Fango e deep fake: la guerra sporca del M5S contro Meloni. Malan: vergognoso tentativo di ingannare la gente. La magistratura accerti

Non c’è fine al peggio: la propaganda del Movimento 5 Stelle dimostra di non avere più senso del limite e confini, né morali né legali. Dopo i frame manipolati sul vertice di Evian, i grillini hanno superato ogni soglia di abiezione pur di infangare il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ricorrendo a un vero e proprio “tarocco” tecnologico per screditare il governo e l’immagine dell’Italia all’estero.
Trump-Meloni, il M5S gioca sporco, Malan: gravissimo deep fake
Ebbene, oltre a quanto rilevato in un servizio già pubblicato e inerente parole e situazioni pregresse che ineriscono al leader grillino Giuseppe Conte in veste di ex premier, e sui falsi d’autore divulgati in rete, arriva in queste ore anche una denuncia durissima del presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, che sulla ignobile manipolazione di immagini e situazioni, ha tuonato: «Con la consueta propensione al falso e alla menzogna, il Movimento 5 Stelle, per screditare il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, usa un deep fake, in cui il nostro capo del governo è raffigurato nell’atto di fare un selfie con il presidente Trump.
Insulti e fango artefatto, la guerra sporca del M5S contro Meloni
Una mistificazione totale, aggravata dagli insulti che – come se non bastasse – il deputato Pellegrini inserisce in un commento in cui «accusa Meloni di aver superato la fantasia con la realtà, e dunque di essere “inadatta, inadeguata, ridicola, servile”». Una manipolazione che Malan bolla duramente come un «vergognoso tentativo di ingannare la gente», aggiungendo in calce a denuncia e indignazione, anche la considerazione per cui, per quanto potesse sembrare «difficile superare in abiezione la frase delle ginocchiere», gli esponenti pentastellati «in pochi giorni ci sono riusciti»…
Malan denuncia e si richiama al codice penale
Ma stavolta il giochino rischia di costare carissimo ai professionisti della disinformazione. Come rileva Malan nella sua disamina, infatti, la recente legge sull’intelligenza artificiale ha introdotto regole severe: «Il codice penale, all’articolo 612-quater – ricorda il presidente dei senatori di FdI – punisce con la reclusione da uno a cinque anni chiunque cagiona un danno ingiusto ad una persona, cedendo, pubblicando o altrimenti diffondendo, senza il suo consenso, immagini alterate con l’intelligenza artificiale idonee a indurre in inganno».
Ora «la magistratura accerti»
Peraltro, sottolinea Malan, «si procede d’ufficio in alcune circostanze, tra cui quella in cui – come sarebbe in questo caso – il fatto avviene nei confronti di una pubblica autorità a causa delle funzioni esercitate». Insomma, codice deontologico e penale a parte, quello che è certo è che siamo di fronte a una vera e propria operazione di “guerra ibrida” che danneggia immagine e sicurezza nazionale.
Tanto che Malan evidenzia e conclude: «Di certo si tratta di disinformazione su una controversia internazionale che sta indebolendo l’Occidente a vantaggio di competitor come Russia e Cina, che si inserisce in quella guerra ibrida che è tra le peggiori minacce alla sicurezza nazionale. È incredibile e molto grave che l’autore sia componente di un organo delicatissimo come il Copasir. Mi auguro che la magistratura accerti se il codice penale è stato violato, e non faccia finta di nulla»…
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