Francesco Cecchin, il Museo delle vittime del terrorismo anche in suo nome. FdI: «Mai più violenza politica»

Nel giorno del 47esimo anniversario della morte, il ricordo di Francesco Cecchin si presenta nuovamente come monito contro ogni forma di violenza politica. Cecchin aveva 17 anni quando, la notte tra il 28 e il 29 maggio del 1979, un commando di antifascisti militanti lo buttò giù da un muro altro tre metri, a due passi da piazza Vescovio, al quartiere Trieste di Roma, dove militava con il Fronte della Gioventù. Stava passeggiando con la sorella e un amico quando fu riconosciuto e inseguito. Morì dopo 19 giorni di agonia. Nessuno ha mai pagato per quel delitto, nonostante nel processo siano state riconosciute l’aggressione e la volontà di uccidere.
Il «deferente omaggio» di La Russa
«A 47 anni dalla sua morte, ricordiamo Francesco Cecchin, un ragazzo di appena diciassette anni, militante del Fronte della Gioventù, vittima della violenza politica che insanguinò una delle stagioni più buie della nostra Nazione», ha scritto sui propri social il presidente del Senato Ignazio La Russa. «Aggredito per le sue idee e lasciato gravemente ferito, morì dopo giorni di agonia, diventando uno dei simboli di quegli anni segnati dall’odio ideologico. La sua tragica vicenda – ha concluso La Russa – richiama ancora oggi al rifiuto di ogni forma di violenza. Alla sua memoria va il nostro deferente omaggio».
Mollicone rilancia il Museo delle vittime del terrorismo
Cecchin, ha ricordato il presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, era «animato da una passione politica pura, generosa e ideale, che ha pagato con il sacrificio supremo della vita l’amore per le proprie idee». «La sua morte rimane una ferita aperta nella storia della nostra Capitale e della nostra Nazione. Una ferita aggravata da una lunga e dolorosa assenza di giustizia piena sui colpevoli di quel vile atto», ha aggiunto Mollicone, che rilanciato l’istituzione di un Museo per le vittime del terrorismo.
«Un monito perenne contro ogni forma di violenza ideologica»
Il testo è in discussione in Commissione Cultura, il Museo è ispirato «ai grandi memoriali internazionali». «Vogliamo offrire alle nuove generazioni un luogo di riflessione che tramandi la storia di quegli anni bui, affinché il sacrificio di ragazzi e forze dell’ordine diventi un monito perenne contro ogni forma di violenza ideologica e di odio politico che, purtroppo, sembra riaffiorare in taluni pericolosi contesti radicali ed estremisti», ha spiegato Mollicone, sottolineando che «ricordare Francesco Cecchin, oggi, significa onorare il coraggio di una gioventù che non ha temuto di schierarsi e di testimoniare i propri valori».
Rocca: «Ricordare Francesco significa rifiutare ogni fanatismo»
Cecchin è stato ricordato, con un lungo post su Facebook, anche dal presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. «Francesco aveva solo 17 anni. La sua vita, spezzata troppo presto, è diventata simbolo di un’Italia segnata dall’odio ideologico e dalla violenza politica. Un caso mai chiarito, tra silenzi e insabbiamenti. Ricordarlo oggi significa scegliere il confronto civile, rifiutare ogni fanatismo e chiedere verità e giustizia. Perché nessuno debba più morire per le proprie idee», ha scritto Rocca.
Fidanza: «Lo hanno ucciso, non lo hanno vinto»
Il capodelegazione di FdI al Parlamento europeo, Carlo Fidanza, ha usato le parole con cui il Secolo d’Italia titolò la notizia delle morte di Cecchin: «Lo hanno ucciso, non lo hanno vinto». «Era stato aggredito nella notte tra il 28 e il 29 maggio 1979, mentre tornava a casa con la sorella e un amico, da un commando di antifascisti militanti: seguirono 19 giorni di coma, la morte e le solite sentenze che non individuarono mai i responsabili. “Lo hanno ucciso, non lo hanno vinto”: perché le sue idee, il suo sorriso e il suo amore per l’Italia – ha concluso Fidanza – continuano a correre sulle gambe di donne e uomini innamorati della libertà».
Il ricordo sulle pagine social di FdI
«Onorare la memoria di Francesco, così come di tutte le vittime innocenti degli anni di piombo, è una risposta concreta a chi da sempre ha evaso responsabilità e difeso colpevoli, facendo della violenza il solo mezzo di affermazione politica» è il messaggio postato sui social di Fratelli d’Italia.
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