La riforma della Corte dei conti e il taglio dei ruoli apicali che agita le toghe

05 Agosto 2026 - 01:45
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Riduzione del 22 per cento del numero di ruoli dirigenziali nella magistratura contabile (da 104 a 81). È una delle disposizioni più importanti contenute nel decreto legislativo, varato oggi dal Cdm, che attua la riforma della Corte dei conti entrata in vigore a gennaio. A fronte di 636 magistrati contabili, infatti, oggi sono previste addirittura 104 figure apicali o subapicali: praticamente c’è un presidente ogni cinque toghe. Un numero spropositato rispetto alle altre magistrature (in quella amministrativa il rapporto è di uno a dieci). È anche legata a questa novità la resistenza del sindacato dei giudici contabili, che minaccia lo sciopero in autunno. 

La riforma della responsabilità erariale (la cosiddetta "riforma Foti") è entrata in vigore lo scorso gennaio, ma ha lasciato al governo il compito di definire la riorganizzazione e il riordino delle funzioni della Corte dei conti. Il provvedimento varato dal governo è quindi molto corposo: si compone di ben 71 articoli, divisi in quattro titoli: organizzazione, accesso alla carriera, procedimento disciplinare, norme transitorie. Dopo il via libera del Consiglio dei ministri, il testo verrà trasmesso alle Camere, per ricevere i pareri delle commissioni parlamentari, e anche alla Conferenza stato-regioni, con l’obiettivo di concludere il procedimento entro i termini previsti dalla delega (il 21 gennaio 2027).

La riorganizzazione della Corte dei conti mira, come la riforma della responsabilità contabile, a far sì che il sistema della giustizia contabile non rappresenti più un disincentivo, bensì uno stimolo ad agire per l’amministratore pubblico. Il provvedimento approvato oggi intende realizzare questo obiettivo innanzitutto rendendo il più possibile uniforme sul territorio l’esercizio della funzione requirente, consentendo quindi agli amministratori pubblici di avere la garanzia che ci sia una valutazione uniforme delle loro azioni. In questa direzione si pone il rafforzamento del ruolo del procuratore generale della Corte dei conti, che "coordina con propri atti di indirizzo l’attività dei procuratori regionali", sentiti questi ultimi "individua i criteri di priorità, da adottare e applicare in modo omogeneo, per la trattazione dei procedimenti istruttori", e nell’esercizio delle funzioni di coordinamento può anche "accedere agli atti dei procedimenti istruttori delle procure regionali, previo avviso al procuratore regionale e al magistrato titolare del fascicolo istruttorio", anche attraverso l’accesso al sistema informatico (un’attività, seppur in forma limitata, già esistente).

Un’altra novità è rappresentata dalla rotazione dei magistrati nelle funzioni: "I magistrati – si legge nel decreto legislativo – svolgono, nel corso della propria carriera, tutte le funzioni di controllo, referenti, consultive e giurisdizionali, secondo un criterio di rotazione temporale". Mentre viene introdotto il divieto del passaggio dei magistrati della Corte dei conti dalle funzioni requirenti alle funzioni giudicanti: in altre parole, si prevede la separazione delle carriere, bocciata dagli italiani per la magistratura ordinaria al referendum di marzo.

Come detto, viene poi definitiva la nuova pianta organica dei magistrati contabili, con la riduzione del numero delle figure apicali o subapicali: col nuovo organico si passa da 104 posizioni di presidente di sezione o superiori a 81, con una riduzione del 22 per cento rispetto alla situazione attuale, del tutto anomala se paragonata alle altre magistrature. È una delle novità più rilevanti del decreto e che contribuisce a spiegare l’agitazione manifestata dall’Associazione magistrati della Corte dei conti (praticamente l’Anm dei giudici contabili), che – spalleggiata dal Pd – è tornata a parlare di riforma che "rischia di minare l’indipendenza e l’autonomia della magistratura contabile".

Lo scorso febbraio, infatti, il Consiglio di presidenza della Corte dei conti ha deliberato la promozione a presidente di sezione di dieci magistrati (peraltro nonostante fosse stato indetto un interpello per coprire nove posti). Da allora il governo ha congelato queste dieci promozioni, ritenendo inopportuna la decisione del Consiglio di presidenza della Corte dei conti: la riforma Foti, infatti, era già entrata in vigore e delegava l’esecutivo ad adottare i decreti attuativi per la riorganizzazione della magistratura contabile ispirandosi al principio di contenimento del numero delle figure apicali o subapicali.

Insomma è come se, prima della stretta annunciata, i vertici della magistratura contabile si siano affrettati a sfornare l’ultima ondata di promozioni. Un tentativo bloccato da Palazzo Chigi. Dietro la riforma della Corte dei conti si cela anche un gioco di potere sotterraneo, ma di grande rilievo.

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