Gli asini selvatici asiatici sono ritornati in Mongolia orientale dopo 65 anni

Maggio 04, 2026 - 10:54
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Gli asini selvatici asiatici sono ritornati in Mongolia orientale dopo 65 anni

Il khulan (Equus hemionus), l'asino selvatico asiatico, è tornato nella Mongolia orientale e sta mostrando chiari segni di ricostituzione della popolazione dopo oltre 65 anni di assenza dalla regione. A certificarlo scientificamente è lo studio “Crossing the line: evidence of khulan recolonization east of the Trans-Mongolian Railway” pubblicato su Orys da un team internazionale di ricercatori guidato da Bayarbaatar Buuveibaatar del Mongolia Program della Wildlife Conservation Society (WCS).
Alla WCS confermano: «I risultati dimostrano che i khulan sono ora regolarmente presenti in molteplici gruppi a est della Ferrovia Transmongola (TMR). Per decenni, le recinzioni lungo la ferrovia hanno limitato gli spostamenti dei khulan e di altre specie migratorie. I recenti sforzi per creare punti di attraversamento sicuri stanno ora consentendo agli animali di muoversi più liberamente attraverso questa barriera. Mantenere la connettività in questo territorio è fondamentale per il khulan, consentendogli di spostarsi tra le aree di pascolo stagionali e le fonti d'acqua in un ambiente arido e altamente variabile, e supportando così il funzionamento e la resilienza dell'ecosistema steppico della Mongolia».
Il deserto del Gobi mongolo ospita la più grande popolazione mondiale di khulan, con circa 91.000 esemplari, oltre l'84% del totale globale. Ma questa specie è costantemente minacciata dalla frammentazione dell'habitat, dalla competizione con il bestiame domestico, dalla caccia di frodo e dai cambiamenti climatici. Essendo uno dei mammiferi terrestri con la più ampia distribuzione geografica, per sopravvivere nel clima variabile della Mongolia il khulan ha bisogno di habitat estesi e interconnessi.
La collaborazione tra WCS e i partner governativi mongoli ha permesso di affrontare questa sfida con diversi interventi mirati, tra i quali la sperimentazione di tratti temporanei non recintati lungo la ferrovia e la designazione formale, nel maggio 2025, di una zona di "passaggio sicuro" monitorata vicino al confine tra Cina e Mongolia, mantenuta libera da recinzioni.
La WCS spiega che «In collaborazione con il Ministero dell'Ambiente e dei Cambiamenti Climatici della Mongolia, i governi provinciali e distrettuali e le autorità di protezione delle frontiere, WCS ha promosso la connettività della fauna selvatica e la ricolonizzazione del khulan nella Mongolia orientale grazie al fondamentale supporto di diversi partner chiave. Ringraziamo la Fondazione Segre, che ha finanziato il passaggio sicuro e la connettività territoriale lungo la Ferrovia Transmongola. Riconosciamo inoltre il contributo di Sustainability East Asia e Oyu Tolgoi LLC, il cui supporto a lungo termine ha sostenuto anni di ricerca, monitoraggio e conservazione del khulan. Riconosciamo infine l'impegno costante delle agenzie provinciali, delle comunità locali e dei partner che contribuiscono al monitoraggio e alla conservazione del khulan in tutta la Mongolia».
Gli autori dello studio evidenziano che «Nel complesso, queste misure sembrano favorire l'attraversamento della ferrovia da parte dei khulan, anche durante l'inverno. Il monitoraggio ha dimostrato che si sono verificati attraversamenti negli ultimi anni e successivi studi hanno registrato centinaia di khulan sul lato orientale. Questo suggerisce che i khulan non solo transitano, ma stanno anche iniziando a ristabilirsi nella regione».
Bayarbaatar, scienziato senior del WCS, sottolinea che «Documentare il superamento di questa barriera di lunga data da parte del khulan e il suo progressivo ricolonizzare il suo areale originario rappresenta una straordinaria svolta nella conservazione. Dimostra che ripristinare la connettività in territori frammentati può favorire il recupero delle popolazioni di specie con un ampio areale»."
Justine Shanti Alexander, direttrice di WCS Mongolia, aggiunge: «Il ritorno del khulan nella Mongolia orientale è il risultato di anni di collaborazione con le autorità provinciali, le agenzie di protezione delle frontiere e i gestori delle ferrovie, nonché di accurati test di aperture temporanee nelle recinzioni che hanno dimostrato come la fauna selvatica potesse attraversarle in sicurezza senza aumentare le collisioni con i treni»,
Intanto, peri garantire la sicurezza dell'habitat a lungo termine e favorire la ricolonizzazione da parte dei khulan si sta preparando l’istituzione di una nuova area protetta locale a est della ferrovia e Jonathan Slaght, direttore WCS Temperate Asia Regional, conclude: «Affrontare la frammentazione causata dalla ferrovia non solo favorirà il recupero del khulan, ma rafforzerà anche la resilienza di altre specie migratorie che subiscono crescenti pressioni dovute allo sviluppo delle infrastrutture e ai cambiamenti climatici».

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