Giorgetti: “Il Safe è come il Pnrr, cari onorevoli, pensateci bene”

04 Agosto 2026 - 07:40
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Il pensiero di Giorgetti, di Giorgetti il pratico, è semplice: “Il Safe è come il Pnrr, ha vincoli burocratici, seri. Ricordate, è un prestito. La decisione è politica, lo volete? Fate attenzione. Lo volete?”. Giorgetti avverte e rimette la decisione nelle mani del Parlamento. La decisione non è sua. E’ l’ultimo appuntamento, il più importante, prima della chiusura estiva, e il ministro dell’Economia si presenterà alle Camere agitando la lanterna della verità. La sua informativa in realtà è sulla Nec, la clausola di salvaguardia su Energia e Difesa, il suo discorso sullo scostamento di Bilancio che l’applicazione di questa misura comporta, sarà ancora una volta l’appello a non immaginare omini di burro che portano l’Italia al paese dei balocchi. Il rischio è che passi l’idea di fare ulteriore debito, di guastare i conti.

L’informativa prevede la discussione e un voto sulle risoluzioni. Anche se la discussione su Safe non rientra nella Nec (ricordiamo che è una richiesta di prestito alla Ue) potrebbe accadere che nell’eventuale replica, Giorgetti sia chiamato a rispondere anche su questi impegni aggiuntivi per la Difesa. Giorgetti dovrebbe ricalcare quella che il ministro ha già dato a Benedetto Della Vedova, durante l’ultimo Question Time. Giorgetti ha ricordato allora che sul Safe “13 stati lo hanno sottoscritto e sicuramente ci sono aspetti positivi che fanno riferimento al periodo di preammortamento”. A favore di questo strumento non c’è solo il tasso ma l’idea: progetti di difesa comuni e coordinati fra paesi. Attenzione, però. Nella risposta a Della Vedova, Giorgetti aggiungeva: “Ciò non significa che l’utilizzo di Safe sia solo un beneficio”. A preoccupare il ministro c’è “l’appesantimento burocratico” e la necessità di “condividere strategie” con altri partner europei”. E’ lo spauracchio del Pnnr, quella macchina complessa che ha costretto Meloni e Fitto, con successo, a rinegoziare in Europa, rivedere il piano. Il Safe non significa padroni a casa nostra, ma integrazione europea, regole.

Tajani ha parlato di fondi prenotati, ha pasticciato sui numeri annunciato che prenderemo 6-7-8 miliardi. La lettera che Giorgetti ha mandato alla Ue, quella oggi nota, non è l’ultima. Ce ne sono altre. Esiste uno scambio dove la Commissione ha chiesto esplicitamente all’Italia: quante risorse chiedete? Quante? L’Italia ha prenotato 15 miliardi. Ma a oggi non ne ha attivato nemmeno uno. A pesare invece sulla Nec ci sarà ovviamente l’eventuale uscita dell’Italia dalla procedura d’infrazione. L’uscita cambia le condizioni e le conseguenze. Quanti fondi usare nel 2027 e nel 2028 dipenderà anche da questo dato. Quello che pensa Giorgetti è che l’Italia ha “memoria corta”, che è refrattaria alla burocrazia e che lo scostamento come il Safe siano esami di responsabilità in tempi vannacciani. Cari colleghi, cari onorevoli, decidete.

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