Voto estero, l’indiscrezione: FdI prepara un emendamento che cancellerebbe le attuali ripartizioni

02 Luglio 2026 - 21:21
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Un’unica circoscrizione mondiale per il Senato e due grandi collegi per la Camera, preferenze, proporzionale e liste separate con un massimo di otto candidati. Se la proposta fosse approvata, Africa-Asia-Oceania-Antartide perderebbe il deputato e il senatore oggi garantiti

di Emanuele Esposito

Una profonda riforma del sistema elettorale degli italiani residenti all’estero potrebbe arrivare nelle prossime fasi dell’esame della nuova legge elettorale alla Camera dei deputati.

Secondo un’indiscrezione raccolta da Allora! Online attraverso una fonte a conoscenza del dossier, Fratelli d’Italia starebbe preparando un emendamento destinato a modificare radicalmente la struttura della Circoscrizione Estero.

Al momento non esiste ancora un testo ufficialmente depositato e, pertanto, i contenuti dovranno essere verificati nel momento in cui la proposta verrà formalizzata. Le informazioni ricevute delineano però uno scenario preciso:

  • un’unica circoscrizione mondiale per l’elezione dei quattro senatori;
  • due sole macro-circoscrizioni per l’elezione degli otto deputati;
  • sistema proporzionale;
  • mantenimento del voto di preferenza;
  • liste separate tra i partiti;
  • liste composte da un massimo di otto candidati;
  • eliminazione dell’attuale garanzia di un deputato e un senatore per ciascuna delle quattro ripartizioni estere.

Se queste indicazioni fossero confermate, la conseguenza sarebbe immediata: l’attuale ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide cesserebbe di esistere come collegio elettorale autonomo.

L’Australia, l’Asia e l’Africa non perderebbero il diritto di voto e potrebbero continuare a esprimere candidati, ma non avrebbero più la certezza di eleggere un proprio rappresentante alla Camera e al Senato.

L’emendamento non è ancora nel testo ufficiale

La riforma elettorale è attualmente in discussione alla Camera. Il 4 giugno 2026 è stato adottato come testo base il nuovo testo della proposta di legge C. 2822, a prima firma Galeazzo Bignami.

Nella sua versione ufficiale, il testo base mantiene separata la questione dei seggi attribuiti alla Circoscrizione Estero e interviene soprattutto sulla sicurezza e sulla regolarità del voto per corrispondenza. Non contiene ancora la trasformazione delle quattro ripartizioni estere in uno o due grandi collegi.

La modifica segnalata dalla fonte dovrebbe quindi essere introdotta attraverso un successivo emendamento alla legge elettorale e alla legge 27 dicembre 2001, numero 459, che disciplina il voto degli italiani residenti all’estero.

È dunque necessario mantenere una distinzione netta: la riforma della Circoscrizione Estero non è ancora un atto parlamentare ufficiale, ma un’ipotesi politica che Fratelli d’Italia si preparerebbe a formalizzare.

Proprio per la portata della modifica, tuttavia, è opportuno analizzarne fin da ora le possibili conseguenze.

Come funziona oggi il voto all’estero

La Costituzione assegna alla Circoscrizione Estero otto deputati e quattro senatori. Gli articoli 56 e 57 stabiliscono il numero dei parlamentari eletti oltreconfine, ma non impongono la suddivisione in quattro ripartizioni territoriali.

La divisione geografica è contenuta nella legge numero 459 del 2001, la cosiddetta legge Tremaglia.

Attualmente la Circoscrizione Estero è articolata in:

  1. Europa;
  2. America meridionale;
  3. America settentrionale e centrale;
  4. Africa, Asia, Oceania e Antartide.

La stessa legge stabilisce che in ognuna delle quattro ripartizioni siano eletti almeno un deputato e un senatore. Gli ulteriori seggi della Camera vengono distribuiti in proporzione al numero dei cittadini italiani residenti.

Nel 2022 l’Europa ha eletto tre deputati, l’America meridionale due, l’America settentrionale e centrale due e Africa-Asia-Oceania-Antartide un deputato. Al Senato, invece, ognuna delle quattro ripartizioni ha eletto un rappresentante.

Il sistema vigente prevede già il proporzionale e le preferenze. Le liste vengono presentate separatamente in ciascuna ripartizione, i candidati devono essere residenti ed elettori nell’area nella quale si presentano e i seggi vengono attribuiti attraverso i quozienti interi e i più alti resti.

La vera rivoluzione contenuta nell’indiscrezione non sarebbe quindi l’introduzione delle preferenze, che esistono già, ma la cancellazione delle quattro ripartizioni territoriali.

Cosa accadrebbe alla nostra ripartizione

Se il Senato venisse trasformato in un unico collegio mondiale, i quattro senatori sarebbero eletti sommando tutti i voti espressi dagli italiani residenti nei diversi continenti.

Un candidato australiano si troverebbe quindi a competere, all’interno della propria lista, con candidati residenti in Europa, America settentrionale, America meridionale, Africa e Asia.

Alla Camera, invece, gli otto deputati sarebbero distribuiti tra due sole macro-circoscrizioni. Non conoscendo ancora il testo, non sappiamo quali sarebbero i confini delle due aree né quanti seggi verrebbero assegnati a ciascuna.

Una delle ipotesi più immediate potrebbe essere:

  • Europa;
  • resto del mondo, comprendente le Americhe, l’Africa, l’Asia, l’Oceania e l’Antartide.

Ma potrebbero essere individuate anche altre divisioni. Fino al deposito dell’emendamento, qualsiasi delimitazione rimane soltanto un’ipotesi.

Un punto, però, appare già chiaro: in qualsiasi sistema basato su due soli collegi per la Camera e uno per il Senato, Africa-Asia-Oceania-Antartide perderebbe la propria autonomia elettorale.

Non sarebbe più garantita l’elezione di un parlamentare proveniente dalla nostra area. I voti degli italiani residenti in Australia potrebbero contribuire all’elezione di candidati residenti in Argentina, Brasile, Stati Uniti, Canada, Germania, Svizzera o in qualsiasi altro Paese inserito nella stessa circoscrizione.

Il precedente delle elezioni del 2022

Alle elezioni politiche del 2022, la lista unitaria Lega-Forza Italia-Fratelli d’Italia ottenne nella Circoscrizione Estero 281.949 voti alla Camera, pari al 26 per cento, eleggendo due deputati.

Il Partito democratico raccolse 305.759 voti ed elesse quattro deputati; il MAIE ottenne 141.356 voti e un seggio; il Movimento 5 Stelle conquistò un deputato con 93.338 voti.

Al Senato il centrodestra raggiunse un risultato ancora più elevato: 295.140 voti, pari al 27,09 per cento. Nonostante ciò, non ottenne neppure uno dei quattro seggi.

Il Partito democratico, con 370.570 voti, elesse tre senatori, mentre il MAIE, con 138.139 voti, ne elesse uno.

Questo risultato apparentemente paradossale fu prodotto dalla suddivisione in quattro ripartizioni.

Il centrodestra ottenne un numero elevato di voti complessivi, ma non risultò la prima lista in nessuna delle quattro aree. Il Partito democratico vinse in Europa, America settentrionale e centrale e Africa-Asia-Oceania-Antartide, mentre il MAIE prevalse in America meridionale.

Con una circoscrizione mondiale unica, il risultato del Senato sarebbe stato profondamente diverso.

Lo scenario con liste separate

L’aspetto politicamente più importante dell’indiscrezione riguarda la possibilità che Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia si presentino con liste separate.

Nel 2022 i tre partiti concorsero all’estero sotto un unico simbolo. Non esistono quindi dati reali che consentano di stabilire quanti dei 281 mila voti della Camera e dei 295 mila voti del Senato appartenessero a ciascuna forza politica.

È possibile, tuttavia, costruire una simulazione puramente indicativa utilizzando come parametro i rapporti di forza registrati dai tre partiti sul territorio nazionale nel 2022.

Alla Camera, Fratelli d’Italia ottenne in Italia circa 7,3 milioni di voti, la Lega 2,46 milioni e Forza Italia 2,27 milioni. All’interno dei tre principali partiti del centrodestra, il peso relativo fu quindi approssimativamente del 61 per cento per FdI, del 20 per cento per la Lega e del 19 per cento per Forza Italia.

Applicando meccanicamente queste proporzioni al voto estero del 2022, i 281.949 voti ottenuti alla Camera dalla lista unitaria del centrodestra potrebbero essere suddivisi in questo modo:

  • Fratelli d’Italia: circa 171 mila voti;
  • Lega: circa 58 mila voti;
  • Forza Italia: circa 53 mila voti.

Al Senato, sui 295.140 voti complessivi, la distribuzione teorica sarebbe:

  • Fratelli d’Italia: circa 179 mila voti;
  • Lega: circa 60 mila voti;
  • Forza Italia: circa 56 mila voti.

Questi numeri non rappresentano un sondaggio né una previsione per le prossime elezioni. Il comportamento degli italiani all’estero può essere molto differente da quello degli elettori residenti in Italia e gli equilibri politici del 2026 non sono quelli del 2022.

La simulazione serve esclusivamente a mostrare che cosa potrebbe accadere introducendo liste separate.

Senato mondiale: FdI eleggerebbe, Lega e Forza Italia rischierebbero l’esclusione

Prendendo i risultati del 2022 e dividendo la lista unitaria del centrodestra tra i tre partiti, con un’unica circoscrizione mondiale per quattro senatori si delineerebbero due scenari.

Applicando il sistema dei quozienti e dei più alti resti, simile a quello utilizzato oggi nelle singole ripartizioni, i quattro seggi sarebbero potuti andare a:

  • Partito democratico;
  • Fratelli d’Italia;
  • MAIE;
  • Movimento 5 Stelle.

La Lega e Forza Italia sarebbero rimaste senza rappresentanti.

Applicando invece il metodo D’Hondt, maggiormente favorevole alle forze con più voti, la distribuzione teorica sarebbe stata:

  • due senatori al Partito democratico;
  • un senatore a Fratelli d’Italia;
  • un senatore al MAIE.

Anche in questo caso Lega e Forza Italia non avrebbero eletto alcun senatore.

Il dato politico è evidente: la lista separata potrebbe favorire Fratelli d’Italia, ma non necessariamente il centrodestra nel suo insieme.

FdI avrebbe buone possibilità di ottenere almeno uno dei quattro seggi grazie al proprio peso elettorale. Lega e Forza Italia, invece, rischierebbero di raccogliere decine di migliaia di voti senza raggiungere il quoziente necessario per eleggere.

La somma dei consensi del centrodestra potrebbe rimanere elevata, ma la rappresentanza parlamentare finirebbe nelle mani del solo partito maggiore.

Camera: una simulazione con Europa e resto del mondo

Non essendo ancora noti i confini delle due circoscrizioni della Camera, una simulazione esatta è impossibile.

Possiamo però immaginare, esclusivamente per comprendere gli effetti del sistema, una divisione tra:

  • Europa, con quattro deputati;
  • resto del mondo, con quattro deputati.

Nella seconda circoscrizione confluirebbero America meridionale, America settentrionale e centrale, Africa, Asia, Oceania e Antartide.

Utilizzando i risultati del 2022 e separando il centrodestra secondo le proporzioni già indicate, nella circoscrizione Europa il sistema dei quozienti e dei più alti resti potrebbe attribuire un seggio ciascuno a:

  • Partito democratico;
  • Fratelli d’Italia;
  • Movimento 5 Stelle;
  • Alleanza Verdi e Sinistra.

Con il metodo D’Hondt i seggi potrebbero invece essere due al Partito democratico, uno a Fratelli d’Italia e uno al Movimento 5 Stelle.

Nella macro-circoscrizione comprendente tutto il mondo extraeuropeo, sia il metodo dei più alti resti sia il D’Hondt, applicati ai dati del 2022, potrebbero produrre una distribuzione di questo tipo:

  • un deputato al MAIE;
  • un deputato al Partito democratico;
  • un deputato a Fratelli d’Italia;
  • un deputato all’USEI.

Anche in questo scenario Lega e Forza Italia non otterrebbero alcun eletto.

La simulazione evidenzia inoltre un altro aspetto: nella macroarea extraeuropea le formazioni radicate in America meridionale partirebbero con un vantaggio significativo.

Nel 2022 il MAIE raccolse nella sola America meridionale 134.123 voti alla Camera e l’USEI 73.241. Nella stessa area il centrodestra unitario ottenne 79.414 voti e il Partito democratico 80.626.

La forza numerica e organizzativa delle comunità sudamericane potrebbe quindi diventare determinante nella scelta degli eletti.

Otto candidati, ma un solo seggio

L’indiscrezione parla di liste composte da un massimo di otto candidati.

La presenza di un candidato australiano in una lista di otto nomi non garantirebbe però l’elezione di un rappresentante dell’Australia.

In un sistema proporzionale con preferenze si svolgono infatti due competizioni contemporaneamente.

La prima è tra le liste: Fratelli d’Italia contro Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Lega, Forza Italia, MAIE e le altre formazioni.

La seconda è interna alla lista: ogni candidato deve ottenere più preferenze dei propri compagni di partito.

Se Fratelli d’Italia conquistasse un solo seggio nella macro-circoscrizione extraeuropea, sarebbe eletto il candidato della lista con il maggior numero di preferenze. Un candidato residente in Australia dovrebbe quindi superare esponenti sostenuti da comunità italiane numericamente più consistenti in Argentina, Brasile, Stati Uniti o Canada.

Lo stesso problema si presenterebbe al Senato in forma ancora più marcata.

Con una lista mondiale di otto candidati e un solo seggio conquistato da FdI, il senatore sarebbe il candidato più votato del partito nell’intero pianeta.

Il candidato australiano non competerebbe più soltanto con gli altri esponenti di Africa-Asia-Oceania-Antartide, ma con tutti i candidati di Fratelli d’Italia residenti in Europa e nelle Americhe.

Australia fuori dalla rappresentanza garantita

Alle elezioni della Camera del 2022, nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide, il Partito democratico ottenne 19.239 voti, il centrodestra 14.665, il Movimento 5 Stelle 7.319 e Azione-Italia Viva 4.805.

L’unico seggio disponibile fu assegnato al Partito democratico e venne eletto Nicola Carè.

Al Senato fu eletto Francesco Giacobbe, sempre del Partito democratico.

La garanzia prevista dalla legge non assicura necessariamente che l’eletto sia residente in Australia, ma assicura che provenga dalla stessa grande area geografica e che debba confrontarsi direttamente con gli elettori di Africa, Asia e Oceania.

Con la nuova formula questa tutela verrebbe meno.

La comunità italiana australiana continuerebbe a votare, ma potrebbe non avere più alcun parlamentare residente nella propria area. Potrebbe contribuire all’elezione di un candidato europeo, nordamericano o sudamericano senza ottenere una voce direttamente collegata alle proprie esigenze.

È questa la differenza tra diritto di voto e rappresentanza territoriale.

I possibili vantaggi della riforma

La proposta potrebbe essere difesa sostenendo che l’attuale sistema produce una forte sproporzione tra le ripartizioni.

Africa-Asia-Oceania-Antartide elegge un senatore esattamente come l’Europa o l’America meridionale, pur disponendo di un numero di elettori e di voti validi molto inferiore.

Un’unica circoscrizione mondiale renderebbe il peso dei voti maggiormente uniforme, ridurrebbe l’effetto delle differenze territoriali e consentirebbe una distribuzione dei seggi più vicina ai rapporti di forza complessivi tra i partiti.

Il caso del centrodestra al Senato nel 2022 è emblematico: quasi 300 mila voti, più del doppio di quelli ottenuti dal MAIE, non produssero alcun eletto, mentre il MAIE conquistò un senatore grazie alla vittoria in America meridionale.

Da questo punto di vista, un collegio unico correggerebbe alcune evidenti distorsioni.

Ma una legge elettorale non deve soltanto trasformare i voti in seggi. Deve anche garantire che territori lontani e profondamente differenti possano avere accesso alle istituzioni nazionali.

Il rischio di una rappresentanza dominata dai grandi bacini

Il problema centrale non è la proporzionalità, ma l’assenza di correttivi geografici.

Un unico collegio mondiale per il Senato e due macro-circoscrizioni per la Camera favorirebbero inevitabilmente:

  • le comunità con il maggior numero di elettori;
  • i candidati dotati di più risorse economiche;
  • le organizzazioni politiche e associative presenti in più Paesi;
  • i territori con reti mediatiche e comunitarie maggiormente strutturate.

Condurre una campagna elettorale in Australia, Asia, Africa e nelle Americhe contemporaneamente comporterebbe costi enormi e difficoltà logistiche evidenti.

Il rischio è che la rappresentanza degli italiani all’estero venga progressivamente concentrata in pochi Paesi: Germania, Svizzera, Argentina, Brasile, Stati Uniti e Canada.

Le comunità meno numerose o geograficamente disperse potrebbero diventare semplici serbatoi di voti, senza la forza necessaria per eleggere un proprio candidato.

Servono garanzie territoriali

Se Fratelli d’Italia presenterà realmente l’emendamento, sarà necessario conoscere i correttivi previsti per evitare l’esclusione di interi continenti.

Tra le possibili garanzie potrebbero esserci:

  • l’obbligo di inserire nelle liste candidati provenienti da tutte le grandi aree geografiche;
  • una quota minima di rappresentanza per Africa-Asia-Oceania;
  • l’attribuzione di almeno un seggio della Camera a ciascuna macroarea;
  • graduatorie territoriali interne alle liste;
  • l’impossibilità di eleggere tutti i candidati di una lista nella stessa area geografica.

Senza una di queste tutele, la presenza di un candidato australiano nella lista sarebbe soltanto formale.

Un partito potrebbe mostrare una lista geograficamente equilibrata, ma tutti i suoi eletti potrebbero provenire dall’Europa o dall’America meridionale.

Una riforma che favorirebbe FdI, ma potrebbe penalizzare gli alleati

Sul piano politico, l’operazione potrebbe essere vantaggiosa per Fratelli d’Italia.

Con le liste separate, FdI avrebbe la possibilità di misurare direttamente la propria forza tra gli italiani all’estero e di sottrarre agli alleati una parte della rappresentanza oggi conquistata attraverso il simbolo unitario.

La Lega e Forza Italia, invece, avrebbero bisogno di un consenso autonomo molto elevato per superare la soglia naturale prodotta da collegi con appena quattro seggi al Senato e, presumibilmente, tre, quattro o cinque seggi nelle due circoscrizioni della Camera.

Anche senza una soglia di sbarramento stabilita dalla legge, il limitato numero di seggi creerebbe una barriera implicita molto alta.

Decine di migliaia di voti potrebbero non essere sufficienti per eleggere.

La riforma potrebbe quindi rafforzare Fratelli d’Italia all’interno del centrodestra e, contemporaneamente, favorire il Partito democratico e le liste territorialmente molto radicate, come il MAIE e l’USEI.

La domanda che Roma dovrà affrontare

Il Parlamento dovrà decidere quale principio debba prevalere nella rappresentanza degli italiani all’estero.

Da una parte c’è l’eguaglianza aritmetica del voto: tutti i consensi confluiscono in grandi collegi e i seggi vengono distribuiti proporzionalmente.

Dall’altra c’è la rappresentanza delle comunità: continenti e territori differenti devono poter eleggere parlamentari che ne conoscano problemi, esigenze e aspettative.

L’attuale sistema protegge maggiormente i territori, ma può produrre risultati sproporzionati tra i partiti.

Il sistema ipotizzato correggerebbe alcune sproporzioni politiche, ma rischierebbe di cancellare la voce parlamentare delle comunità più piccole.

L’Australia continuerebbe a votare, ma potrebbe non eleggere più nessuno

La conclusione è netta.

Se l’emendamento attribuisse i quattro seggi del Senato in un’unica circoscrizione mondiale e gli otto seggi della Camera in due sole macro-circoscrizioni, la ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide verrebbe eliminata.

L’Australia non sarebbe esclusa dalla Circoscrizione Estero. Gli italiani residenti nel Paese continuerebbero a ricevere la scheda, votare per una lista ed esprimere la preferenza.

Ma perderebbero la garanzia di concorrere all’elezione di un deputato e di un senatore appartenenti alla propria area geografica.

Con le liste separate, Fratelli d’Italia potrebbe conquistare uno spazio autonomo e risultare il principale beneficiario della riforma nel centrodestra. Lega e Forza Italia rischierebbero invece di non ottenere alcun eletto.

Per la nostra comunità, però, la questione è ancora più profonda.

Non si tratta soltanto di sapere quale partito conquisterà i seggi. Si tratta di capire se nel prossimo Parlamento continuerà a esserci qualcuno eletto direttamente attraverso i voti di Australia, Asia e Africa.

Senza una garanzia geografica, la risposta potrebbe essere negativa.

Il nuovo sistema renderebbe forse più proporzionale la rappresentanza dei partiti, ma potrebbe rendere invisibili intere comunità. E l’Australia rischierebbe di continuare a votare senza riuscire più a portare una propria voce a Roma.

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