GINO CECCHETTIN e la sociologa BARBARA POGGIO ospiti a CHE TEMPO CHE FA: “Lavoreremo su due progetti, uno teatrale rivolto ai ragazzi delle scuole superiori e un altro a supporto delle vittime di violenza”

24 Maggio 2026 - 22:13
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“Oggi vorrei parlare di due progetti della Fondazione: uno sul lato educativo, che avrà il suo culmine con il prossimo anno scolastico, è un progetto di teatralità, fatto con il patrocinio anche della Regione Veneto. Lavoreremo su un progetto teatrale rivolto ai ragazzi delle scuole superiori, quindi creato apposta per spiegare che cos’è la violenza di genere, come si diffonde, quali sono i segnali che possono arrivare e i ragazzi non riescono a percepire. È proprio un laboratorio, una messa in scena dove ci saranno anche momenti di condivisione, dove si raccontano le esperienze, sicuramente molto forte da un certo punto di vista, ma che coinvolgerà molto gli studenti. E prevediamo almeno uno spettacolo sia con gli studenti che con la cittadinanza per ogni provincia del Veneto. L’altro progetto è a supporto delle vittime di violenza dopo che sono state assistite dai centri antiviolenza e quindi di inserimento lavorativo. Questo perché è importante dare supporto fin da subito ma poi c’è un dopo. Perché la vita continua, per fortuna, e ci deve essere un reinserimento lavorativo. Grazie ad aziende che riescono in qualche modo a terziarizzare alcuni degli aspetti dell’azienda, le donne hanno un posto sicuro dove lavorare da remoto, ci sono alcune funzioni che lo permettono. Questo è un progetto che deve essere finanziato. Assieme al Centro Antiviolenza e ad una cooperativa locale riusciamo a generare questo”, così Gino Cecchettin ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa.

Barbara Poggio sulla violenza di genere come fatto strutturale e culturale: “Certamente ci sono episodi, anche molto gravi, che sono quelli di cui parlano i giornali, ma è una punta di iceberg e si pongono all’estremo di un insieme di comportamenti, di modelli di ruolo, di squilibri, di stereotipi che sono presenti all’interno della società  e che costituiscono un po’ il terreno su cui  poi anche le situazioni più estreme crescono e scoppiano”.

Gino Cecchettin sul supporto che la Fondazione offre alle scuole: “Su diversi livelli abbiamo un corso che è partito per la formazione di insegnanti e poi corsi diretti agli allievi, dalla scuola secondaria di primo grado e di secondo grado. Quindi ci sono dei programmi sviluppati, ovviamente da professionisti, che prevedono l’educazione sesso-affettiva a seconda del grado scolastico. Il percorso ovviamente deve essere deciso in base alla buona volontà del dirigente e dei professori, perché non è ancora un percorso strutturato. Sta alla buona volontà dei dirigenti e anche quando lo vogliono fare è comunque sporadico, incide per un mese –  qualche lezione –  e non dà continuità”.

Barbara Poggio sulla percezione dei ragazzi sul rapporto tra i sessi: “…Non sempre ne sono consapevoli e oggi ci sono anche nuove forme di violenza che emergono, che sono quelle legate al digitale, in cui i giovani, i ragazzi e le  ragazze, soprattutto i ragazzi, sono a volte molto immersi e non riescono a vederlo come un problema, lo vedono come una dimensione normale. È difficile distinguere l’online dall’offline ormai, cioè quello che si vede sull’online spesso magari è anche una ripresa di ciò che succede nell’offline. È difficile per i ragazzi più giovani nati all’interno di questo contesto distinguere ciò che è dentro e ciò che è fuori”.

Gino Cecchettin sull’assuefazione alla violenza: “Questo è l’aspetto che mi fa più male, quando sento alcune notizie. E chi dovrebbe, in qualche modo, dare regole e quantomeno abbassare i toni, se non altro nel linguaggio, è invece il primo a fomentare un livello di violenza tollerata più basso di quello che c’è sempre stata. (….) Nel momento in cui invece noi andiamo nella direzione opposta. Dovremmo iniziare a provare a risolvere i problemi nel modo più pacato possibile, anche se c’è stato fatto del dolore. Provare a risolverli in modo ragionato. L’essere umano è capace di questo, non capisco il perché di questa deriva violenta che non porterà sicuramente nulla di positivo”.

Barbara Poggio sul consenso delle famiglie all’educazione affettiva nelle scuole: “La quota di violenza nelle famiglie è altissima, va dal 70 all’80%. È chiaro che se le famiglie hanno le competenze e le capacità è una bellissima cosa che parlino coi ragazzi e con le ragazze, coi bambini e con le bambine, ma il problema sono le famiglie più critiche, dove la violenza si pratica e a cui non possiamo chiedere di affrontare questi temi. E poi c’è l’altro aspetto che dicevamo, che è quello della violenza digitale. Le famiglie spesso non hanno gli strumenti per capire quello che sta succedendo”.

Gino Cecchettin sulle reazioni dei ragazzi a scuola: “All’inizio c’è un po’ di timidezza, ma poi si apre il vaso di Pandora, iniziano a fare tantissime domande. La domanda che fanno più spesso è: “Come faccio a capire quando sono in presenza di violenza?”, “Come faccio a capire se una relazione è disfunzionale?”. E poi mi viene in mente una domanda che ha fatto una ragazza di terza media: “L’amore ti fa fare cose strane. Come faccio io a capire quando sto facendo cose strane e quando no?”. Ecco, di fronte alle domande di questi ragazzi noi abbiamo il dovere di dare delle risposte. E loro ce lo chiedono, ci chiedono di essere ascoltati. Io dico sempre: provate a mappare quello che è il perimetro della vostra libertà. “Chi sono io?” Scrivete in un foglio chi siete, cosa volete fare, come volete vestirvi, quali sono i vostri desideri. Se qualcuno prova a togliere da quell’insieme, che è la vostra carta d’identità, quello non è amore. Se qualcuno invece aggiunge esperienze, aggiunge passioni, ecco, allora forse è vero amore, perché amore è dare, non è togliere”.

Barbara Poggio sull’amore come forma di possesso e prevaricazione: “È una visione che è ancora molto presente nella società in generale, ma anche nella musica, nelle canzoni, nei messaggi che spesso passano.”

Gino Cecchettin sulla trasformazione in atto: “Proprio nelle nuove generazioni si sono suddivisi un po’ in maniera dicotomica, ci sono ancora i ragazzi che seguono il modello del maschio alfa, ma ci sono tantissimi ragazzi che hanno capito che quel modello fa male soprattutto a loro e chiedono, però, quale sia un modello alternativo. Noi diciamo: cercate di essere semplicemente voi stessi!  però prima di essere voi stessi dovete conoscervi e non aver paura di far vedere chi siete, come state, non dovete avere paura di esprimere emozioni. Ecco, questa è una cosa che è fondamentale per capire in quale strada andare”.

Barbara Poggio sui modelli di maschilità: “Lo è per esempio il controllo del cellulare, la geolocalizzazione. Sono abitudini abbastanza diffuse, lo dicono molte ricerche ormai. In una giovane coppia c’è o uno o l’altro che controlla l’utilizzo, gli amici, le uscite, dove sta, e questo è un chiarissimo esempio insomma di questa deriva e di questo problema”.

Gino Cecchettin su un possibile segnale d’allarme: “L’aveva detto Giulia in quei 15 motivi per lasciare Filippo: quando la libertà nostra viene in qualche modo minata. Ma noi dobbiamo essere consci di questo e spesso purtroppo barattiamo una parte di libertà per un amore effimero o anche un piccolo momento di attenzione. Però dovremmo proprio avere cura del nostro perimetro di vita, se qualcuno prevarica quel nostro perimetro senza la nostra autorizzazione, ecco, in quel caso lì bisogna già alzare la bandiera d’allarme”.

Barbara Poggio sull’inizio del cambiamento: “Bisogna partire dall’educazione in tutti i contesti. Sicuramente la scuola è la mia maestra, perché dalla scuola passano tutti e ovviamente le persone che sono dentro la scuola, quindi gli insegnanti. Per questo uno dei progetti di punta per noi è proprio quello di fare formazione con gli insegnanti nei primi gradi anche dei percorsi scolastici, quindi scuole d’infanzia e primarie”.

Gino Cecchettin sull’uscita del film “Se domani non torno”: “Sì confermo che uscirà il 5 novembre di quest’anno. Non l’ho seguito in tutte le fasi però, come per il libro, noi siamo qui per dare un messaggio e penso che il film sia un modo per arrivare a più persone, perché noi vogliamo una società diversa. Penso che il film sia una pietra miliare in questo percorso”.

Il messaggio di Gino Cecchettin: “Io vorrei dare un messaggio a tutte le persone che hanno vissuto un lutto, perché mi sento vicino a loro e vorrei dare un messaggio incoraggiante, perché noi abbiamo un dono tra le mani che è la vita e vorrei dire loro che la vita ha sempre senso di essere vissuta, anche se vedono in questo momento un muro nero di fronte a loro. Che lo facciano per le persone che mancano, anzi che vivano per loro se proprio non riescono in questo momento a vedere un fine. Credendoci poi il percorso inizierà ad illuminarsi e faranno contenti anche le persone che in questo momento a loro mancano”.

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