Fattori scottanti: come scegliere la crema solare più giusta per sé

19 Giugno 2026 - 17:36
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Fattori scottanti: come scegliere la crema solare più giusta per sé

NON ABBIAMO MAI SAPUTO così tanto sul sole. Conosciamo i rischi di un’esposizione sregolata, consultiamo dermatologi, possediamo più protezioni di ultima generazione. Puntualmente, però, quando arriva l’estate, qualcosa cambia. Applichiamo il nostro Spf e i solari diligentemente il primo giorno, spaventate al pensiero della pelle arrossata. Poi, scampato il pericolo, ci esponiamo “nature”. Un’amnesia collettiva alimentata dalla corsa all’abbronzatura, che in Italia resta tra i codici estetici più resistenti. È in questo scarto tra teoria e pratica che si gioca il contraddittorio rapporto con il sole. Lo confermano i dati dell’Osservatorio Heliocare 2026 di Cantabria Labs, condotto tra luglio e dicembre 2025 su 1.500 italiani. Per il 46 per cento del campione, l’abbronzatura è segno di bellezza o salute. Solo il 28 per cento è consapevole dei danni legati all’esposizione e appena il 23 la associa all’invecchiamento cutaneo.

Creme solari per ogni budget e per ogni pelle

«Cambiare percezione», spiega la dermatologa Arianna Rizzo, «è difficile, anche se sappiamo che la luce solare è un fattore di rischio». Da contrastare con la protezione giusta. È su questo terreno scivoloso che si consuma lo scontro più rovente di stagione: puriste dell’Spf 50 versus rilassate adepte dell’Spf 30.

Creme solari: come si calcola l’Spf ?

«Il Sun protection factor viene determinato in laboratorio su volontari: si applica il prodotto sulla pelle, si espone la zona a raggi Uv controllati, si misura il tempo in cui compare l’arrossamento e lo si confronta con quanto succede su un’area non protetta. Il risultato è un rapporto matematico che genera il numero visibile in etichetta», spiega il cosmetologo Umberto Borellini. Ora, un Spf 30 filtra il 96-97 per cento dei raggi Uvb, mentre un Spf 50 arriva al 98-99 per cento. Una differenza minima sulla carta, ma meno trascurabile di quanto sembri. «Il fattore 30 lascia passare circa il 50 per cento in più di radiazioni rispetto al 50», chiarisce Rizzo. Tradotto: ci si abbronza più velocemente, ma aumenta il rischio di scottature e danni cutanei.

La differenza sta nell’uso dei solari

Foto Getty Images

Borellini sottolinea anche il pericolo di dare troppa fiducia ai numeri: «Quelli indicati sul flacone non sono valori assoluti. Nei test di laboratorio si usa più prodotto di quanto ne applichiamo nella vita reale. Se sul flacone c’è scritto 30, meglio pensare a 20. Soprattutto se si ha un fototipo chiaro o ci si espone in contesti particolari: neve, acqua e sabbia riflettono i raggi Uv e aumentano la probabilità di ustioni. L’erba molto meno: per questo ci si scotta più facilmente al mare che su un prato a bordo piscina». Insomma, più che il numero sull’etichetta, fa la differenza come si usa il prodotto. A partire dalla quantità: per raggiungere la cifra dichiarata in etichetta ne servono circa 30-35 ml per il corpo (un bicchiere da shot) e una dose pari a due dita per il viso. E la protezione va rinnovata ogni due ore. E sempre dopo il bagno o l’uso dell’asciugamano.

Massima difesa per le zone delicate

In questo scenario, l’Spf 50 offre un margine di sicurezza maggiore, soprattutto nelle prime esposizioni e per le zone delicate. «Naso, spalle e testa richiedono sempre la massima attenzione. Solo dopo un paio di settimane si può scendere a 30, l’importante è non arrivare mai ad arrossarsi», conclude Borellini. Anche perché il tema centrale, come spiega Massimo Milani, direttore medico di Cantabria Labs, non è tanto la tintarella: «Il punto è evitare la scottatura solare. I danni cutanei provocati, nel lungo periodo, possono portare invecchiamento precoce o tumori della pelle». In questo senso, la protezione 50 è più indulgente verso gli errori di applicazione. Milani continua: «La moderna fotobiologia raccomanda soprattutto i filtri 50+, perché generalmente applichiamo meno crema del necessario. I dati mostrano che la riduzione del rischio di ustioni è migliore con un Spf 50+ rispetto a un 30. Naturalmente, fototipo, età e altre condizioni contano. Chi soffre di patologie autoimmuni, fotodermatosi o assume farmaci fotosensibilizzanti deve proteggersi con particolare cura». E attenzione all’effetto rebound: un fattore di protezione alto può creare falsa sicurezza, portando a stare al sole più a lungo e a saltare la riapplicazione.

Come si immagazzina la vitamina D?

Resta, infine, da confutare uno degli argomenti più usati da chi, imperterrito, continua a esporsi senza filtri: la sintesi della vitamina D. «È un falso problema», ridimensiona Borellini. «Per produrla, basta ritagliarsi qualche minuto al giorno per una passeggiata, anche in città. La luce trova comunque il modo di raggiungere la pelle, anche se siamo coperti». La prova? «Se la mancata esposizione fosse davvero un rischio, le suore di clausura avrebbero tutte ossa fragili, e non è così». Anche al mare, quindi, protetti dall’ombrellone, la sintesi avviene senza difficoltà. Conclude l’esperto: «Non c’è bisogno di ore a picco sotto il sole come lucertole».

Foto Simone Agostoni

Idratanti e lenitivi, per tutta la famiglia: Hydrasun Invisible Cream Spf 30 e Hydrasun Spray Milk Spf 50 di Face_D (150 ml, euro 24,50 l’uno). Con fiori di loto e tè bianco: The Ritual of Karma Sun Protection Milky Spray Spf 30 e Foaming Sun Protection Spf 50 di Rituals (200 ml, euro 18,90 l’uno). Invisibili, anti-macchia e anti-età: Brume Solare Fresca Spf 30 e Olio Solare Abbronzante Alta Protezione Spf 50 di Nuxe (150 ml, euro 32,90 l’uno). Delicate: Crema Solare per Pelli Ultrasensibili Spf 30 (125 ml, euro 21,50) e Crema Solare Viso e Corpo Spf 50+ (125 ml, euro 22,50). Di L’Erbolario. Trasparenti e a rapido assorbimento: Sun Protection Invisible Spray Spf 30 (150 ml, euro 23,99) e Invisible Spray Spf 50 (150 ml, euro 25,99) di Kiko Milano. Water resistant, efficaci anche su wet skin: Heliocare 360° Invisible Spray Spf 30 (200 ml, euro 25) e Advanced Gel Spf 50 (250 ml, euro 27,90) di Cantabria Labs.

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