Garlasco, Taccia: “Nella villetta solo una è la firma del killer”. Donna bionda in bici e i 21 secondi di Sempio
Il delitto di Garlasco è un caso irrisolto ormai da quasi 19 anni. Il 13 agosto 2007 Chiara Poggi è stata brutalmente uccisa ma su questo efferato omicidio non c’è certezza su nulla. Soprattutto alla luce degli ultimi sviluppi giudiziari, Alberto Stasi, l’unico condannato in via definitiva a 16 anni è stato scarcerato. Per il fidanzato di Chiara si va verso la revisione del processo, ma servono nuove prove per fare in modo che questo possa avvenire. Ma a distanza di così tanto tempo dal delitto e nonostante le nuove tecnologie che permettono di scoprire dettagli sfuggiti, resta comunque un compito difficile ribaltare il quadro. Gli inquirenti sono convinti che il colpevole dell’omicidio sia Andrea Sempio, l’amico del fratello di Chiara. Ma i suoi legali credono, attraverso le perizie presentate in Procura, di poter dimostrare l’innocenza del loro assistito.
Nel mirino della difesa vi sono, oltre ai soliloqui in macchina, l’impronta 33 lasciata sul muro delle scale che conducono alla cantina, ma soprattutto le impronte delle scarpe, quelle 25 orme sparse per la casa e appartenenti a una scarpa Frau numero 42. Angela Taccia ribadisce il concetto in tv a Storie Italiane: “L’unica vera firma dell’assassino“. Secondo la legale di Sempio, sarebbe opportuno chiarire prima la riconducibilità di tali tracce e solo successivamente affrontare eventuali valutazioni sulla personalità dell’indagato. Il riferimento è alla perizia psichiatrica chiesta dalla Procura su Sempio. Anche l’altro legale Cataliotti insiste sulle impronte delle scarpe: “Le impronte delle scarpe lo salveranno” e “non si andrà a processo”. I legali sono certi che il numero di scarpe non sia compatibile con quello di Sempio (che porta un 44) e ha una pianta del piede molto larga, “incompatibile con quelle tracce”.
Ma i pm insistono anche su un altro elemento, per la Procura di Pavia, infatti, Sempio avrebbe mentito anche sulle telefonate fatte a Chiara nei giorni che precedono il delitto. Ci si concentra in particolare, non tanto sulle due chiamate di 2 e 8 secondi del 7 agosto, quanto più su quella telefonata del giorno dopo durata 21 secondi. La terza in due giorni per chiedere ancora notizie di Marco Poggi che era in montagna. I pm però non hanno elementi per dimostrare con certezza cosa si siano detti Andrea e Chiara, visto che quelle registrazioni non ci sono. A complicare le cose, poi, è spuntato anche un nuovo testimone. L’uomo ha rotto il silenzio dopo quasi 19 anni, sostenendo di non aver parlato prima in quanto minacciato. “Mi hanno suonato il campanello di casa dicendomi di farmi i fatti miei, che io di Garlasco non ne devo sapere niente”. Ecco che cosa sostiene di aver visto: “Ero in attesa di un appuntamento di lavoro fissato per le 10, stavo passeggiando e ho visto una donna con i capelli biondi in bicicletta“. Poi aggiunge: “Sono certo al 100%, ho dei flash talmente forti in mente che non me li si può cambiare”. La donna, secondo il testimone si trovava proprio nei pressi della villetta dei Poggi.
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