Girardo: «Media insieme per proporre una informazione che sia relazione»

Maggio 18, 2026 - 16:34
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Girardo: «Media insieme per proporre una informazione che sia relazione»
Marco GirardoMarco Girardo

«Proporre una comunicazione generativa, che coltiva relazioni, in un mondo nel quale spesso ciò che viene diffuso è senza sostanza, senza un approfondimento serio». Per il direttore Vincenzo Morgante è questo l’impegno di Tv2000 per rendere concreta l’indicazione di papa Leone XIV a «Custodire voci e volti umani», il titolo al messaggio per la LX Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali (17 maggio).

Nel contesto della XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino, il direttore di Tv2000 ha dialogato con il direttore del quotidiano Avvenire Marco Girardo, che ha rilevato che «lo stand dei media della Cei e di Uelci è sistemato nel cuore di una manifestazione che celebra la bellezza della comunicazione vissuta con il corpo, con l’incontro; una comunicazione scritta, raccontata, umana». 

«Il logo di questo stand è una costellazione – ha aggiunto il direttore di Avvenire -. L’approccio che cerchiamo di avere è renderci in qualche modo non una singola luce, ma una tra le tante stelle di una costellazione fatta, nel nostro caso di diversi media: c’è il giornale, c’è la televisione, c’è la piattaforma, c’è l’agenzia di stampa, ci sono gli editori cattolici, ci sono le rivista verticali e quelle dedicate ai bambini». 

Rendere umana la comunicazione

Una costellazione di voci che cerca di vivere l’informazione come relazione, continua Girardo, secondo cui «se si riesce a fare relazione tra diversi media, quali noi siamo, si riesce a essere più credibili nel proporre un tipo di informazione e di comunicazione che sia relazione, basato sull’incontro con le persone, che vanno raccontate e servite con un’informazione autorevole, seria, fatta bene; persone in qualche modo da coltivare attraverso la capacità di rispondere alle domande di senso, che i nostri media possono dare». 

«Avvenire cerca di essere, in questo, un giocatore che sta in mezzo al campo e che cerca di far giocare anche tutti gli altri insieme», conclude il direttore: «Nella Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, in cui il messaggio è torniamo a rendere umana l’informazione e la comunicazione, mi sembra un bel modo per esserci»

Morgante sottolinea inoltre come, nel regno della stampa ci sono diversi momenti, proposti anche dai media della Conferenza episcopale italiana, che consentono l’incontro con autori, con personaggi del mondo della letteratura, della società civile per offrire la possibilità di una comunicazione che sia qualcosa di diverso e che ci riabitui ad ascoltare le parole, a farne tesoro come strumenti per meditare. 

In un tempo in cui le nuove tecnologie hanno una maggiore pervasività nella vita delle persone, e a volte incutono timore, per il direttore di Tv2000 «bisogna innanzitutto conoscerle bene; gli strumenti che ci vengono offerti sono spesso l’espressione più alta della velocità, della superficialità, del consumo immediato. Ma sappiamo che possono essere anche strumenti che ci consentono di raggiungere un pubblico, soprattutto quello giovanile, che con gli strumenti tradizionali – carta stampata e televisione – non riusciamo a raggiungere». 

Riconoscere gli strumenti comunicativi di domani

Fondamentale, dunque, è «la conoscenza degli strumenti e la capacità di utilizzarli fornendo contenuti in qualche modo alternativi, che siano generativi di uno stile diverso, di una modalità diversa, di una approccio diverso». Per Morgante, «i podcast, che stanno sempre più dilagando, penso siano uno strumento che va in questa direzione: ti dovrebbero riabituare a fermarti, ad ascoltare e ad affidarti». Da qui la necessità della fiducia: «Sappiamo che dobbiamo conquistare la fiducia di chi ti si avvicina. E mantenerla».

Anche per questo «la comunicazione è come uno strumento di cura verso le persone che non sono semplici lettori o telespettatori. Custodire voci e volti umani – conclude il direttore di Tv2000 – ci richiama al fatto che al centro del nostro impegno ci devono le persone fisiche, che non sono numeri o indici di share; uomini e donne, con loro fatiche e con le loro bellezze, con la loro voglia di camminare e con i loro inciampi. Quando comunichiamo, dobbiamo pensare che dietro c’è  questo mondo così differenziato. E quindi dobbiamo avere una responsabilità forte e autentica»

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