Flotilla di terra, fermati altri pacifisti con carichi di aiuti per Gaza

25 Maggio 2026 - 18:34
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Flotilla di terra, fermati altri pacifisti con carichi di aiuti per Gaza

Le strade che portano a Gaza sono chiuse. Per mare e anche per terra. Dopo il rapimento e la deportazione dei marinai di pace, è stato intercettato anche il convoglio umanitario che via terra, attraverso la Libia e l’Egitto, cercava di raggiungere la Striscia. Vietato consegnare generi di prima necessità alla popolazione civile palestinese che cerca di sopravvivere in condizioni disumane, senza aiuti sufficienti, fra le macerie di una guerra che non si è mai veramente interrotta. La carovana arcobaleno ha dovuto arrestare il suo cammino a Sirte, nell’est della Libia, e dieci attivisti, avanguardia di un convoglio che conta centinaia di donne e uomini, ragazze e ragazzi di tutto il mondo, sono stati fermati mentre cercavano di negoziare il passaggio. La strada è chiusa, non si può andare avanti. Tra di loro anche due cittadini italiani, Domenico Centrone, originario di Molfetta, e la piemontese Dina Alberizia, che insieme ai loro coraggiosi compagni e compagne di avventura, sono stati trasferiti a Bengasi, principale centro della Cirenaica orientale, amministrato dalle autorità affiliate all’Esercito nazionale libico (Enl) guidato da Khalifa Haftar. Come fossero clandestini. Sirte rappresenta uno dei principali punti di transito tra le aree occidentali controllate dal governo di unità nazionale di Tripoli, e i territori controllati da Haftar. Qualsiasi convoglio terrestre diretto verso il confine egiziano deve inevitabilmente attraversare queste aree. 

Nelle ore precedenti al fermo, gli organizzatori del convoglio avevano denunciato uno stallo nei negoziati per ottenere il permesso di proseguire verso il confine con l’Egitto. Una delegazione composta da dieci persone, due automobili e un’ambulanza si sarebbe diretta verso un checkpoint per negoziare il passaggio, interrompendo successivamente la diretta streaming delle operazioni. “Siamo molto preoccupati per la sorte dei dieci attivisti del Global Sumud Land Convoy che sono stati trattenuti in Libia. Sono due argentini, due italiani, un polacco, uno spagnolo, un americano, un uruguaiano, un portoghese e un tunisino”, spiega Maria Elena Delia, portavoce di Global Sumud Italia. Il convoglio, composto da circa 200 persone, sette ambulanze e dieci camion di aiuti, aveva raggiunto Sirte dopo essere partito dalla Tripolitania occidentale. Una missione terrestre diretta verso la Striscia di Gaza, con l’obiettivo dichiarato di sostenere la popolazione palestinese. «Siamo in continuo contatto con gli altri attivisti in Libia per capire la loro situazione e in particolare quella dei due italiani, Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, che si trovano a Bengasi e sono accusati di ingresso illegale nel Paese - aggiunge Delia - Il console italiano sta cercando di mettersi in contatto con loro per sincerarsi che stiano bene. Facciamo appello al governo di Giorgia Meloni e alle istituzioni europee perché attivino tutti i canali utili a riportarli a casa», conclude la portavoce italiana della Flotilla. «Stiamo seguendo la vicenda, dovrebbe esserci oggi l’udienza davanti al giudice - assicura il ministro degli Esteri Antonio Tajani - Mi auguro che li possano espellere il prima possibile per farli tornare a casa. Stiamo seguendo minuto per minuto la situazione, come abbiamo seguito gli altri che erano in Israele, così seguiamo questi che sono in Libia». Il blocco della Flotilla di terra è l’ennesima dimostrazione che ci sono paesi che di fatto aiutano Israele a mantenere blocchi navali e terrestri. Lo ha fatto la Grecia quando le barche dei marinai di pace sono state abbordate vicino a Creta, lo fanno la Libia e l’Egitto se si cerca di arrivare a Gaza via terra. E le Flotille di mare e di terra disturbano il manovratore. Va da sé che le condanne si sprecano, ma la forza delle armi continua a prevalere sul diritto. Anche se le immagini delle attiviste e degli attivisti detenuti, incatenati e malmenati hanno fatto il giro del mondo, impossibile voltarsi dall’altra parte quando uomini armati fanno quel che vogliono di pacifisti inermi.  

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