Feta, miele e buio assoluto: la cena all’Istituto dei Ciechi di Milano che profuma di Grecia

Il gusto della feta e del miele con qualcosa di croccante sopra, esplode alla prima cucchiaiata. Il buio amplifica i sapori, i profumi: lo dicono tutti, ma finché non ci finisci dentro, nel buio vero, quello nero che più nero non si può, non lo capisci davvero.
Non è facile. Varchi la porta con il sorriso, convinto di vivere un’esperienza diversa, ma appena il buio ti inghiotte – perché sì, ti inghiotte – tutto cambia. La cena al buio è un’esperienza da fare. E l’idea che ha avuto l’Istituto Ellenico di Milano, guidato da Nikos Frangos, è stata davvero centrata: unire questa immersione sensoriale con i prodotti della cucina greca, portando gli ospiti a scoprire olio d’oliva, kroko di Kozani, feta, miele, yogurt, masticha di Chios, ouzo e vino esclusivamente attraverso il gusto e l’olfatto.
La serata di mercoledì 13 maggio si è tenuta all’Istituto dei Ciechi di Milano. A organizzarla, l’Ufficio per gli Affari Economici e Commerciali dell’Ambasciata di Grecia in Italia, insieme all’Istituto Ellenico di Cultura e all’Istituto dei Ciechi. A sostenere l’iniziativa come partner per la comunicazione e l’internazionalizzazione, l’Associazione Ellenica degli Esportatori (PSE). Il ricavato dell’evento andrà all’Istituto dei Ciechi per sostenere le sue attività.
Tra i partecipanti molti greci, che con i sapori portati in tavola hanno un rapporto antico e familiare. Ma gli italiani presenti hanno avuto qualcosa in più da scoprire: prodotti DOP e IGP spesso poco conosciuti al di fuori della Grecia, che nel buio hanno perso ogni etichetta e si sono presentati solo per quello che sono: intensi, netti, riconoscibili una volta che il palato li incontra senza distrazioni.
A guidare gli ospiti nel buio, tre camerieri non vedenti: Barbara, Antony, Alberto. La loro sensibilità nel muoversi, nel rassicurare, nel trovare con una battuta il momento giusto per allentare la tensione, ha tenuto insieme la serata con una leggerezza inaspettata.
E poi c’è l’effetto che non si può pianificare. Nel buio, tra sconosciuti seduti allo stesso tavolo, qualcosa si allenta. Si comincia a parlare, davvero, di cose che normalmente resterebbero chiuse. Dettagli di vita, ricordi, impressioni che nessuno condividerebbe se ci si guardasse negli occhi. Togliere la vista toglie anche una parte delle difese. Quello che rimane è la voce, il suono di chi hai accanto, e il sapore di quello che hai nel piatto.
La serata aveva avuto un prologo “storico”. Prima di sedersi al buio, gli ospiti hanno potuto visitare all’Istituto dei Ciechi il meccanismo di Anticitera, un reperto straordinario: recuperato nel 1901 dal relitto di un naufragio avvenuto nel I secolo a.C. al largo dell’isola greca omonima, si tratta di un sofisticato planetario a ruote dentate capace di calcolare il sorgere del sole, le fasi lunari, i movimenti dei cinque pianeti allora conosciuti, gli equinozi, i mesi, i giorni della settimana e persino le date dei giochi olimpici. La mostra resterà all’Istituto dei Ciechi per due settimane, prima di proseguire in altre città italiane. Un oggetto antico che parla di scienza, di mare e di Grecia, proprio come il cibo che sarebbe arrivato dopo.
La cena al buio esiste da anni in varie forme. Ma l’intuizione dell’Istituto Ellenico è stata quella di non usarla solo come cornice: il buio aveva uno scopo preciso, far arrivare la cucina greca dritta ai sensi, senza mediazioni visive, senza la distrazione di un piatto ben presentato o di un’etichetta da leggere. Il cibo, però, alla fine è solo un pretesto. Quando si torna alla luce, quello che resta non è solo la memoria di un sapore.
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