Gianfranco Fini: "Meloni ha fatto bene a proporre le preferenze. Il voto ora? Non sta né in cielo né in terra"
"Meloni ha fatto bene a proporre le preferenze. Ma non si chiede ai tacchini di anticipare il Natale…". Lo scandisce al Foglio Gianfranco Fini. L'ex presidente della Camera si trova in vacanza, "al mare", ma ha seguito attentamente il dibattito a Montecitorio sulla legge elettorale. La maggioranza di centrodestra si è spaccata ed è andata sotto sull'emendamento di Fratelli d'Italia che mirava a introdurre le preferenze. "La premier non ha fatto bene, ha fatto benissimo" ad avanzare quella proposta. Ma, spiega: "Nell'attuale Parlamento con le liste bloccate, se fossero introdotte le preferenze, buona parte di coloro che stanno su quelli scranni avrebbero non il timore, ma la certezza di rimanere a casa".
Il testo non è passato per un voto, i franchi tiratori sono stati una trentina. "Non mi interessa sapere chi sono i parlamentari che hanno votato contro. Il fenomeno è semplice". Si spieghi. "È un Parlamento in cui i deputati sono nominati e chi è nominato ha il timore di essere scelto, di andare a cercarsi il voto tra gli indecisi, tra i simpatizzanti". Per questa ragione, continua Fini, "basta essere garantiti. Posto numero uno, numero due, numero tre… e via così". Detto ciò, l'ex presidente di Alleanza Nazionale ribadisce il suo giudizio positivo sull'operazione della premier Meloni: "Se si vuole dare un minimo di credibilità alle istituzioni e si propone addirittura, come ha fatto il governo, di eleggere direttamente il premier, diventa difficile non introdurre anche l'elezione diretta dei parlamentari".
Meloni ieri ha parlato di palude. "E io infatti ora mi trovo in mezzo al mare…". Nella palude non si governa. Bisogna andare alle urne? "Se glielo avessi voluto dire glielo avrei già detto", scherza Fini. Il colpo politico però c'è stato: "Infatti, è successo tutto quello che si legge sui giornali. Il governo è andato sotto e l'opposizione strilla, chiedendo di andare al voto". Sono loro i primi ad aver gridato "elezioni, elezioni". "Ma non sta né in cielo né in terra – dice l'ex presidente della Camera – ieri è stato respinto un emendamento, non una parte del testo presentata dal Consiglio dei ministri".
Hanno giocato bene? "Hanno giocato in modo spregiudicato, infischiandosene allegramente del rapporto che c'è tra le Assemblee e gli elettori, quindi al di là del merito. Come per il referendum". "Tutto questo non mi meraviglia", spiega ancora Fini. "In trent'anni ne ho viste davvero tante. Sa quante volte è successo a un governo di andare sotto in Parlamento? Non è stata la prima volta". Cosa succederà ora? "Ora la legge verrà approvata alla Camera e poi al Senato, questo". Tutto qui? "Tutto qui. Al netto di altre sorprese che a questo punto...". I colpi di scena per chi racconta sono molto graditi. "No, basta registrare i fatti e non bisogna fare i tifosi. Il punto che voglio rimarcare è uno: è stato giusto provare a inserire il voto ai candidati, quindi mettere le preferenze". Ora la palla passa al Senato e sarà interessante osservare se l'emendamento che vuole introdurre il meccanismo della scelta diretta dei parlamentari sarà presentato di nuovo lì, nell'Aula dove il voto segreto, per regolamento, non è previsto.
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