G7, la guerra dell’energia. Il patrimonio dei miliardari di settore cresce di 301 mln di dollari al giorno

16 Giugno 2026 - 17:40
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G7, la guerra dell’energia. Il patrimonio dei miliardari di settore cresce di 301 mln di dollari al giorno

La guerra dell’energia continua a produrre vincitori (pochi) e soprattutto vinti. Mentre l’impennata dei prezzi di energia e generi alimentari mette sotto pressione milioni di famiglie, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito, il patrimonio dei miliardari del settore energetico nei Paesi G7 cresce a un ritmo di 301 milioni di dollari al giorno.

A denunciarlo è Oxfam, che in occasione del G7 di Evian pubblica un nuovo report sui profitti accumulati durante i primi due mesi e mezzo della guerra illegale condotta dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran. Secondo l’ong, il patrimonio aggregato di 41 miliardari del settore energetico dei Paesi G7 è aumentato di 23,5 miliardi di dollari: 301 milioni al giorno, 3.487 dollari al secondo, 1.046 dollari ogni 0,3 secondi.

Il dato si inserisce in una dinamica più ampia di concentrazione della ricchezza. Dal 2020 i miliardari di tutto il mondo hanno incrementato il proprio patrimonio di 9.800 miliardi di dollari, nonostante una sequenza di crisi economiche, sanitarie, climatiche e geopolitiche che rischia ora di spingere in povertà oltre 30 milioni di persone.

L’aumento dei prezzi legato alla guerra sta producendo una vera e propria “manna” per alcuni settori. Oxfam stima che i profitti delle sei maggiori compagnie petrolifere globali cresceranno nel 2026 dell’80% rispetto alle previsioni pre-belliche, fino a raggiungere 152 miliardi di dollari a fine anno, pari a 416 milioni di dollari al giorno. Anche le tre maggiori aziende mondiali di fertilizzanti dovrebbero vedere i propri profitti aumentare del 23%, ossia di 928 milioni di dollari, rispetto a quanto era previsto prima dell’inizio della guerra all’Iran.

«I conflitti in corso stanno devastando interi paesi, spezzando decine di migliaia di vite e rischiano di spingere in povertà oltre 30 milioni di persone, eppure per alcuni sono straordinariamente redditizi – spiega Francesco Petrelli, portavoce di Oxfam Italia – Stiamo facendo i conti con un sistema globale, che ridistribuisce la ricchezza solo verso l’alto: dai lavoratori agli azionisti, dai più poveri ai più ricchi, da chi ha meno potere a chi ne ha già fin troppo».

La denuncia di Oxfam riguarda anche l’inerzia dei governi di fronte a quella che l’organizzazione definisce la quinta crisi economica globale dal 2020. A differenza di quanto avvenuto dopo la pandemia di Covid-19 e dopo l’invasione russa dell’Ucraina, oggi non si registra un’azione internazionale coordinata per sostenere i Paesi più poveri e colpiti dalla crisi.

«I leader dei paesi G7 non stanno facendo nulla per aiutare i paesi più poveri e colpiti dalla crisi, a differenza dell’azione internazionale coordinata messa in campo all’indomani della pandemia di Covid-19 e dell’invasione russa dell’Ucraina, quando i governi sospesero almeno temporaneamente ii pagamenti del servizio del debito e il Fondo Monetario Internazionale fornì prestiti di emergenza agli Stati più colpiti – continua Petrelli – Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone e Regno Unito devono smettere di usare la posizione di Trump come scusa per non agire. Il ‘G6’, anche senza gli Stati Uniti, ha un’enorme influenza sia a livello economico che diplomatico che sta scegliendo di non esercitare».

Il quadro è aggravato dal taglio degli aiuti pubblici allo sviluppo. Tra il 2024 e il 2025, i Paesi del G7 hanno ridotto di 48 miliardi di dollari gli aiuti destinati ai Paesi più poveri: la più grande riduzione di sempre, secondo Oxfam. Una cifra che i miliardari dei Paesi G7 hanno guadagnato in appena nove giorni nello stesso periodo.

«Ciò sta producendo impatti economici ed umanitari senza precedenti considerando che i Paesi del G7 rappresentano ben tre quarti degli aiuti globali. Una cifra che i miliardari dei Paesi G7 hanno guadagnato in appena nove giorni durante lo stesso periodo. Il costo umano di tutto questo è drammatico. Si calcola che dall’inizio della presidenza francese, 44 persone al minuto sono precipitate in una condizione di emergenza umanitaria», aggiunge Petrelli.

Oxfam collega questa inerzia anche al progressivo smantellamento del multilateralismo, mentre esplodono crisi prevenibili, come la recrudescenza di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, e prosegue il genocidio a Gaza senza che nessuno dei Paesi G7 abbia imposto un embargo sulle armi a Israele.

L’organizzazione critica inoltre la scelta di escludere dal vertice temi come crisi climatica e disuguaglianze globali. «Per garantire la presenza del Presidente Trump a questo vertice, Macron ha accettato di escludere dall’agenda temi quali la crisi climatica o la disuguaglianza globale su cui servirebbero risposte condivise e coordinate – argomenta Petrelli– Sono state cancellate dall’agenda del vertice parole come 'genere' o 'clima' per compiacere Washington con buona pace degli altri paesi, tutto questo avrà conseguenze disastrose. Il G6 non può dichiararsi impotente abdicando al suo ruolo e alla sua responsabilità politica e morale».

Che fare? Oxfam propone di tassare gli extraprofitti delle corporation e i grandi patrimoni, sospendere e cancellare il debito dei Paesi più fragili, aumentare gli aiuti rispettando l’impegno internazionale dello 0,70% del Reddito nazionale lordo in aiuto pubblico allo sviluppo, e sbloccare liquidità globale attraverso una nuova emissione di Diritti speciali di prelievo tramite il Fondo monetario internazionale.

«Possono cancellare il debito, tassare gli extra profitti e i grandi patrimoni. Possono promuovere una nuova emissione di Diritti Speciali di Prelievo, fornire maggiori aiuti, a partire da quelli umanitari. Rifiutarsi di agire per compiacere gli Stati Uniti non è diplomazia, ma codardia e accelererà solo lo scivolamento del G6 verso l'irrilevanza globale», conclude Petrelli.

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