L’invasione di Ceuta e la campagna elettorale italiana

31 Luglio 2026 - 17:25
0
L’invasione di Ceuta e la campagna elettorale italiana

Il presidente del consiglio spagnolo, Pedro Sanchez, ha reagito con il consueto aplomb istituzionale alla grave crisi provocata dall’invasione di migliaia migranti provenienti dal Marocco sotto gli occhi delle forze dell’ordine marocchine che non hanno mosso un dito mentre entravano – a nuoto o scavalcando muri e recinzioni – nel territorio dell’enclave spagnola sulla costa africana.

In un comunicato Sanchez informa che «Il governo spagnolo si sta impegnando nel dare una risposta immediata alla situazione a Ceuta. Stiamo mobilitando tutte le risorse necessarie, lavorando con le autorità marocchine e internazionali, e preparando le misure necessarie per ripristinare la normalità il prima possibile. Questo è ciò che abbiamo appena comunicato al Presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas. E’ tempo di costruire soluzioni, con responsabilità e cooperazione».

Un appello e un monito rivolto al governo marocchino (indispettito per i recenti accordi tra Madrid e l’Algeria che appoggia il fronte Polisario che chiede l’indipendenza del Sahara Occidentale, un’ex colonia spagnola occupata dal Marocco) e alla destra spagnola ed europea che si stanno scatenando e che accusano Sanchez di voler attrarre migranti in Spagna e nell’Unione europea.

Cosa sta succedendo – anche in Italia - lo spiega con invidiabile sintesi e amara lucidità la pagina Facebook “Abolizione del suffragio universale”: «Quattro ore. Tanto ci hanno messo Meloni, Tajani e Salvini a trasformare la crisi di Ceuta in un comizio elettorale. Uno dietro l'altro, stessa identica richiesta: sospendere Schengen con la Spagna. Hanno visto migliaia di persone disperate e ci hanno visto dentro un sondaggio. Sciacallaggio puro. E dentro quelle dichiarazioni, dalla prima riga all'ultima, una montagna di bugie e porcherie. Mettiamole in fila, una per una.

Primo. Ceuta è fisicamente in Africa. Si tratta di un fazzoletto di terra spagnola di 18 chilometri quadrati, dall'altra parte dello Stretto di Gibilterra. Sta più vicina a Rabat che a Madrid. Si esce di lì con un traghetto o con un aereo. Chi ha attraversato quella frontiera, per arrivare in Italia, dovrebbe imbarcarsi verso la penisola iberica passando i controlli d'identità, attraversare tutta la Spagna, valicare i Pirenei, attraversare tutta la Francia e presentarsi a Ventimiglia. Effetto della sospensione di Schengen con la Spagna sulla situazione di Ceuta: zero. Il loro elettore però, che fino a martedì ignorava perfino l'esistenza di Ceuta e non saprebbe indicarla sulla cartina nemmeno se la ritrovasse scritta, adesso è convinto che stia dietro i Pirenei e che quella gente giovedì prossimo sia sotto casa sua. Su quella convinzione ci costruiscono una campagna elettorale intera. Che bello essere un politico destra e avere davanti tanti destropitechi a cui puoi raccontare letteralmente la qualunque.

Secondo. La porta che vogliono sbarrare è sbarrata da 35 anni. Codice Frontiere Schengen, norme speciali per Ceuta e Melilla: chi parte da lì verso la Spagna peninsulare o verso qualunque altro Paese dell'area viene fermato e identificato, documenti alla mano, come se uscisse da fuori Schengen. Ceuta e Melilla hanno infatti un regime speciale, proprio per via della loro posizione, che prevede doppi controlli al confine esterno: uno all'ingresso dal Marocco e un altro ancora quando si viaggia verso il continente europeo. Il ministro degli Esteri della Repubblica Italiana chiede di chiudere una frontiera già chiusa.

Terzo. Testuale, dal profilo di Tajani: "Le immagini che arrivano da Ceuta dimostrano che scelta del Governo di Madrid di dare la cittadinanza spagnola, quindi europea, ad oltre 500mila immigrati irregolari è stata profondamente sbagliata". Falso. La Spagna ha approvato per decreto una regolarizzazione: permessi di soggiorno e di lavoro, di durata annuale, per gente che vive e lavora lì da anni, senza precedenti penali, già presente prima del 31 dicembre 2025. Documenti per firmare un contratto, pagare le tasse, uscire dal nero. Il capo della nostra diplomazia ha scambiato un permesso di soggiorno per una cittadinanza e un passaporto europeo. Il decreto spagnolo riguarda persone che stanno in Spagna da anni, entrate in larghissima parte in aereo con un visto turistico, dall'America Latina. Chi lega le due cose sta raccontando una balla e la racconta sapendo perfettamente di raccontarla. E se il problema sono le sanatorie (cioè le regolarizzazioni), qualcuno gli ricordi la più grande della storia repubblicana: 2002, legge Bossi-Fini, oltre 647mila persone regolarizzate.
Quarto. Ingressi irregolari registrati nel 2025: 66mila in Italia, 36mila in Spagna. Quasi il doppio da noi. Applicando alla lettera il principio di Tajani, il primo Paese da buttare fuori da Schengen è l'Italia. Con Tajani che firma il decreto contro sé stesso e Piantedosi che gli regge la penna.

Quinto. Per quattro anni ci hanno raccontato sempre la stessa favola: "Non possiamo essere lasciati soli", "nessuno può affrontare la migrazione da solo", Cooperazione, solidarietà europea, redistribuzione. Il 4 maggio scorso Meloni parlava ancora di crisi globale da affrontare insieme. Poi la pressione si sposta di 1500 chilometri, tocca a qualcun altro e in quattro ore la solidarietà europea diventa una minaccia contro un governo alleato.

Sesto. Il Marocco ha capito da tempo qual è la sua unica arma diplomatica: i corpi dei propri giovani. Apre il rubinetto quando le serve qualcosa sul Sahara Occidentale o per punire decisioni che non condivide (come gli accordi tra Sanchez e l'Algeria della scorsa settimana), lo richiude quando l'ha ottenuto. Era già accaduto, per esempio, nel 2014 e nel 2021, non c'entra nulla la politica migratoria della Spagna. Davanti a un ricatto costruito sulle persone, il governo italiano ha puntato il dito contro chi quel ricatto lo subisce. Il motivo di tanta delicatezza con il Marocco lo sappiamo tutti: i memorandum italiani con la Libia e con la Tunisia camminano sullo stesso identico meccanismo. Soldi e legittimazione in cambio di frontiere presidiate. Chi ha appaltato i propri confini alla guardia costiera libica si guarda bene dallo spiegare al mondo come funziona il ricatto migratorio, perché il primo a restarci sotto sarebbe lui.

Settimo. E qui arriviamo al fondo del barile. Il 19 giugno 2026, Donald Trump aveva appena raccontato al mondo intero che Giorgia Meloni lo aveva implorato per una foto al G7 di Évian e che lui gliel'aveva concessa perché gli faceva pena. E in quel momento, tra 27 capi di governo, sapete chi ha preso la parola per difenderla? Pedro Sánchez. Sono passati 41 giorni. Quarantuno. Alla prima giornata di caos e di morti sulle coste spagnole in Africa, la prima a saltargli addosso è stata lei. Su una vicenda che si decide sulla frontiera marocchina, dove la Spagna è il bersaglio del ricatto. Chi ti tende una mano quando sei a terra, gente così se lo segna. E aspetta il momento buono per azzannarlo.

Ottavo. Sapevano dove sta Ceuta. Sapevano che quella frontiera è controllata da 35 anni. Sapevano che da noi gli ingressi irregolari sono il doppio dei loro. Sapevano che la mano che ha aperto quel confine sta in Marocco. Hanno parlato lo stesso. Perché una bugia arriva a milioni di persone in tre ore e la smentita arriva a diecimila in tre giorni. E perché una crisi umanitaria, per loro, vale un punto nei sondaggi. Che miseria senza fondo».

Mentre la destra ruggisce il Partido Socialista Obrero Español (PSOE) cerca di trasmettere «un messaggio di responsabilità, serenità e impegno di fronte alle crescenti arrivi nella nostra città negli ultimi giorni. Ci troviamo di fronte a una situazione complessa che richiede una risposta istituzionale coordinata. Tutte le amministrazioni coinvolte stanno lavorando permanentemente per affrontare questa realtà, mobilitando le risorse umane e materiali disponibili e mantenendo una comunicazione costante tra la Delegazione del Governo, la Città Autonoma e i vari organismi competenti. Nello stesso tempo, le esigenze generate da questo aumento di arrivi vengono affrontate dalle autorità competenti, con l'obiettivo di rafforzare le misure esistenti e garantire una risposta appropriata alle circostanze. È evidente che Ceuta, a causa della sua posizione geografica, affronta periodicamente sfide legate alle movimenti migratori. Negare la complessità di questa realtà sarebbe irresponsabile. Tuttavia, ridurrebbe anche questo fenomeno a slogan o spiegazioni semplici che non aiutano a risolvere i problemi. La mobilità umana risponde a molteplici fattori: conflitti, disuguaglianza, persecuzione, povertà, instabilità politica, cambiamento climatico e mancanza di opportunità. Tentare di spiegare ogni episodio esclusivamente attraverso teorie su un presunto "effetto chiamata" implica ignorare una realtà molto più ampia e, inoltre, rende difficile cercare soluzioni efficaci».

Secondo i socialisti di Ceuta, «La nostra priorità deve essere garantire una gestione ordinata, efficiente e sicura dei confini, rafforzare le risorse di accoglienza quando necessario e proteggere in particolare i più vulnerabili, inclusi i minori non accompagnati, sempre con pieno rispetto per la legge e i diritti umani. Nessuno lascia la propria casa per capriccio, e nessuna persona perde la sua dignità attraverso un tentativo di utilizzare questa situazione per generare paura o scontro politico. I cittadini di Ceuta meritano risposte serie, non slogan. Meritano istituzioni che collaborano, agiscono responsabilmente e mettono l'interesse generale al di sopra del profitto di parte. Continueremo a sostenere che lo Stato sostenga Ceuta con tutte le risorse necessarie e che questa realtà sia affrontata attraverso la cooperazione tra le amministrazioni, la solidarietà territoriale e una politica di migrazione che combina efficacia, umanità e rispetto per la legge. Questo è il percorso che Ceuta ha bisogno e quello che continueremo a sostenere».

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Eventi e News

Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User