Fiom di Siracusa: “L’investimento Isab non basta a salvare il polo di Priolo”

24 Luglio 2026 - 15:45
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Fiom di Siracusa: “L’investimento Isab non basta a salvare il polo di Priolo”

L’investimento annunciato da Isab nella produzione di biocarburanti rappresenta un segnale importante, ma non può essere considerato la risposta alla crisi che attraversa il polo petrolchimico siracusano. È la posizione della Fiom Sicilia, che torna a chiedere al Governo una strategia industriale complessiva per il futuro dell’area industriale di Priolo.

Secondo il sindacato, infatti, il progetto rischia di rimanere un’iniziativa isolata se non inserito all’interno di una più ampia politica industriale capace di garantire continuità produttiva, occupazione e competitività.

La Fiom ricorda inoltre che la vicenda Isab si inserisce in un quadro ancora non del tutto definito. È infatti ancora in corso il procedimento relativo all’esercizio dei poteri di Golden Power, circostanza che, secondo il sindacato, conferma come il futuro assetto proprietario e la governance del sito non siano ancora pienamente stabilizzati. Proprio per questo motivo viene ritenuto indispensabile un ruolo più incisivo del Governo su un’infrastruttura considerata strategica per il Paese.

Il polo industriale di Priolo non può essere lasciato alle sole dinamiche societarie o finanziarie“, affermano il segretario generale della Fiom Sicilia, Francesco Foti, e il responsabile Petrochimici della Fiom Sicilia, Antonio Recano.

Per il sindacato è necessario aprire al più presto un tavolo nazionale che coinvolga Governo, Regione Siciliana, aziende e organizzazioni sindacali, con l’obiettivo di definire una strategia condivisa capace di coniugare decarbonizzazione, competitività e tutela dell’occupazione.

Non basta un singolo impianto se manca una visione per l’intero polo industriale. La transizione energetica non può procedere attraverso interventi frammentati o iniziative aziendali scollegate tra loro. Occorre stabilire quali produzioni il Paese intende mantenere, quali filiere sviluppare, quali investimenti realizzare e quale occupazione salvaguardare e creare“.

Secondo la Fiom, senza una regia pubblica il rischio è che ogni impresa persegua esclusivamente i propri obiettivi industriali e commerciali, mentre il polo petrolchimico continui a perdere capacità produttiva, competenze e posti di lavoro.

Per questo il sindacato torna a chiedere un vero Piano industriale nazionale dedicato ai siti energetici strategici, nel quale Priolo rivesta un ruolo centrale. Un piano che integri raffinazione, chimica, economia circolare, produzioni a basse emissioni, infrastrutture energetiche, ricerca e innovazione, garantendo al tempo stesso continuità produttiva e piena tutela dei livelli occupazionali.

La conclusione della Fiom è netta: “La transizione sarà davvero giusta soltanto se riuscirà a tenere insieme tre obiettivi: decarbonizzazione, sviluppo industriale e lavoro di qualità. Se viene meno anche uno solo di questi elementi, non siamo di fronte a una transizione, ma a un progressivo ridimensionamento del più importante polo industriale del Mezzogiorno“.

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