Pauline Hanson perde il ricorso: confermata la discriminazione razziale contro Mehreen Faruqi
La leader di One Nation aveva invitato la senatrice dei Verdi a «tornarsene in Pakistan». Respinta la tesi secondo cui le comunicazioni politiche sarebbero protette dalla Costituzione e sottratte alla legge contro la discriminazione
Pauline Hanson ha perso il ricorso contro la sentenza che aveva stabilito come il suo messaggio rivolto alla senatrice dei Verdi Mehreen Faruqi costituisse discriminazione razziale.
La leader di One Nation aveva scritto sui social che Faruqi avrebbe dovuto «tornarsene in Pakistan», intervenendo nel settembre 2022 in risposta a un commento pubblicato dalla senatrice nel giorno della morte della regina Elisabetta II.
La decisione originaria, pronunciata nel novembre 2024, aveva riconosciuto una violazione della sezione 18C del Racial Discrimination Act e aveva ordinato a Hanson di cancellare il messaggio contestato.
Il ricorso è stato respinto lunedì dalla Corte federale. La giudice Melissa Perry ha riservato la propria decisione sulla ripartizione delle spese processuali.
Il post dopo la morte della regina Elisabetta
La controversia era iniziata dopo che Mehreen Faruqi, oggi viceleader federale dei Verdi, aveva commentato pubblicamente la morte della sovrana britannica.
Nel suo messaggio, la senatrice aveva dichiarato di non poter piangere la leader di un impero razzista costruito sulle vite, sulle terre e sulle ricchezze sottratte ai popoli colonizzati.
Hanson aveva reagito invitandola a lasciare l’Australia e tornare in Pakistan, Paese nel quale Faruqi è nata.
La senatrice dei Verdi aveva quindi avviato un’azione davanti alla Corte federale, sostenendo che il commento fosse offensivo e discriminatorio sulla base della sua origine etnica.
La violazione della sezione 18C
La sentenza del 2024 aveva stabilito che il messaggio di Hanson violava la sezione 18C del Racial Discrimination Act.
La disposizione rende illecita una condotta pubblica ragionevolmente idonea a offendere, insultare, umiliare o intimidire una persona o un gruppo a causa della razza, del colore della pelle o dell’origine nazionale ed etnica.
Il tribunale aveva ordinato alla leader di One Nation di rimuovere il post.
La decisione non riguardava semplicemente un confronto politico particolarmente duro, ma il riferimento diretto al Paese d’origine di Faruqi e l’invito a lasciare l’Australia.
La difesa invocava la libertà di comunicazione politica
Nel ricorso, i legali di Hanson avevano sostenuto che la sezione 18C non dovesse essere applicata alle comunicazioni politiche.
Secondo la difesa, quel tipo di espressione sarebbe stato protetto dalla libertà implicita di comunicazione politica riconosciuta dalla Costituzione australiana.
La Corte ha però respinto il tentativo di rovesciare la sentenza.
La libertà di comunicazione politica in Australia non costituisce un diritto personale assoluto a esprimere qualsiasi contenuto. Rappresenta piuttosto un limite al potere legislativo, finalizzato a proteggere il funzionamento del sistema democratico e il confronto sulle questioni pubbliche.
La decisione conferma quindi che il carattere politico di un messaggio non lo sottrae automaticamente alle norme contro la discriminazione razziale.
Una sentenza dal forte significato politico
Il caso coinvolge due figure che rappresentano posizioni profondamente differenti nel panorama politico australiano.
Hanson ha costruito gran parte della propria carriera su immigrazione, identità nazionale e critica al multiculturalismo. Faruqi, nata in Pakistan e trasferitasi in Australia, è invece una delle principali esponenti dei Verdi sui temi dell’antirazzismo, della giustizia sociale e dei diritti delle minoranze.
La controversia è diventata così un confronto più ampio sui confini della libertà di espressione politica.
Da una parte, i sostenitori di Hanson ritengono che la legge possa limitare eccessivamente il dibattito pubblico. Dall’altra, la sentenza ribadisce che criticare le opinioni di una parlamentare è legittimo, ma colpirla attraverso la sua origine nazionale può superare il limite previsto dalla legge.
Resta da decidere sulle spese
La giudice Melissa Perry non ha ancora stabilito come saranno ripartite le spese legali del procedimento d’appello.
La decisione è stata riservata e verrà comunicata successivamente.
La vicenda potrebbe avere ulteriori sviluppi giudiziari qualora Hanson tentasse un nuovo passaggio davanti a un’autorità superiore. Al momento, tuttavia, resta valida la conclusione secondo cui il messaggio rivolto a Faruqi costituì discriminazione razziale.
La sentenza rappresenta un richiamo importante per il dibattito politico australiano: l’asprezza dello scontro e la libertà di criticare non eliminano la responsabilità per le parole utilizzate, soprattutto quando il bersaglio viene definito attraverso la propria origine etnica o nazionale.
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