Ferrari Luce, tutte vendute quelle destinate alla Cina
Da Shanghai arriva una notizia che si contrappone alle critiche ricevute dal lancio della nuova Ferrari Luce. Le 88 unità inizialmente assegnate al mercato cinese risultano già esaurite. Prima ancora che le prime consegne iniziassero, prima che qualcuno avesse davvero guidato la berlina elettrica di Maranello su una strada pubblica cinese. Se il numero è piccolo in valore assoluto, in un paese che vende milioni di vetture ogni mese, il significato è tutt’altro che trascurabile.
La Luce è stata presentata ufficialmente in Italia a maggio, a Roma, con la firma di Jony Ive e un prezzo di partenza da 550.000 euro per il mercato europeo. Il suo debutto in Cina è avvenuto poche settimane dopo, con una presentazione a Shanghai e un listino locale di 3,988 milioni di yuan, pari a circa 586.600 dollari.
Già soldout
Quelle 88 unità, stando alle informazioni circolate sulla stampa specializzata cinese, sarebbero state assegnate in tempi molto brevi. Non ci sono stati periodi di attesa, liste di interesse da scorrere o aste silenziose: il contingente è stato assorbito quasi subito. È un segnale di domanda reale che dimostra come il brand Ferrari continui ad avere una forza di attrazione propria nel paese che è diventato il maggior mercato mondiale di auto elettriche.
C’è però una cosa importante da tenere a mente: 88 unità non rappresentano soltanto una piccola serie per collezionisti. Sono un primo termometro della domanda per una vettura che cambia profondamente linguaggio rispetto alla storia del marchio. Non è una supercar a due posti da pista e neanche una comune Ferrari. È una granturismo elettrica a quattro porte e cinque posti, con più di 1.000 CV, un’autonomia superiore ai 500 km e una velocità massima dichiarata oltre i 310 km/h. Un prodotto che non aveva precedenti nel catalogo di Maranello e che apre un nuovo capitolo, nato evidentemente per guardare oltre i confini europei, dove le critiche non sono mancate.
Il fascino delle vetture d’importazione
Il prezzo della Luce in Cina, 3,988 milioni di yuan, merita una riflessione. Il dato appare ancora più significativo se confrontato con la fiscalità cinese tradizionalmente poco favorevole alle auto importate ad alte prestazioni. Ferrari ha scelto di non rincarare ulteriormente il prezzo d’ingresso, lasciando alla vettura un posizionamento coerente con il proprio universo di esclusività.
C’è anche un aspetto culturale che conta: in Cina, possedere un’auto di importazione di alto livello è ancora un segnale di status, forse più che in qualsiasi altro mercato occidentale. Non è solo l’auto che si sceglie: è il messaggio che si manda. Una Ferrari, con la sua storia, il suo nome e ora anche la sua tecnologia elettrica, porta con sé una narrativa che i marchi cinesi non possono ancora replicare con la stessa profondità storica, in quanto vengono visti solo come oggetti tecnologici, alla pari di uno smartphone.
Il paese dell’elettrico
La Cina non è solo il mercato più grande: è il laboratorio più avanzato, il contesto dove le tecnologie maturano più in fretta e dove le aspettative dei clienti corrono più veloci che altrove. Sul piano dei numeri puri, il confronto con alcune elettriche cinesi può apparire impietoso. Modelli come Yangwang U9 o Hyptec SSR dichiarano accelerazioni e potenze elevate a prezzi decisamente inferiori. Ma è proprio qui che si misura la differenza tra un prodotto tecnologico e un’automobile che vive di identità, tradizione industriale, rete di clienti e valore nel tempo.
È una distinzione sottile ma fondamentale. Quando si acquista una Ferrari, non si compra una scheda tecnica ottimizzata: si entra in un universo fatto di storia, di cultura della guida, di una comunità globale di appassionati e collezionisti. I marchi cinesi non possono ancora offrire questo tipo di garanzia, semplicemente perché non hanno ancora abbastanza storia alle spalle. Nel lusso, il tempo è una delle risorse più difficili da comprare.
Ferrari non può e non deve inseguire la corsa alla scheda tecnica. La sua partita è un’altra: dimostrare che anche con quattro motori elettrici, una batteria da 122 kWh e un’architettura a 800 Volt possa continuare a esistere un carattere Ferrari riconoscibile. Per questo scopo la Cina è il mercato più pronto ad affrontare questo cambiamento della storia del Cavallino.
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