Covid, Conte e Arcuri nella bufera: incontri dalla tempistica sospetta e conflitto d’interessi. FdI insorge: che dovevano dirsi?

Conte e Arcuri e lo scoop che li “inguaia”. La matassa dell’inchiesta Covid sembra ingarbugliarsi sempre di più, ma da Fratelli d’Italia – in prima linea sul caso e su quello che non torna tra documenti e procedure d’indagine, sulla gestione dell’emergenza pandemica – sono determinati a scioglierne nodi e intrecci. A partire da un’anomalia macroscopica che grava sulla commissione che sta faticosamente cercando di riprendere le fila: il gigantesco “conflitto d’interessi” di Giuseppe Conte. Come evidenziato dall’editoriale di Maurizio Belpietro su La Verità in edicola, l’ex premier oggi siede in commissione indossando la toga del giudice e del pm su fatti che lo hanno visto protagonista assoluto (laddove il riferimento di confronto con il sistema giudiziario è del tutto non casuale)…
Commissione Covid, Conte incontra Arcuri? Ecco cosa non torna e perché FdI insorge
Ma c’è di più: chi dovrebbe porre le domande frequenta assiduamente, in privato, il testimone chiave che quelle risposte dovrebbe darle, ovvero l’ex commissario Domenico Arcuri. Un corto circuito istituzionale che mina l’imparzialità delle indagini e che, come sottolineato ieri da Galeazzo Bignami, evoca un modus operandi non proprio inedito: «È uno schema già visto ed usato in Antimafia da Natoli e Scarpinato: testimone e commissario, protetto dalla sua immunità ad essere sentito in Commissione, si confrontano prima di venire in Commissione proprio sui temi di cui dovranno riferire. Un uso distorto delle Istituzioni che ha un obiettivo evidente: impedire alla Commissione d’inchiesta sul Covid di svolgere il suo lavoro».
Una “strana” successione temporale e il dubbio: «Concordano la versione?»
A insospettire il centrodestra è una sequenza temporale a dir poco inquietante portata alla luce dall’inchiesta di Giacomo Amadori su La Verità. Dunque, come riporta la testata, il 17 giugno l’ufficio di presidenza della commissione Covid decide di convocare Arcuri. Il giorno dopo, il 18, Conte e l’ex commissario si vedono a cena. Il 19, Arcuri scrive alla commissione dicendosi “disponibile” all’audizione. Un tempismo che salta quanto meno agli occhi dei parlamentari di FdI e che scatena dubbi innescando reazioni e commenti che li motivano e certificano. Tanto che Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera, è netto nel commentare gli ultimi risvolti emersi a mezzo stampa: «Su La Verità Domenico Arcuri ammette candidamente che è solito incontrarsi con Giuseppe Conte».
Commissione Covid, Conte, Arcuri e le audizioni (mancate o rinviate): un “tempismo sospetto”
E prosegue: «Quindi il testimone chiave della vicenda del Covid è solito incontrarsi con il componente più controverso della Commissione Covid. E lo fa con una coincidenza temporale che parla da sé: il 17 giugno la Commissione decide di convocare Arcuri a testimonianza. Il 18 giugno Arcuri e Conte si incontrano a casa di Arcuri. E il 19 giugno Arcuri per la prima volta scrive alla Commissione dicendosi disponibile, anche se in realtà è un obbligo, a venire in Commissione per rendere testimonianza… Non serve Agata Christie per capire che tre coincidenze in questo caso fanno ben più di una prova».
«Viene da chiedersi cosa avessero da dirsi il duo Conte-Arcuri»…
A stretto giro il presidente dei senatori di FdI, Lucio Malan, solleva quindi il dubbio centrale: «Viene da chiedersi cosa avessero da dirsi il duo Conte-Arcuri? C’entra qualcosa con la lettera inviata il giorno dopo da Arcuri al presidente Lisei in cui ha dato disponibilità ad essere audìto dalla Commissione?». E incalzando, a stretto giro il presidente dei senatori di FdI, aggiunge anche: «Che avessero necessità di concordare qualche posizione? Come al solito Conte preferisce parlare della pandemia altrove, ora probabilmente anche in privato, con colui che aveva scelto come commissario all’emergenza Covid, ma non dove dovrebbe: e cioè la Commissione».
Buonguerrieri e lo spettro del conflitto d’interessi
Sulla stessa linea la deputata Alice Buonguerrieri, esponente di FdI e capogruppo della Commissione Covid, che nel ripercorrere i passi delle nuove acquisizioni sottolinea intanto come la decisione di escutere Arcuri fosse stata presa in aperta avversità del M5S. «Il 17 giugno l’ufficio di presidenza della commissione Covid decide, con la netta contrarietà del M5s, di escutere a testimonianza Arcuri, nominato da Conte. Il giorno dopo, Conte, componente della stessa commissione, incontra Arcuri. Il giorno dopo ancora, tramite lettera, Arcuri avvisa la commissione, per la prima volta, che è “disponibile” a farsi audire». Cronologia e concomitanze che, a detta della deputata di FdI rappresentano «fatti gravi, dalla successione temporale inquietante, che rendono ancora più evidente il conflitto di interessi in cui versa Conte, il quale siede in commissione non per far emergere la verità. Ma per affossarla».
Zedda: «Gli italiani hanno diritto a delle risposte»
Infine, Antonella Zedda, vicepresidente dei senatori meloniani e componente della commissione Covid, tira giù con nettezza la maschera della strategia delle opposizioni: «La polemica costruita in queste settimane dalle opposizioni sulla commissione aveva uno scopo ben preciso: proteggere Arcuri. Ora tutto torna. E ancora: «Conte non trova tempo per venire in commissione, dove latita da commissario e dove fugge da audìto, ma trova modo di incontrare informalmente un testimone chiave in una tempistica sospetta?». Evidenziando nelle more: «Vorremmo ricordare a lui (Arcuri, ndr) e a tutto il M5S, che testimoniare sotto giuramento non è una gentile concessione a FdI, ma un obbligo di legge». E ribadendo in conclusione: «Ci chiediamo anche perché non sia venuto prima, quando non era obbligato. Aspettiamo questo momento. Anche perché sono molti i punti oscuri della sua gestione, e gli italiani hanno diritto a delle risposte».
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