Giallo della ricina, svolta nelle indagini: un’amica di Antonella indagata per favoreggiamento. «Voleva il divorzio dal marito»

C’è una svolta che potrebbe essere decisiva nelle indagini sul duplice omicidio di Pietracatella, il piccolo centro del Molise sconvolto dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute a dicembre dopo essere state avvelenate con la ricina.
Una stretta amica della famiglia è stata denunciata per favoreggiamento dopo essere stata smentita dai contenuti emersi dai cellulari sequestrati dagli investigatori. Per mesi la donna aveva sostenuto davanti agli uomini della Squadra Mobile di non essere a conoscenza di particolari problemi all’interno della coppia formata da Antonella e dal marito Gianni Di Vita.
Le chat recuperate dagli smartphone raccontano però una storia diversa.
«Aiutami a trovare un avvocato divorzista»
Nei messaggi WhatsApp inviati all’amica, Antonella si sarebbe confidava apertamente sulle difficoltà del matrimonio e sulle tensioni vissute in famiglia. In alcune conversazioni – come riporta il Corriere della Sera – avrebbe addirittura chiesto aiuto per trovare un avvocato specializzato in separazioni e divorzi.
Elementi che, secondo gli investigatori, contrastano con quanto dichiarato dalla testimone durante le audizioni svolte negli ultimi mesi. Quando gli agenti le hanno mostrato le conversazioni estratte dai dispositivi elettronici, la sua posizione è cambiata radicalmente. Da semplice persona informata sui fatti è diventata destinataria di una denuncia per favoreggiamento.
Perché l’amica è finita sotto inchiesta
La donna era stata ascoltata più volte in Questura a Campobasso e aveva sempre descritto il rapporto tra Antonella e il marito come sereno, escludendo dissidi o progetti di separazione.
Secondo chi indaga, invece, avrebbe omesso informazioni rilevanti per la ricostruzione del contesto familiare delle vittime, ostacolando così il lavoro investigativo. Gli inquirenti precisano che non ci sono al momento altri indagati per il duplice omicidio, ma sottolineano come nel corso delle oltre 160 audizioni svolte finora siano emerse diverse reticenze da parte di persone ascoltate come testimoni.
Il mistero della ricina e la pista ancora senza colpevoli
Parallelamente continua il lavoro di analisi sui dispositivi elettronici sequestrati nella casa della famiglia Di Vita. Sotto esame ci sono i telefoni di Antonella, Sara e della sorella maggiore Alice, oltre a un tablet, un computer e due modem acquisiti dagli investigatori.
Resta soprattutto da chiarire come sia stata ottenuta la ricina che ha provocato la morte delle due donne. Gli esperti ritengono che la sostanza utilizzata sia il risultato di una sintesi particolarmente complessa.
Gli investigatori stanno cercando di capire se il veleno sia stato acquistato attraverso circuiti illegali del web, compreso il Dark Web, oppure se sia stato prodotto direttamente in Italia.
Attesi gli esiti delle autopsie
Nelle prossime settimane è previsto il completamento delle analisi sui dispositivi elettronici e sono attesi anche i risultati definitivi delle autopsie sui corpi delle due vittime. Passaggi considerati decisivi per fare luce su uno dei casi di cronaca più inquietanti degli ultimi anni e per individuare il responsabile dell’avvelenamento che ha sconvolto Pietracatella.
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