Found Shoreditch: lo speakeasy dei cocktail perfetti
Shoreditch è uno dei quartieri che meglio rappresentano la continua capacità di Londra di reinventarsi. Un tempo cuore operaio dell’East End, oggi è un laboratorio di creatività dove convivono street art, gallerie indipendenti, ristoranti innovativi e alcuni dei cocktail bar più apprezzati della capitale britannica. Passeggiando tra Brick Lane, Redchurch Street e le vie laterali meno conosciute, è facile imbattersi in locali dall’aspetto discreto che nascondono ambienti sorprendenti. Tra questi, Found occupa un posto particolare perché non cerca di stupire con effetti scenografici o spettacoli appariscenti: preferisce lasciare che siano i cocktail, il servizio e l’atmosfera a parlare.
In una città dove ogni anno aprono decine di nuovi bar, riuscire a distinguersi non è semplice. Molti locali puntano sull’arredamento, altri sull’intrattenimento o sui social network. Found ha invece scelto una strada diversa, recuperando la filosofia degli antichi speakeasy e costruendo un’identità basata sulla qualità della mixology. È un luogo che racconta perfettamente l’evoluzione della cultura del bere londinese, sempre più orientata verso esperienze curate nei minimi dettagli piuttosto che verso un semplice consumo di alcol.
Dagli speakeasy del Proibizionismo a Shoreditch
La parola speakeasy nasce negli Stati Uniti durante il periodo del Proibizionismo, tra il 1920 e il 1933, quando la vendita di alcolici era vietata dalla legge. I locali clandestini dove era comunque possibile bere venivano nascosti dietro porte anonime, negozi apparentemente innocui o ingressi segreti. Il nome derivava dall’invito a parlare sottovoce, speak easy, per non attirare l’attenzione delle autorità. Sebbene Londra non abbia mai vissuto un periodo analogo, negli ultimi vent’anni ha riscoperto quel fascino, reinterpretandolo in chiave moderna.
Found nasce proprio da questa ispirazione. Il locale si trova al numero 5 di Ravey Street, nel cuore di Shoreditch, ma chi passa davanti all’edificio potrebbe non accorgersi nemmeno della sua presenza. L’ingresso è volutamente discreto: si attraversa il locale al piano strada, si supera una tenda di velluto e si scende una scala che conduce nel seminterrato. Nessuna insegna luminosa, nessun grande cartello pubblicitario. L’obiettivo è ricreare quella sensazione di scoperta che caratterizzava gli storici speakeasy, pur senza trasformarla in un semplice espediente di marketing.
Questa scelta si inserisce perfettamente nello spirito di Shoreditch, quartiere che negli ultimi trent’anni ha vissuto una trasformazione radicale. Da area industriale e popolare è diventato uno dei principali poli creativi di Londra, attirando artisti, designer, professionisti della tecnologia e imprenditori della ristorazione. Oggi le vecchie fabbriche convivono con studi fotografici, coworking, boutique indipendenti e cocktail bar che hanno contribuito a fare dell’East London uno dei punti di riferimento europei per la mixology contemporanea.
Found non è però un locale che vive soltanto della propria atmosfera. La sua identità è strettamente legata al percorso del fondatore Oskar Klimaszewski, bartender che ha maturato una lunga esperienza nel settore prima di aprire il proprio progetto. L’idea era semplice quanto ambiziosa: creare un cocktail bar nel quale ogni dettaglio fosse subordinato alla qualità del servizio e delle preparazioni, evitando di inseguire le mode passeggere che spesso caratterizzano il panorama dell’intrattenimento londinese.
La filosofia del locale è riassunta da un principio tanto semplice quanto efficace: qualità prima della quantità. Sul sito ufficiale di Found, disponibile all’indirizzo Found Bar, viene spiegato che l’obiettivo non è impressionare il cliente con centinaia di cocktail, ma offrire una selezione limitata di drink preparati con estrema cura, privilegiando ingredienti di qualità, equilibrio dei sapori e attenzione al servizio. Questa scelta rappresenta quasi una dichiarazione d’intenti in un mercato dove molti locali tendono invece ad ampliare continuamente le proprie carte.
Anche l’ambiente contribuisce a rafforzare questa filosofia. Luci soffuse, legno scuro, bancone centrale, piccoli tavoli raccolti in diverse sale e un’atmosfera intima rendono Found un luogo adatto sia a una conversazione tranquilla sia a un appuntamento serale. Non ci sono grandi impianti audio o piste da ballo: il protagonista rimane sempre il bicchiere che arriva sul tavolo.
La filosofia “quality over quantity” e l’arte della mixology
Entrando da Found si comprende immediatamente che il concetto di lusso qui non coincide con l’ostentazione. Non ci sono pareti ricoperte d’oro, scenografie spettacolari o cocktail serviti in bicchieri eccentrici soltanto per ottenere fotografie destinate ai social network. L’attenzione si concentra invece su ciò che dovrebbe sempre essere al centro di un grande cocktail bar: la qualità della preparazione, la competenza del bartender e l’equilibrio dei sapori. È una filosofia che negli ultimi anni sta tornando in primo piano nella ristorazione londinese, dopo un periodo in cui molti locali sembravano puntare soprattutto sull’effetto sorpresa.
La scelta più evidente riguarda proprio il menù. Mentre numerosi cocktail bar propongono carte con decine e decine di drink, Found preferisce limitarsi a una selezione di circa dodici cocktail principali. Una decisione che potrebbe sembrare controcorrente ma che, in realtà, permette al team di concentrarsi su ogni singola ricetta, perfezionandola e mantenendo standard qualitativi molto elevati. È un approccio mutuato dall’alta cucina, dove spesso un menù più contenuto consente una maggiore cura nella scelta degli ingredienti e nella preparazione.
Ogni cocktail nasce da un lungo lavoro di sperimentazione. Dietro un bicchiere apparentemente semplice possono nascondersi infusioni preparate in casa, sciroppi artigianali, distillati selezionati e tecniche che richiedono tempi di lavorazione molto più lunghi di quanto il cliente possa immaginare. È proprio questa attenzione ai dettagli che distingue la moderna mixology dalla semplice preparazione di un drink. Oggi il bartender non è più soltanto una persona che miscela ingredienti, ma un professionista capace di studiare aromi, consistenze, temperatura, profumi e presentazione per costruire un’esperienza completa.
Tra le creazioni più rappresentative del locale figurano cocktail dai nomi originali come Old Nichol, Curious George, Tommy Goes to Thailand, Desert Negroni e Corpse Maker. Dietro queste denominazioni non si nasconde soltanto un esercizio di fantasia. Alcune richiamano episodi della storia londinese, altre evocano quartieri, viaggi o ingredienti particolari. L’Old Nichol, ad esempio, prende il nome da uno dei quartieri più poveri e malfamati dell’East End vittoriano, successivamente demolito durante i grandi interventi di riqualificazione urbana. È un modo elegante per collegare la cultura del bere alla memoria della città.
Accanto ai cocktail alcolici, Found dedica attenzione anche alle proposte analcoliche. Negli ultimi anni Londra ha assistito a una crescita significativa della domanda di low alcohol e alcohol free cocktails, una tendenza che coinvolge ormai gran parte dei migliori cocktail bar della capitale. Non si tratta più di semplici succhi di frutta o bibite elaborate, ma di vere ricette costruite con distillati analcolici, infusioni botaniche, agrumi, spezie e ingredienti capaci di offrire la stessa complessità aromatica di un cocktail tradizionale. È un cambiamento che riflette un consumo più consapevole dell’alcol e una maggiore attenzione verso un pubblico sempre più eterogeneo.
Anche la carta dei vini segue la stessa filosofia minimalista. Poche etichette accuratamente selezionate, provenienti principalmente dall’Italia e dalla Francia, accompagnano una limitata scelta di birre e piccoli snack. La decisione di non proporre un’offerta gastronomica completa è coerente con l’identità del locale. Found non vuole essere un ristorante con un buon bancone bar, ma un cocktail bar autentico nel quale ogni elemento ruota attorno al bere di qualità. Olive, pretzel e qualche stuzzichino servono semplicemente ad accompagnare la degustazione senza distogliere l’attenzione dai drink.
Questa impostazione si riflette anche nel rapporto con la clientela. Chi frequenta Found raramente entra soltanto per consumare rapidamente un cocktail prima di spostarsi altrove. Molti clienti scelgono di trascorrere l’intera serata nel locale, dialogando con i bartender, chiedendo consigli o lasciandosi guidare nella scelta del drink più adatto ai propri gusti. È un approccio che ricorda quello delle migliori enoteche o dei ristoranti gastronomici, dove il servizio assume un ruolo fondamentale quanto il prodotto stesso.
Negli ultimi anni la cultura della mixology londinese ha contribuito a ridefinire la reputazione internazionale della città. Se un tempo la capitale britannica era conosciuta soprattutto per pub storici e pinte di birra, oggi è considerata una delle grandi destinazioni mondiali per gli appassionati di cocktail. Numerosi locali londinesi compaiono regolarmente nelle classifiche internazionali dedicate ai migliori bar del mondo, grazie a una continua ricerca su tecniche, ingredienti e sostenibilità. Found rappresenta perfettamente questa nuova generazione di cocktail bar: meno interessata agli effetti scenografici e molto più concentrata sulla sostanza, sulla precisione tecnica e sull’ospitalità. Proprio questa coerenza gli ha permesso di costruire una reputazione solida tra residenti, professionisti del settore e appassionati di mixology, diventando uno degli indirizzi più apprezzati per chi desidera scoprire un volto più autentico della vita notturna londinese.
Perché Found è uno dei cocktail bar più interessanti di Londra
In una città che conta migliaia di pub, centinaia di cocktail bar e una concorrenza tra le più elevate al mondo, è naturale chiedersi cosa renda davvero speciale un locale come Found. La risposta non si trova soltanto nella qualità dei drink, ma nella coerenza con cui ogni elemento contribuisce a costruire un’esperienza precisa. È un aspetto che molti visitatori percepiscono quasi inconsciamente: nulla sembra lasciato al caso, dall’accoglienza fino all’ultimo sorso del cocktail.
Negli ultimi anni il panorama londinese è stato caratterizzato da una continua rincorsa all’originalità. Molti locali hanno scelto di sorprendere il pubblico con scenografie elaborate, effetti speciali, ghiaccio scolpito, fumo, luci, proiezioni e presentazioni spettacolari pensate soprattutto per essere fotografate e condivise sui social network. Questo approccio ha certamente contribuito alla notorietà di numerosi cocktail bar, ma ha anche creato una sorta di inflazione dell’effetto sorpresa. Quando tutto cerca di stupire, diventa difficile distinguersi davvero.
Found percorre invece la direzione opposta. Lo slogan riportato sul sito ufficiale – “No gimmicks, just good service, banter and great booze” – sintetizza perfettamente questa filosofia. Nessun trucco scenografico, nessuna ricerca dell’effetto virale, ma attenzione al servizio, dialogo con il cliente e qualità del bere. È una dichiarazione che potrebbe sembrare semplice, ma che in realtà rappresenta una precisa presa di posizione in un settore dove spesso l’immagine rischia di prevalere sul contenuto.
Questa impostazione emerge anche osservando il lavoro del personale dietro il bancone. Il bartender non segue una rigida sequenza di gesti standardizzati, ma instaura spesso una conversazione con il cliente, cercando di comprenderne preferenze, curiosità e aspettative. Chi ama sapori più secchi viene orientato verso preparazioni completamente diverse rispetto a chi preferisce note agrumate, speziate o più morbide. È un modo di lavorare che richiede competenze tecniche ma anche capacità di ascolto, trasformando il servizio in un elemento distintivo dell’esperienza.
L’ambiente contribuisce ulteriormente a creare questa atmosfera. Le dimensioni contenute del locale permettono di mantenere un rapporto quasi personale con la clientela, evitando quella sensazione di anonimato che può caratterizzare i cocktail bar più grandi. Molti avventori tornano regolarmente proprio perché ritrovano un contesto familiare, nel quale è possibile riconoscere il personale, chiedere consigli o semplicemente trascorrere qualche ora lontano dal ritmo frenetico della città. In una metropoli come Londra, dove spesso tutto si muove a grande velocità, questo senso di continuità rappresenta un valore aggiunto.
Anche la posizione geografica gioca un ruolo importante. Shoreditch continua infatti a essere uno dei quartieri più dinamici della capitale britannica. Passeggiando tra le sue strade si incontrano murales che cambiano continuamente, gallerie d’arte indipendenti, negozi vintage, torrefazioni, ristoranti internazionali e laboratori creativi. Found si inserisce perfettamente in questo contesto, senza però cercare di seguirne ogni moda passeggera. Mentre molti locali modificano frequentemente il proprio stile per inseguire le tendenze del momento, Found ha costruito un’identità riconoscibile che negli anni è rimasta sorprendentemente coerente.
Questo equilibrio tra innovazione e continuità spiega perché il locale venga spesso consigliato non soltanto ai turisti, ma anche ai londinesi. Per chi visita la città rappresenta un’occasione per conoscere un volto diverso della nightlife londinese, lontano dalle grandi catene e dalle attrazioni più commerciali. Per i residenti, invece, costituisce uno di quei luoghi in cui è ancora possibile ritrovare una dimensione più raccolta, fatta di conversazioni, musica di sottofondo e cocktail preparati con attenzione artigianale.
In definitiva, Found dimostra come il successo di un cocktail bar non dipenda necessariamente dal numero di drink in carta, dalle dimensioni del locale o dagli effetti scenografici. A fare la differenza sono la coerenza del progetto, la qualità dell’ospitalità e la capacità di costruire un’identità autentica. In una città che cambia continuamente e dove ogni anno nascono nuovi indirizzi alla moda, riuscire a mantenere una personalità così definita rappresenta probabilmente il risultato più difficile da ottenere. È anche il motivo per cui, ancora oggi, Found continua a essere considerato uno degli speakeasy più interessanti di Shoreditch e uno dei luoghi che meglio raccontano l’evoluzione della moderna cultura del cocktail a Londra.
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