Foto migliori con sensori più piccoli nel futuro degli smartphone?
Man mano che passano gli anni le fotocamere degli smartphone diventano sempre più prestanti e performanti, ma finora non siamo ancora riusciti ad aggirare del tutto le leggi della fisica: per la qualità serve hardware di certe dimensioni. E così vediamo i “camera bump” diventare sempre più ingombranti. Dal Giappone, però, emerge una ricerca che potrebbe portare a sensori molto più piccoli, senza perdere in qualità delle immagini catturate. Anzi, dovrebbe addirittura migliorare, e non di poco.
Un team di ricercatori dell’Università di Nagoya ha infatti sviluppato un materiale chiamato "gallium-doped zinc oxide nanosheet", che punta a sostituire uno dei componenti fondamentali di qualsiasi fotocamera digitale moderna: il filtro Bayer, una matrice composta da filtri rossi, verdi e blu posizionati sopra i pixel del sensore. Ogni pixel registra uno solo dei canali cromatici primari, e l'ISP (Image Signal Processor) ricostruisce successivamente l’immagine completa combinando i dati raccolti dai pixel vicini.
Il nuovo approccio, invece, prevede l’impiego di più strati di nanosheet sovrapposti, ciascuno sensibile a una diversa lunghezza d’onda luminosa. In questo modo, ogni pixel del sensore sarebbe in grado di rilevare direttamente tutti e tre i colori "primari" senza dipendere dai pixel circostanti. I sensori potrebbero quindi diventare più compatti, liberando spazio prezioso per gli altri componenti - batteria, sistemi di dissipazione, sistemi di stabilizzazione più efficaci; o, perché no, altri sensori. Meglio ancora, si potrebbe ipotizzare di avere tutti i sensori delle stesse dimensioni e modello, in modo da avere una maggior omogeneità negli scatti della tele, della ultrawide e della principale.
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