Galante: "Spalletti, se vanno male le cose, ne esce distrutto. Costruisce altalene"
L'ex difensore e amico dell'allenatore: "So che si incontrerà con Elkann, ma la Juve deve ripartire da lui"
Fabio Galante e Luciano Spalletti si conoscono da più di trent’anni, da quando l’attuale allenatore della Juventus faceva da chioccia a Galante a Empoli, riportandolo a casa dopo gli allenamenti. Spesso e volentieri lo ospitava anche a dormire. "Quante ne abbiamo passate. Già al tempo era un allenatore in campo", racconta l'ex difensore, intervistato dalla Gazzetta dello Sport.
La sconfitta con la Fiorentina...
"Eh, è stata una bella batosta. Sia per Luciano che per il gruppo. So che è molto deluso. Ho evitato anche di scrivergli, visto l’umore. So come reagisce ormai… dopo trent’anni e passa".
Come vive le sconfitte Luciano?
"Male. È un perfezionista. Spalletti, se vanno male le cose, ne esce distrutto. Si prende tutta la responsabilità delle cose. Lo fa perché è un pignolo, non lascia nulla al caso e cura ogni dettaglio. Vive per la società in cui allena. Come le chiama lui ‘le sue tute da lavoro’".
Il prossimo anno la Juve dovrebbe ripartire da Spalletti?
"Non è nemmeno da mettere in discussione per me. So che si incontrerà con Elkann, ma la Juve deve ripartire da lui. Dovrebbero dargli la possibilità di iniziare da zero e di fare il mercato, uno scenario ovviamente diverso da quello che ha dovuto affrontare quest’anno. Se io fossi nella dirigenza non ci penserei due volte: uno come Lucio me lo terrei ben stretto".
Ha un luogo in cui si rifugia in quei momenti?
"Va a casa sua, in campagna a Montaione. Lì ha i suoi amici, i suoi attrezzi e i suoi animali. Costruisce altalene. È il suo rifugio: solo lì stacca e ricarica le pile. Un posto del cuore. Ha sempre funzionato".
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