“Facciamo la storia”: così gli arrestati parlavano della bomba contro Ranucci

30 Giugno 2026 - 14:26
0

“La bomba sono andato a mettere là! Facciamo la storia”. È questa la frase intercettata dagli investigatori che rappresenta uno degli elementi chiave dell’inchiesta sull’attentato dinamitardo contro il giornalista Sigfrido Ranucci. Nella stessa conversazione, uno degli arrestati lascia intendere di aver agito su mandato di altri: “Mi contattò uno (…) lo sai com’è (…) quando vai a Roma”, confermando così l’ipotesi degli inquirenti che il commando abbia operato su commissione.

Gli arresti

Sulla base delle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, i carabinieri hanno eseguito quattro misure cautelari: tre persone sono finite in carcere e una agli arresti domiciliari. Gli indagati, di età compresa tra i 22 e i 53 anni e residenti tra le province di Napoli e Avellino, sono accusati, a vario titolo, di detenzione, porto e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con l’aggravante del metodo mafioso. Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe agito dietro compenso di alcune migliaia di euro. Le indagini proseguono per individuare i mandanti, mentre sono in corso anche perquisizioni nei confronti di altre persone sospettate di aver fornito esplosivo e supporto logistico.

L’attentato risale alla sera del 16 ottobre 2025, quando un ordigno venne fatto esplodere davanti all’abitazione di Ranucci, a Pomezia. L’esplosione distrusse le due automobili del giornalista parcheggiate all’esterno della villetta e provocò danni al muro di cinta, senza causare feriti.

Le indagini

L’inchiesta ha richiesto mesi di lavoro e una complessa attività investigativa. Fondamentali sono stati i rilievi tecnico-scientifici, che hanno accertato l’utilizzo di una carica di “gelatina da cava”, un esplosivo obsoleto ma estremamente potente. Decisiva anche l’analisi dei sistemi di videosorveglianza e dei tabulati telefonici. Una telecamera sulla statale Pontina ha consentito di individuare una Fiat 500X noleggiata in Campania, utilizzata per raggiungere il luogo dell’attentato e rientrare subito dopo. L’incrocio dei dati telefonici ha poi dimostrato che gli spostamenti dei cellulari degli indagati coincidevano con il percorso dell’auto sia il giorno dell’attentato sia durante un sopralluogo effettuato nei giorni precedenti.

Dalle intercettazioni emerge inoltre che il gruppo era pronto a lasciare l’Italia qualora le indagini si fossero avvicinate a loro. I presunti mandanti, ancora senza nome, avrebbero garantito assistenza economica, schede telefoniche dedicate, supporto legale e persino una fuga all’estero. In una conversazione, uno degli arrestati spiega: “Ti danno i soldi e ti vai a divertire… 10-15 giorni… e poi torni… ogni giorno ti caricano i soldi sulla carta”, mentre in un altro passaggio vengono fornite precise indicazioni per evitare di essere rintracciati: “I telefoni non ve li dovete portare proprio (…) ogni volta che la usi chiami, stacchi e la butti”.

Secondo il giudice per le indagini preliminari, gli elementi raccolti sono “gravi, precisi e concordanti” e dimostrano il ruolo specifico di ciascun componente del commando. Antonio Passariello sarebbe colui che ha reperito l’automobile e collocato materialmente l’ordigno, mentre Pellegrino D’Avino avrebbe curato l’approvvigionamento dell’esplosivo e mantenuto i contatti con chi avrebbe commissionato l’attentato.

Raggiunto telefonicamente da Agorà Estate, Sigfrido Ranucci ha commentato gli arresti ringraziando gli investigatori: “Sapevo che sarebbe avvenuto qualcosa, ma ovviamente dalle indagini non è trapelato nulla. Adesso aspettiamo gli sviluppi. Ho voluto ringraziare personalmente il Nucleo investigativo dei Carabinieri e il dottor Carlo Villani, che mi aveva promesso che avrebbe chiuso le indagini ed è stato di parola. Adesso bisognerà capire i dettagli di tutta questa vicenda e capire se ci sono altri livelli”. Il giornalista ha poi aggiunto: “Da quello che ho capito c’è chi ha organizzato, chi è stato complice, chi ha fornito assistenza legale, chi ha provato a distruggere le sim. Vedremo cosa accadrà ancora”.

L'articolo “Facciamo la storia”: così gli arrestati parlavano della bomba contro Ranucci proviene da Blitz quotidiano.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Eventi e News

Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User