Gasparin: "Da metalmeccanico alle Coppe con il Vicenza, alla Sampdoria che amarezza gli insulti di Cassano a Garrone"
L'ex dirigente racconta la propria carriera.
Sergio Gasparin racconta la propria carriera.
L'ex dirigente di Vicenza, Venezia, Udinese e Sampdoria ha dichiarato in un'intervista a La Gazzetta dello Sport: "L'impresa più grande è stata quella di eliminare il Milan nei quarti, vincendo poi la Coppa Italia in finale contro il Napoli".
"Ho cominciato da ragazzo come operaio metalmeccanico. Per diplomarmi facevo le scuole serali e passavo centomila lire al mese a un collega perché mi lasciasse sempre i turni diurni. Quei soldi gli servivano per costruire la casa, mi diplomai perito industriale. Operaio, caposquadra, direttore dell'ufficio produzione, vicedirettore del personale. Poi mi cercò la Lowara, un'azienda dell’elettrodinamica. Accettai e poco dopo ci comprò una multinazionale americana. Diventai direttore del personale".
"Trattavo coi sindacati e studiavo calcio a Coverciano. Ho fatto il corso con Lippi, Savoldi, Anastasi. Ho allenato il Giorgione di Castelfranco Veneto in Serie C, ho portato il Bassano e il Thiene in Interregionale. Con il Thiene chiudemmo imbattuti e Sandro Ciotti ci invitò alla Domenica sportiva. A Thiene il presidente era Pieraldo Dalle Carbonare. Mi chiamò e mi propose di seguirlo. Stavo benissimo alla Lowara, ma sono sempre stato attratto dalle emozioni e accettai il rischio. Esonerammo Romano Fogli e il presidente mi chiese di sostituirlo. Non volevo, lavoravo 20 ore al giorno come dirigente. Obbedii e all'ottava partita, a Prato, ebbi un collasso in spogliatoio, svenni. Il medico mi disse: 'Se riprendi ad allenare, ti ammazzo io con le mie mani. Hai troppa tensione addosso'".
VICENZA
"Renzo Ulivieri, uomo di personalità. Salimmo in Serie B, poi Renzo andò al Bologna e io chiamai Guidolin, che conoscevo dai tempi del Giorgione. Siamo molto più che amici, ci unisce una fratellanza. Con Guidolin, il Vicenza è arrivato in cima: la Serie A, la Coppa Italia vinta nel 1997 in finale contro il Napoli, le semifinali di Coppa Coppe perse nel '98 contro il Chelsea di Vialli. All'inizio della prima stagione di Serie A, tenemmo appesa in spogliatoio la pagina della Gazzetta sui pronostici estivi di allenatori e capitani: 'Vicenza retrocesso', diceva uno dei titoli. Arrivammo noni. Nell'annata successiva, a fine novembre ci ritrovammo primi e conservo una pagina della Gazzetta: 'Viaggio nella città che guarda Milan e Inter dall'alto'. C’era la foto di Guidolin e me suonatori improvvisati di violino al teatro di Vicenza, l'Olimpico, progettato dal Palladio".
"Guidolin non era facile da gestire, aveva le sue paranoie, a fine partita capitava che urlasse con me, poi lo calmavo, ma era ed è un uomo leale e faceva giocare benissimo le sue squadre. L’ho avuto al Vicenza, l’ho riportato all'Udinese, l'avrei voluto ovunque".
SAMPDORIA
"Ai figli di Garrone dissi: 'Vostro padre tratta Cassano come un figlio'. Loro risposero: 'Magari ci trattasse come lui. Papà è innamorato di Antonio'. Questa è la premessa. Riccardo Garrone, uno dei più importanti imprenditori del Paese, stravedeva per Antonio Cassano.
Un giorno — io c’ero —, il presidente entrò in spogliatoio e si rivolse a Cassano: 'Per favore, Antonio, stasera puoi andare alla cena di un club di miei amici?'. Mi pare fosse il Rotary o il Panathlon. E poi: 'Ritiri un premio, un piatto d'argento, e vai via, una cosa di dieci minuti, non è necessario che ti fermi a cena'.
Antonio rispose più o meno così, con un tono che vi lascio immaginare: 'È la seconda volta che me lo chiede, faccia in modo che non ci sia la terza'.
Garrone disse: 'Mi dispiace, non mi sembra di averti chiesto chissà che cosa'.
A quel punto, Cassano buttò all'aria varie sedie e urlò a Garrone insulti irriferibili. L'unica frase che posso riportare è questa: 'Non sono il tuo schiavo e non voglio più vederti'.
Cassano venne mandato via. Dentro di me sento ancora l'amarezza per quella scena".
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