Garlasco, la tazzina dove ha bevuto Sempio. Il genetista: “Con quel Dna ho fatto riaprire il caso”
Il giallo di Garlasco continua, ogni giorno emerge qualche dettaglio inedito che rende sempre più ingarbugliata questa drammatica vicenda, risalente ormai a quasi 19 anni fa, che rischia di restare uno dei più clamorosi casi giudiziari irrisolti. Non c’è certezza su nulla al momento, Alberto Stasi, l’unico condannato in via definitiva, va addirittura verso la revisione del processo. La Procura di Pavia in questa nuova inchiesta sostiene che il fidanzato di Chiara, in base alla perizia della dottoressa Cattaneo, non fosse nemmeno presente sulla scena del crimine al momento dell’omicidio. Tutto da rifare quindi, per l’ennesima volta. Ora l’unico indagato è Andrea Sempio, l’amico del fratello della vittima, ma prove schiaccianti nei suoi confronti non ce ne sono.
C’è però un elemento su cui insistono i consulenti di Alberto Stasi, si tratta del Dna trovato sotto le unghie di Chiara. Si scopre che proprio l’esito delle indagini scientifiche su questo specifico aspetto, avrebbero portato alla riapertura del caso. Rompe il silenzio Ugo Ricci, il genetista che ha fatto riaprire il caso. “Alberto Stasi – dice l’esperto e consulente della difesa di Stasi a La Nazione – nel 2015 viene condannato in via definitiva, ma in quelle motivazioni il dna sotto le unghie di Chiara Poggi rimane un fantasma. Mi riferisco al materiale genetico analizzato nel 2014, quando la perizia d’ufficio del professor Francesco De Stefano, disposta nel processo d’Appello bis, individuò sui margini ungueali della vittima tracce di dna maschile. Si trattava di aplotipi del cromosoma Y parziali, allora definiti “non consolidati” e ritenuti non idonei a un’identificazione certa. Già all’epoca, però, la perizia stabilì un dato oggettivo: quel dna escludeva Alberto Stasi”.
“I difensori di Stasi – prosegue Ricci – avviano indagini difensive autonome. Nel mirino finisce Andrea Sempio. Gli investigatori recuperano una tazzina di caffè in cui ha bevuto e ne estraggono il dna. Incrociando quel profilo con i dati grezzi della perizia De Stefano del 2014, emerge il colpo di scena: quel cromosoma Y appartiene alla sua linea paterna. Ho sempre cercato una sola cosa: la verità. Non ho mai forzato un’evidenza biologica per compiacere il teorema di un pm o per blindare un arresto. Non esiste una verità dell’accusa e una verità della difesa. Esiste la verità”. “Il dna – spiega Ricci – è servito a scardinare una verità giudiziaria che sembrava immodificabile. Ma oggi la vera chiave è nel complesso delle indagini. Con la nuova discovery non c’è solo una traccia di laboratorio: ci sono 21 indizi che si incastrano“.
Il dibattito si accende anche in tv, il legale di Stasi, Antonio De Rensis, torna sulle ombre nelle prime indagini. “Tutta Italia sa cos’è lo scontrino di Garlasco. – provoca De Rensis a Zona Bianca su Rete4 – Possibile che Cassese di fronte ai magistrati non ricordasse cos’è? Lui che ha sentito Sempio”. Il riferimento è al colonnello dei carabinieri che era a capo delle prime indagini in seguito all’omicidio di Chiara. Lui e i suoi uomini sono stati i primi a entrare nella villetta, subito dopo il delitto. De Rensis parla anche del famoso video intimo di Chiara e del suo assistito. “Alberto non sa assolutamente niente. Io stavo riflettendo ma Alberto non sa un fico secco, ha altre cose a cui pensare, tra cui la revisione che stiamo preparando. Alberto non fa l’investigatore“.
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