutto in occasione delle gare che coinvolgono nazionali di lingua inglese. Speculazioni che avevano persino alimentato l’ipotesi di una rivalutazione della sua presenza alla finale del 19 luglio al MetLife Stadium, anche se al momento non risultano conferme ufficiali da parte della Casa Bianca in tal senso.
A dispetto di queste tensioni, Trump ha continuato a celebrare pubblicamente il torneo. Su Truth ha scritto: “I numeri sono di gran lunga superiori a quelli di qualsiasi altra Coppa del Mondo nella storia. È un grande tributo agli Stati Uniti d’America. Grazie a tutti!”. Un entusiasmo ribadito anche nello Studio Ovale, dove di fronte alle polemiche sui visti negati a diverse delegazioni — il caso più eclatante quello dell’Iran, costretto a fare base a Tijuana con il personale logistico impossibilitato a ottenere i documenti necessari — il presidente aveva liquidato la questione con poche parole: “Facciamo entrare le persone giuste”, aggiungendo che “i Mondiali non hanno mai avuto un successo così grande”. Una posizione che ha fatto eco a quella del presidente della FIFA Gianni Infantino, il quale di fronte alle stesse polemiche aveva dichiarato: “Non possiamo intrometterci nelle politiche migratorie di un Paese organizzatore”.
Proprio Infantino, nel frattempo, aveva già annunciato a ‘Fox’ che Trump assisterà alla finale del torneo: “Saremo insieme a goderci la finale e a consegnare il trofeo al vincitore”. Non si tratterebbe della prima apparizione del presidente a un grande evento calcistico targato FIFA: lo scorso anno Trump era presente al MetLife Stadium per la finale del Mondiale per Club tra Chelsea e Paris Saint-Germain, dove il suo ingresso sul palco fu accompagnato dai fischi di una parte del pubblico. L’eventuale comparsa a Seattle il 6 luglio rappresenterebbe dunque un passaggio intermedio — e per certi versi un banco di prova — prima dell’appuntamento conclusivo che lo stesso numero uno della FIFA ha già messo in agenda.
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