Franco Ossola, il ricordo immortale del campione varesino a Superga

Maggio 04, 2026 - 21:09
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Franco Ossola, il ricordo immortale del campione varesino a Superga
Aereo Superga

Il 4 maggio non è mai una data qualunque per la nostra provincia. Ogni anno, quando i rintocchi del Bernascone segnano il passare delle ore, il pensiero vola a quel pomeriggio del 1949, quando alle 17:03 il Fiat G.212 del Grande Torino di ritorno da Lisbona si schiantò contro il muraglione della basilica di Superga. Tra le 31 vittime di quella tragedia che sconvolse l’Italia intera c’erano due giovani legati a doppio filo alla terra varesina: Franco Ossola e Rubens Fadini.

La lettura dei nomi

Come vuole una tradizione che si rinnova solennemente ogni anno, il mondo granata si è ritrovato oggi sul colle torinese per rendere omaggio ai caduti. Alle 17:03, l’ora esatta dello schianto, il capitano del Torino, Duvan Zapata, ha proceduto alla lettura dei nomi dei trentuno “Invincibili”, tra la commozione della squadra, dello staff tecnico e delle migliaia di tifosi presenti. Un rito collettivo che trasforma il dolore in memoria eterna, facendo risuonare ancora una volta tra le mura della Basilica i nomi di Ossola e Fadini.

Da Masnago e Gallarate alla gloria

Il legame tra il territorio varesino e quella squadra leggendaria era fortissimo:

Franco Ossola: nato a Varese nel 1921, mosse i primi passi proprio nelle giovanili del Varese. Notato da Antonio Janni, divenne una colonna del Torino con 181 presenze e 85 reti, vincendo 5 scudetti. A lui la città ha dedicato nel 1950 lo stadio di Masnago.

Rubens Fadini: giovanissimo talento che, prima di compiere il grande salto verso il Torino di Ferruccio Novo, si era messo in luce proprio tra le fila della Gallaratese. Centrocampista di prospettiva, Fadini trovò la morte a Superga a soli 21 anni, portando con sé i sogni di una carriera che stava per sbocciare definitivamente nel calcio che conta.

Il legame indissolubile con la propria terra

Nonostante il successo all’ombra della Mole, Ossola non recise mai il legame con le sue radici. Si racconta che da Torino telefonasse spesso a casa con un unico desiderio: ascoltare attraverso il ricevitore i rintocchi della campana del Bernascone, per sentirsi, anche solo per un attimo, di nuovo a casa.

La sua è una dinastia di sportivi varesini: era fratello di Luigi “Cicci” Ossola, anch’egli calciatore, e di Aldo, leggenda del basket della Grande Ignis, mentre suo figlio Franco jr. è stato un velocista di livello internazionale.

Settantacinque anni dopo, la leggenda di questi campioni non si è spenta: vive nei libri, nei nomi degli stadi e nel ricordo di un territorio che, ogni 4 maggio, guarda verso Superga con orgoglio e commozione.

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