Germania: studio Prognos, crescita economica minima fino al 2045
La crescita economica della Germania registrerà aumenti minimi fino al 2045 soprattutto a causa dell’incapacità delle aziende di introdurre innovazioni tecnologiche. È quanto emerge da uno studio dell’istituto di ricerca Prognos per l’Associazione delle imprese bavaresi (Vbw). Lo studio rileva che, a causa del basso tasso di natalità, che riduce la manodopera disponibile a livello locale, e di un settore manifatturiero già fortemente meccanizzato, il progresso tecnologico sta diventando sempre più l’unica fonte di crescita. Senza tale progresso, l’economia tedesca subirebbe una contrazione nei prossimi decenni. Gli economisti di Prognos, pertanto, prevedono che la produzione economica complessiva aumenterà in media solo dello 0,9 per cento annuo fino al 2045. I ricercatori spiegano che questa stima non è una semplice estrapolazione automatica dei trend di crescita passati ma tiene conto, piuttosto, della riuscita del suddetto salto tecnologico e dell’aspettativa che i decisori politici superino, almeno in parte, le principali sfide strutturali. Nello studio viene sottolineato inoltre che l’intera struttura economica del Paese subirà cambiamenti significativi.
Prognos indica che i beni e i servizi prodotti in Germania in futuro saranno diversi da quelli attuali e che le persone lavoreranno in settori differenti. Tra i fattori chiave di questa trasformazione strutturale figurano la digitalizzazione, la necessaria decarbonizzazione dell’economia, i cambiamenti demografici e geopolitici, nonché l’evoluzione della divisione internazionale del lavoro. In un’ottica globale, secondo lo studio, l’equilibrio del peso economico si sposterà ulteriormente a favore dei mercati emergenti. Entro il 2045, si prevede che queste economie rappresenteranno circa la metà del prodotto interno lordo mondiale. Nazioni asiatiche come India e Indonesia, così come alcuni Paesi africani, trarranno vantaggio da popolazioni più giovani, dal crescente sviluppo delle aree rurali e dai maggiori investimenti nelle infrastrutture. Si prevede inoltre che la Cina rimarrà un importante motore di crescita. Sebbene il suo slancio stia rallentando a causa dell’invecchiamento della popolazione e di aggiustamenti strutturali, si prevede comunque che il Paese asiatico superi l’Unione europea in termini di Pil reale entro il decennio in corso. Gli Stati Uniti, nel frattempo, dovrebbero riuscire a mantenere, seppur di misura, la propria supremazia economica sulla Cina. Secondo gli economisti, ciò prefigura l’emergere, nel lungo periodo, di un’era di bipolarismo economico tra Stati Uniti e Cina. Sebbene l’Ue rappresenti un terzo polo, non sarà in grado di eguagliare il predominio di queste due grandi potenze.
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