«Fermatevi! Convertitevi!»: il grido di Leone XIV contro i trafficanti di uomini (video)

«Fermatevi! Convertitevi!». Il monito di Papa Leone XIV ai trafficanti di uomini è risuonato da Tenerife, ultima tappa del suo viaggio in Spagna e luogo simbolo degli arrivi di migranti. «Dovrete comparire davanti alla giustizia divina», ha aggiunto il Pontefice, parlando in spagnolo con una durezza alla quale non si è abituati. Si è trattato di un avvertimento di straordinaria potenza, reso ancora più forte dalla memoria di un precedente che fece storia: quel «convertitevi, una volta verrà il giudizio di Dio» che Giovanni Paolo II scandì il 9 maggio 1993 nella Valle dei Templi ad Agrigento rivolgendosi ai mafiosi.
Il grido di Leone XIV contro i migranti: «Fermatevi! Convertitevi!»
Parole simili furono usate contro i mafiosi anche da Bergoglio, il 15 settembre 2018, a Palermo durante il 25° anniversario della morte del Beato Don Pino Puglisi. Leone non poteva non avere nella mente questi appelli, che appartengono alla memoria collettiva dei laici, figurarsi dei vertici della Chiesa. Va dunque necessariamente letta come una scelta precisa quella di usare per i trafficanti le stesse parole che i suoi predecessori hanno usato per i mafiosi.
Una dimensione criminale che Prevost ha fotografato in tutta la sua brutalità. «Da questa piazza voglio rivolgere una parola chiara a coloro che approfittano della disperazione; a coloro che organizzano percorsi di morte, trafficano in esseri umani, trattengono i documenti, sfruttano i lavoratori, minacciano le donne, ingannano le famiglie e trasformano la sofferenza altrui in un affare. Fermatevi! Convertitevi», sono state le parole pronunciate di fronte ai migranti e alle realtà che operano per la loro integrazione.
«Le lacrime e il sangue di questi fratelli gridano a Dio»
«Le lacrime e il sangue di questi fratelli gridano a Dio e le loro sofferenze giungono fino a Lui. Il denaro strappato alla vulnerabilità dei poveri non darà pace, né onore, né futuro. Per ogni vita perduta, ogni famiglia ingannata, ogni corpo sottomesso, ogni donna minacciata, ogni lavoratore sfruttato, dovrete comparire davanti alla giustizia divina», ha tuonato il Pontefice. «Spezzate quelle catene e liberate coloro che tenete sotto il vostro dominio. Restituite ciò che avete sottratto e riparate quanto potete. Ritornate finché c’è ancora tempo, perché la misericordia di Dio – ha ricordato Papa Prevost – può raggiungere anche il peccatore più incallito, ma entra solo attraverso la porta stretta della verità, della giustizia e della conversione».
Il richiamo all’integrazione come «cammino reciproco»
In un discorso tutto attraversato da una grande intensità, Leone XIV è tornato sui temi dell’accoglienza, dell’apertura all’altro da sé, del riconoscersi nei migranti, del rispetto della dignità e del sentimento di speranza che sono di ogni uomo. Ma non si è rivolto solo alle comunità e alle istituzioni che accolgono e che non devono mai ritirarsi «nella paura o nell’indifferenza» né possono «rimanere indifferenti di fronte alle vittime dei naufragi e alla mancanza di soccorso, di fronte ai cimiteri del mare», ricordando che «ogni vita umana persa è un fallimento per la famiglia umana». Il Papa si è rivolto anche alle stesse comunità di migranti, ricordando che «integrare è un cammino reciproco».
«L’accoglienza apre la porta; l’integrazione aiuta a varcare la soglia. L’assistenza mette un balsamo sulla ferita e l’integrazione ricostruisce il futuro. Integrare non significa cancellare la storia di chi arriva né esigere che lasci alle spalle tutto ciò che fa parte della sua memoria», ha detto il Papa, sottolineando che «non significa nemmeno creare mondi paralleli, chiusi gli uni agli altri, dove le persone convivono senza incontrarsi realmente». «Integrare – ha chiarito il Pontefice – è un cammino reciproco: chi arriva impara ad abitare una terra nuova, e chi accoglie impara ad allargare la propria casa senza diluire la propria identità né chiudere il cuore all’incontro».
L’appello ai migranti: «Imparate la lingua, rispettate le leggi, conoscente i costumi» di chi vi accoglie
«A voi, cari fratelli migranti, spetta una parte nobile e necessaria di questo cammino: aprirvi con fiducia alla comunità che vi accoglie, imparare la sua lingua, rispettare le sue leggi, conoscere i suoi costumi, partecipare alla vita comune e offrire con gratitudine i vostri doni», ha detto ancora Prevost, ricordando che «ogni società che accoglie ha dei doveri nei confronti di chi arriva; e chi è accolto scopre a sua volta che la dignità, riconosciuta come diritto, fiorisce quando si trasforma in responsabilità e in sincero desiderio di costruire insieme agli altri».
L'articolo «Fermatevi! Convertitevi!»: il grido di Leone XIV contro i trafficanti di uomini (video) sembra essere il primo su Secolo d'Italia.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)